22 gennaio 2024 ore: 13:40
Giustizia

Carcere, terzo suicidio in una settimana a Poggioreale. Il detenuto sarebbe uscito fra un mese

Il Garante campano Ciambriello: "Tassi di suicidio nei penitenziari 20 volte maggiori della media nazionale. Intervenire sui programmi di trattamento e con progetti di volontariato e Terzo settore". Sappe: "Mancano psicologi". Osapp: "Stato incapace di garantire la vita di chi ha in custodia e quella del personale". Don Palmese: "Più aumenteranno occasioni di vita tanto più scomparirà il desiderio di morte"
Carcere, sbarre, ombra detenuto

"I suicidi in carcere hanno un tasso venti volte superiore alla media nel nostro Paese. Che cosa sta succedendo nelle nostre carceri? I detenuti che si suicidano non hanno un fine pena mai, come nel caso anche dell'ultimo detenuto di Poggioreale che sarebbe uscito da qui a un mese. Quindi sono detenuti con una fragilità che entrando in carcere tentano il suicidio o ci riescono, detenuti che si suicidano anche se a breve devono uscire. Allora la politica e le istituzioni ai vari livelli, cosa possono fare per intervenire? Sono tristi le percentuali dei suicidi a cui si aggiungono i tentati suicidi, sventati grazie al pronto intervento degli agenti di Polizia penitenziaria e dei compagni di cella. Tante anche le forme di autolesionismo". Così il Garante campano delle persone private della libertà personale Samuele Ciambriello per il quale "Il fenomeno non è facile affrontarlo, la complessità del suicidio rende necessario un lavoro di gruppo, perché è necessario agire sull'organizzazione delle carceri, sulle figure professionali che mancano, come quelle di ascolto che fanno da ponte tra l'interno e la famiglia, l'interno e la magistratura, l'interno e l'esterno della società civile".

"Bisogna intervenire - le parole del garante - sui programmi di trattamento nelle carceri. Molte volte i detenuti vivono un tempo vuoto, non svolgono attività trattamentali, di socialità o di lavoro. Bisogna intervenire anche con progetti che vedono coinvolti le esperienze di volontariato e del Terzo settore".

Sappe: "Mancano psicologi"

"Siamo costernati ed affranti: un detenuto che si toglie la vita in carcere è una sconfitta per lo Stato e per tutti noi che lavoriamo in prima linea. E se si tratta della terza persona che, dall'inizio dell'anno, si uccide in cella, allora il termine ecatombe non è un termine ad effetto ma la pura realtà". Così Tiziana Guacci, segretaria regionale per la Campania del Sindacato autonomo polizia penitenziaria-Sappe commentando il terzo suidicio avvenuto in una settimana nel carcere napoletano di Poggioreale. "L'uomo suicida - ancora Guacci - sembra che avesse alle spalle una situazione familiare complicata, ma non è dato sapere allo stato le reali ragioni dell'insano gesto. Certo è che avere un fine pena breve e decidere di uccidersi sconvolge tutti".

Gli ultimi tre suicidi sono per la segretaria regionale anche le conseguenze "di numerose criticità che il Sappe sta denunciando da tempo ai vertici regionali e anche dipartimentali". "Da anni - rimarca - denunciamo il grave sovraffollamento dei detenuti a Poggioreale dove, a fronte di una capienza regolamentare di 1.571 posti, oggi sono presenti 2.020 persone, delle quali circa la metà con posizione giuridica di definitivo. La situazione sembra essere peggiorata, poiché con la chiusura di alcuni Padiglioni per lavori di ristrutturazione solo una parte dei detenuti sono stati trasferiti mentre altri sono stati smistati presso altri Reparti comportando a carico del personale di polizia penitenziaria disordine e caos organizzativo. Altra parte dei detenuti sono stati trasferiti presso altre strutture penitenziarie campane, creando disordine e sovraffollamento come, ad esempio, ad Avellino, Salerno, Ariano, strutture già in una forte condizione di criticità gestionale e amministrativa. Da tempo denunciamo l'inidoneità della struttura antica di Poggioreale non è più rispondente a quelli che dovrebbero essere gli spazi adeguati a porre in essere programmi di trattamento e rieducazione. Ma la cosa più grave, denunciata da tempo dal Sappe, è la mancanza di psicologi e altre figure professionali".

Osapp: "Stato incapace di garantire la vita di chi ha in custodia e quella del personale"

"Anche il terzo suicidio a Poggioreale in queste prime settimane del nuovo anno, a cui aggiungere un omicidio, è un evento inevitabile secondo la tesi del Ministro alla Giustizia Nordio?". È l'interrogativo del vicesegretario generale Osapp Aldo Di Giacomo che annuncia la ripresa del tour attraverso le carceri italiane per riaccendere l'attenzione sull'emergenza del nostro sistema penitenziario e rilanciare la mobilitazione del personale.

"Salgono ad otto i suicidi in meno di un mese del nuovo anno, più 13 vittime "per altre cause", mentre - ricorda Di Giacomo - sono stati 69 nel 2023 e 84 nell'anno più nero in assoluto (2022). L'identikit del detenuto suicida si caratterizza per età (sempre più giovane), per problemi mentali e cresce il numero di stranieri. Ci aspettiamo anche questa volta il solito rituale di commozione e rammarico specie dei soliti ambienti di Governo e della politica e le solite parole sul carcere di Poggioreale il più difficile tra quelli italiani. Eppure - aggiunge - solo pochi giorni fa il sottosegretario Delmastro (con delega alla polizia penitenziaria) nella visita al carcere di Salerno aveva parlato di "segnali di luce in fondo al tunnel". Se sono questi i segnali che fanno il paio con le dichiarazioni del Ministro, che rispolvera la proposta di espellere i detenuti stranieri per risolvere il sovraffollamento, salvo a spiegare come e quando sarà possibile, non c'è alcuna speranza di vedere veramente la luce. L'emergenza ha superato il punto limite con lo Stato incapace di garantire la vita delle persone che ha in custodia e la vita del personale oggetto di quotidiane aggressioni".

I dati del 2023 per il vicesegretario generale Osapp, "sono agghiaccianti: oltre 1800 sono state le aggressioni dei detenuti ad appartenenti al Corpo con una media di 5 al giorno; di queste un terzo hanno prodotto prognosi di oltre 8 giorni ma in 150 casi sono state superiori ai 20 giorni. Sempre durante l'anno circa 12mila sono stati gli episodi di resistenza e ingiuria a pubblico ufficiale in carcere".

"Per i responsabili politici dell'Amministrazione Penitenziaria - ancora Di Giacomo - l'unico problema è trovare posti in più (7.500 per una spesa di 130/150 mln di euro) ai detenuti e dotare il personale di Polizia penitenziaria di strumenti come le maschere anti-gas, guanti e scudi come se invece di un lavoro di vigilanza-custodia per garantire la legalità si trattasse di prepararsi a fronteggiare una guerra di scontri quotidiani. È una situazione intollerabile come è inaccettabile ascoltare da Delmastro l'esaltazione di nuove assunzioni programmate che di fatto non coprono nemmeno i vuoti di organico prodotti da pensionamenti e pre pensionamenti. Chi rappresenta il Governo per la gestione del personale penitenziario abbia l'onestà morale - conclude - di ammettere il fallimento e si faccia da parte".

Don Palmese: "Più aumenteranno occasioni di vita tanto più scomparirà il desiderio di morte"

"In pochi giorni, all'interno della Casa circondariale di Poggioreale, sono già morte quattro persone, di cui tre sicuramente suicide. Credo che al di là delle analisi, che trovano in accordo tutte le realtà che agiscono nel mondo carcerario, dobbiamo adesso chiedere, prima di tutto alla politica, e alla comunità tutta, intesa come società civile, di farsi carico di ciò che sta accadendo, senza limitarsi a chiedere perché è accaduto, ma cosa si può fare perché non accada mai più. Per questo è auspicabile che aumentino sempre più quelle misure tipiche di un paese civile, che prevedono non solo il carcere come unica pena, ma la valorizzazione della persona e perciò della stessa detenzione, ma accanto a questo è necessario che figure professionali e gruppi specializzati entrino sempre più in empatia con la popolazione carceraria e con tutte le persone che operano nel carcere, affinché il dolore venga trasformato in speranza di un cambiamento non solo della propria condizione ma anche di una società che determini il desiderio di sentirsi accolti. Purtroppo in tanti detenuti c'è la consapevolezza che la pena non finisce mai fino a quando verranno indicati, etichettati e perciò respinti come ex carcerati. Quanto più aumenteranno le occasioni di vita tanto più scomparirà il desiderio di morte". Queste le parole di don Tonino Palmese, Garante dei diritti delle persone detenute e private della libertà personale del Comune di Napoli.(RS-DIRE)

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