3 ottobre 2018 ore: 17:02
Giustizia

Carcere, nasce un linguaggio comune europeo tra gli operatori

Si è svolto a Bologna l'evento conclusivo di “Educate”, progetto che mira a sviluppare conoscenze, competenze e pratiche degli educatori attivi nei luoghi di reclusione di 5 Paesi (Spagna, Portogallo, Romania, Grecia e Italia) per formazione e reinserimento sociale

BOLOGNA – Supportare gli educatori che operano in carcere e in strutture per misure alternative alla detenzione nello sviluppo delle proprie conoscenze, competenze e pratiche e condividere esperienze, approcci e metodi di lavoro nel campo dell'educazione rivolta a persone private della libertà. Sono gli obiettivi di “Educate” (Educators for inclusive and effective reintegration of inmate), progetto attivato a novembre 2016 che coinvolge le realtà di 5 Paesi europei (Spagna, Portogallo, Romania, Grecia, Italia) che lavorano sulla promozione delle competenze trasversali di persone private della libertà, in particolare con problemi psichiatrici, migranti e minoranze, per il loro reinserimento nel mercato del lavoro e la creazione di una rete locale che renda il reinserimento più efficace e riduca il rischio di recidiva. Oggi a Bologna si è svolto l'evento conclusivo del progetto, “un'occasione di confronto tra le diverse esperienze dei penitenziari di 5 Paesi europei”, come ha precisato Marcello Marighelli, il Garante regionale per le persone private della libertà personale.

Le 5 realtà coinvolte sono L'Ovile (capofila del progetto per l'Italia), Carcere di Bistrita (Romania), You in Europe (Grecia), Asociación Noesso (Spagna), Associacao Sapana (Portogallo). “Il progetto è stato attivato 2 anni fa e si occupa della formazione degli educatori che lavorano con le persone private della libertà – ha spiegato Francesca Cavedoni dell'Ovile – L'obiettivo è quello di creare con gli altri 4 partner europei un linguaggio comune. Oggi presentiamo i risultati relativamente a 3 modelli: uno collegato alle competenze di chi lavora nel settore penale, sia dentro che fuori al carcere, un modello di reinserimento sociale ovvero come fare integrazione e reinserimento in maniera efficace, e un modello di inserimento lavorativo”. L'Ovile opera da 25 anni occupandosi di detenzione con progetti lavorativi all'interno del carcere di Reggio Emilia e nelle proprie strutture, “proponiamo attraverso l'accoglienza e l'inserimento lavorativo percorsi riabilitativi a persone in stato di bisogno”, ha spiegato Elena Frascaroli, responsabile ufficio progettazione della cooperativa sociale L'Ovile. (lp)

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