13 luglio 2017 ore: 18:15
Giustizia

Carcere. Sovraffollamento e bambini dietro le sbarre: la relazione della Garante di Bologna

Alla conclusione del mandato, la Garante comunale dei detenuti ha fatto il punto sugli istituti penitenziari della città. Dozza e Pratello affrontano, seppure in maniera diversa, gli stessi problemi: sovraffollamento e spazi inadeguati. Bilancio positivo per i primi 2 anni di Rems

BOLOGNA - ?A fronte di una capienza di 493 posti, al primo giugno erano 769 i detenuti nell’istituto penitenziario bolognese, di cui 694 uomini (313 italiani e 381 stranieri) e 75 donne (36 italiane e 39 straniere). L’occasione per fare il punto sulla situazione delle carceri del capoluogo emiliano è la relazione annuale (agosto 2016-luglio 2017) del Garante comunale per i diritti delle persone private della libertà personale, Elisabetta Laganà, presentata oggi in commissione comunale. Relazione annuale ma anche bilancio dell’attività di Laganà arrivata alla fine del suo mandato: dal 10 luglio è Antonio Ianniello il nuovo garante. “Numeri in crescita, come da trend nazionale – ha esordito Laganà –. In questi anni abbiamo lavorato moltissimo per favorire le misure alternative, come peraltro richiesto dalle modifiche al codice penale approvate lo scorso 14 giugno. Misure alternative che, se davvero fossero applicate correttamente, risolverebbero il problema del sovraffollamento. Certo poi bisogna fare i conti con i tagli e la riduzione delle risorse”. Intanto, i posti per la messa alla prova sono passati da 20 a 30, “un bel traguardo”.

Alessandro Fini, dirigente sanitario per la Dozza, ha tratteggiato la sua area di competenza: “Non possiamo parlare di riduzione di risorse, ma di personale sì. Stiamo facendo del nostro meglio per garantire continuità”. Al momento, sono seguiti oltre 200 detenuti tossicodipendenti e 90 con patologie psichiatriche, “ma stiamo lavorando anche per la presa in carico delle patologie croniche”.

Massimo Ziccone, dal 1991 direttore dell’area educativa del carcere, ha ricordato la collaborazione con il Comune che ha permesso di investire nella mediazione socio culturale (progetto avviato esattamente 20 anni: oggi i mediatori sono 4) e nel progetto per la gestione delle dimissioni dal carcere, affinché sia garantita una continuità tra la detenzione e il reinserimento nella comunità, portato avanti grazie a due operatrici – un’educatrice e un’assistente sociale – che, insieme con i mediatori, provano a rispondere alle problematiche che si palesano una volta fuori dal carcere. Ma ci sono anche tasti dolenti: “È azzerata la quota gestita dal Comune di tirocini finalizzati all’assunzione – riporta Ziccone –, e non ci sono risorse per le attività ricreative e sportive”. I tirocini formativi gestiti dal Comune fino all’anno scorso erano 6, ora sono scomparsi. Ne sono attivi una dozzina grazie al Fondo sociale europeo gestito dalla Regione. Le ragioni? La riorganizzazione delle Province che, dividendo le competenze, ha fatto sì che alcune non fossero riassegnate.

Un altro dato su cui la Garante ha posto l’accento è la presenza di bambini in carcere: oggi in Dozza sono 3. “Abbiamo fatto un grande lavoro per migliorare la condizione delle detenute donne, e di certo non è ammissibile che ci siano 3 bambini in carcere. Una strada che sicuramente si può percorrere è la creazione di una casa protetta per le mamme detenute, come a Roma è avvenuto con la Casa di Leda. Si può fare, e Bologna non può che optare per questa scelta”. Parlando di detenzione femminile, Claudia Clementi, direttrice della Dozza, ha ricordato la presenza di una nuova sezione di articolazione “Salute mentale” femminile, dedicata alle donne che per problemi mentali hanno un’imputabilità ridotta (gestita con l’Azienda Usl).

“La condizione di sovraffollamento della Dozza è condivisa anche dall’istituto minorile che a oggi ospita in media 28 ragazzi. Un numero inaccettabile – denuncia Laganà –. Per questo è importante sottolineare ancora una volta i limiti evidenti di quella struttura, inadatta a questo scopo”. A oggi sono ancora in corso i lavori di riqualificazione dell’area esterna che, ha assicurato Silvia Mei del Centro giustizia minorile competente per Emilia-Romagna e Marche, sarà conclusa entro l’estate: “Consegneremo uno spazio attrezzato sia da un punto di vista sportivo sia per le visite familiari”.

Vanno molto meglio le cose alla Rems di Bologna che, dopo un primo periodo di rodaggio, oggi lavora a pieno regime. A oggi sono presenti 14 persone, 11 uomini e 3 donne. “Il merito è degli operatori, perfettamente formati – spiega Laganà –. E siamo riusciti anche a fare entrare l’esterno, grazie a tante iniziative e progetti”. (Ambra Notari)

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