19 aprile 2016 ore: 13:49
Giustizia

Carcere, Lorenzin: "Il 53% dei detenuti a rischio suicidio, puntare sulla prevenzione"

Il ministro interviene agli Stati generali sull'esecuzione penale: "La telemedicina è la vera risposta per il futuro della salute carceraria perché si potranno risolvere molte questioni in tempo reale e fornire il massimo dell’assistenza ai pazienti"
Davide Monteleone/Contrasto Carcere: sedia vuota dietro grata

Foto di Davide Monteleone

ROMA – Lavoro e salute in primo piano nella seconda giornata della cerimonia conclusiva degli Stati generali sull’esecuzione penale: il complesso percorso promosso dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, per restituire dignità al carcere intervenendo su tutto il delicato sistema di esecuzione della pena. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin è arrivata all’auditorium del carcere di Rebibbia in tarda mattinata. Il suo dicastero è stato chiamato in causa ripetutamente dai diversi Tavoli di lavoro chiamati a rilevare criticità e proporre soluzioni per migliorare il sistema detentivo.

“Non siamo all’anno zero – ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin - ma in una fase in cui sono stati apportati fattori positivi per lo screening e le patologie principali che riguardano la salute carceraria. In questo campo c’è molto da fare e ci sono molti margini di miglioramento. Così come la salute fuori dalle carceri presenta luoghi con eccellenze e non, anche per la popolazione carceraria la situazione non cambia. Ma essendo una popolazione istituzionalizzata e più facile da controllare: monitorare di fatto è più semplice. Abbiamo due dicasteri che devono interagire ma un grande aiuto ce lo dà la tecnologia: la telemedicina è la vera risposta per il futuro della salute carceraria perché si potranno risolvere molte questioni in tempo reale e fornire il massimo dell’assistenza ai pazienti". 

"Il 10 aprile 2015 - ha proseguito Lorenzin - è stato presentato il rapporto sulla salute penitenziaria: è emersa una popolazione di 15.751 soggetti, per il 94,2% uomini, età media 39 età, per il 30% stranieri. Per quanto riguarda le patologie registriamo patologie mentali, depressioni, neuropsichiatrie conclamate, alcune delle quali peggiorano dopo l’ingresso in carcere e altre preesistenti. Le donne e gli italiani sono i soggetti più colpiti, mentre gli stranieri soffrono più di patologie preesistenti. Su questa popolazione – ha sottolineato  Lorenzin – c’è da fare un grosso lavoro. Come per la prevenzione del rischio suicidi, che riguarda il 53% dei detenuti. In questo ambito apriremo una fase di prevenzione molto forte perché maggio e ottobre sono i mesi più difficili. Bisogna adottare  misure ad hoc. Ci deve essere una presa in carico della persona mirata, circoscritta e formata. Abbiamo stanziato 450 mila euro per uno screening mirato sulla popolazione carceraria. Accompagnando queste misure ad altre miglioreremo la qualità della vita della popolazione detenuta e offriremo possibilità maggiori per la vita fuori dal carcere”. (Teresa Valiani)

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