19 aprile 2016 ore: 15:36
Giustizia

Carcere, Orlando: "I tempi sono maturi per entrare nel vivo di una riforma"

Il ministro della Giustizia commenta gli Stati generali dell'esecuzione penale: "Se i detenuti fossero più impegnati a lavorare, fare delle cose, studiare probabilmente l’elemento della segregazione sarebbe meno centrale"
Carcere. Moglie e figlia fanno visita al detenuto

ROMA – Un anno di percorso, 7 mesi di lavori ai Tavoli, due giorni per sintetizzare criticità e proposte. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, artefice dell’ambiziosa rivoluzione chiamata Stati generali sull’esecuzione penale fa un bilancio, dettando tempi e modi del nuovo volto del carcere.

Cambiamento: i tempi sono maturi. "I tempi sono maturi per entrare nel vivo di una riforma. Si è acclarata in modo corale l’esigenza di un cambiamento profondo del modello di esecuzione della pena: più pene alternative e carcere organizzato in modo diverso. Un carcere isolato, un carcere che rompe i rapporti con l’esterno è un carcere che in qualche modo si colloca fuori dal contesto sociale, che deresponsabilizza, fa regredire le persone anziché aiutarle in un percorso di riabilitazione e di reinserimento: quindi è un carcere che non conviene alla collettività perché anziché garantire sicurezza rischia di generare recidiva che è un po’ il dato dal quale siamo partiti. Sono venute fuori molte indicazioni e soluzioni ma il primo punto fondamentale sul quale dobbiamo lavorare è il coinvolgimento e il rapporto con l’opinione pubblica che molto spesso è sottoposta a sollecitazioni: il carcere viene usato come strumento di propaganda e di paura. Noi dobbiamo spiegare che sì, il carcere è necessario, serve a realizzare sicurezza ma a patto che sia un carcere nel quale il tema non è solo segregare ma ricostruire un percorso che sia la condizione per una reintegrazione sociale. Conviene ai detenuti ma conviene soprattutto alla società perché abbiamo bisogno di carceri che siano strumenti contro il crimine non scuole di formazione per la criminalità pagata dai contribuenti".

Azioni concrete. "Un altro punto che è emerso con grande rilevanza nella discussione è questo: non bastano le norme, servono le prassi, servono i moduli organizzativi e serve anche un cambiamento di carattere culturale che credo sia iniziato proprio con questa discussione. Non ci illudiamo che tutto si risolva qui, c’è molto altro lavoro da fare. Bisogna riorganizzare il modo in cui vengono utilizzate le risorse: molte risorse sono impiegate sul fronte degli strumenti di segregazione mentre se la gente fosse più impegnata a lavorare, fare delle cose, studiare probabilmente l’elemento della segregazione sarebbe meno centrale. Per questo bisogna cambiare un po’ le figure professionali che girano intorno al carcere o almeno gli equilibri nei rapporti numerici tra questi, anche pensando a un ruolo diverso e a una evoluzione della polizia penitenziaria".

I tempi. "La delega vorremmo esercitarla all’indomani del voto del parlamento quindi mi auguro entro l’anno. Sul resto si tratta di fare alcuni primi passi subito: riunirò nei prossimi giorni i coordinatori dei 18 tavoli per individuare gli interventi che si possono realizzare immediatamente. Poi questo lavoro va consegnato al parlamento e anche ai governi che verranno".

Ministro, come cambia il ruolo dei direttori? Il concorso è fermo da più di 15 anni, i dirigenti che vanno in pensione non sono sostituiti, chi resta regge spesso più di un istituto con evidenti criticità. "Purtroppo scontiamo un generale blocco del turnover nella pubblica amministrazione però questo è sicuramente uno dei punti che dobbiamo affrontare. Il direttore ha un ruolo nevralgico, centrale. Attorno alla figura del direttore gira tutto questo universo che si deve tenere insieme attorno a un carcere quindi sicuramente questo è un punto che va affrontato anche con una valorizzazione e un riconoscimento di questa figura". (Teresa Valiani)

© Copyright Redattore Sociale