2 maggio 2015 ore: 11:20
Giustizia

Carcere. La denuncia di Articolo 27: "Smantellato il teatro-università di Rebibbia"

Trasferiti i detenuti attori della compagnia che aveva ispirato "Cesare deve morire". Marroni: "Scelta sbagliata, che rischia di scrivere la parola fine ad una grande esperienza umana ed artistica. Trasferiti anche detenuti iscritti all'università"
Teatro generica

Roma - "Nonostante le rassicurazioni del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria un ulteriore colpo arriva a quel sistema di attività ricreative e trattamentali che aveva fatto dell'alta sicurezza di Rebibbia nuovo complesso un esempio per le carceri di tutta Italia. Nelle ultime ore, infatti, è stata diffusa la notizia del trasferimento ad Asti, "per motivi di sfollamento", di un altro detenuto storico della sezione: Antonio Giannone, presidente del circolo interno Arci Uisp, attore e studente universitario. La notizia è stata confermata da Angiolo Marroni, già Garante dei detenuti del Lazio, oggi presidente della neonata associazione onlus Articolo 27, dedicata alla tutela dei diritti delle persone sottoposte a limitazioni della liberta' personale". Lo denuncia Articolo 27.

Poi: "Nelle scorse settimane Marroni aveva denunciato lo sfollamento di 5 detenuti storici dell'alta sicurezza di Rebibbia fra i quali il capocomico della compagnia teatrale Liberi artisti associati, Antonio Frasca (trasferito a Parma, dove è tutt'ora recluso). L'esperienza della compagnia aveva ispirato il film "Cesare deve morire" dei fratelli Taviani, vincitore 3 anni fa dell'Orso d'oro al festival di Berlino, con i detenuti chiamati ad interpretare se stessi".

Angiolo Marroni dice: "Un mese fa avevo denunciato quella che reputavo fosse una scelta sbagliata, che rischiava di scrivere la parola fine ad una grade esperienza umana ed artistica. Peraltro, sono stati trasferiti anche detenuti iscritti all'università. Una decisione poco comprensibile, visto che il ministero ha indicato l'alta sicurezza di Rebibbia come riferimento nazionale per i detenuti che intendono frequentare corsi universitari. L'intervento ufficiale dei vertici del Dap sembrava aver scongiurato questa minaccia, ma la mancata revoca dei trasferimenti gia' decisi e oggi lo sfollamento del presidente del circolo Arci ripropongono da capo la questione".

Marroni contesta la logica dei trasferimenti: "Non sono contrario agli sfollamenti, purché fatti con raziocinio e nel rispetto dei diritti dei reclusi. Nel caso di specie, con il generico riferimento ad operazioni di messa in sicurezza si giustifica un'operazione senza fondamento che, di fatto, scrive la parola fine ad un'esperienza trattamentale coraggiosa e ricca di risultati. Il nodo non e' solo spostare per motivi burocratici detenuti da una parte all'altra d'Italia per far quadrare i conti rispetto ai dettami di Strasburgo. Questi trasferimenti decapitano un sistema che funziona e vanno a punire persone detenute da tempo a Rebibbia nuovo complesso, che avevano fatto del teatro e dell'universita' una ragione di riscatto personale e sociale".

(DIRE)

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