14 marzo 2024 ore: 14:52
Giustizia

Carceri. Di Giacomo (Sindacato polizia penitenziaria): “La ‘strage di Stato’ deve finire”

Il segretario generale del S.PP: “dopo i tre suicidi avvenuti lo stesso giorno nel carcere di Pavia, di Secondigliano e Teramo siamo ormai ad una media di più di un suicidio ogni tre giorni, con un totale di 24 vittime in 70 giorni, mai così tanti negli ultimi venti anni, a cui aggiungere il suicidio di 3 agenti penitenziari che merita uguale attenzione e rispetto”
Carcere - mani di detenuto dietro le sbarre SITO NUOVO

“La ‘strage di Stato’ deve finire: dopo i tre suicidi avvenuti lo stesso giorno nel carcere di Pavia, di Secondigliano e Teramo siamo ormai ad una media di più di un suicidio ogni tre giorni, con un totale di 24 vittime in 70 giorni, mai così tanti negli ultimi venti anni, a cui aggiungere il suicidio di 3 agenti penitenziari che merita uguale attenzione e rispetto. Non possiamo più limitarci ad esprimere cordoglio e rabbia”. Lo afferma il segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo, annunciando forti iniziative anche eclatanti da parte del sindacato per “coprire il vuoto istituzionale che si continua a registrare al pari di quello dei politici che si limitano a visite sporadiche nelle carceri e a comunicati e dichiarazioni. C’è da interrogarsi seriamente innanzitutto sull’abbassamento dell’età dei suicidi che fanno scendere ulteriormente la media sinora over 40, con casi sempre più numerosi di detenuti sotto i 30 anni. Sono i soggetti più fragili come testimoniano le storie del rapper di Pavia e quelle di Secondigliano e Teramo che hanno più bisogno di assistenza specie psicologica e che ci ricordano che si poteva prevenirli. Tre storie che hanno in comune l’estrema fragilità che dimostra debolezza e la voglia di sfuggire ad una situazione non più sostenibile. Il detenuto di Teramo si è suicidato nel giorno del suo 20° compleanno, il trentatreenne di Secondigliano che aveva già cercato la sua libertà evadendo dal carcere di Poggioreale (l’unico in 100 anni), il rapper di Pavia che fingeva di essere duro e decidendo di farla finita ha dimostrato tutta la sua fragilità e debolezza. Tre storie di giovanissime vittime accomunate dall’assoluta assenza dello Stato il quale avrebbe dovuto garantire cure, rieducazione e rinserimento nella società, ma evidentemente è riuscito solo a garantire la morte”.

Per Di Giacomo, “le parole del ministro Nordio (‘i suicidi sono inevitabili’) sono la sintesi perfetta dell’incapacità di affrontare il problema delle carceri ma anche quella dell’Amministrazione Penitenziaria di trovare soluzioni. Lo scorso anno i suicidi sono stati 69 e nel 2022, 84 le persone che si sono tolte la vita all’interno di un istituto penitenziario italiano, un numero record da quando si registra il dato (dal 2000) che quest’anno supereremo se non ci saranno misure immediate. E per soluzioni immediate intendiamo non certamente i programmi di nuovi padiglioni e di riattamento di caserme in disuso che si sentono ripetere in queste circostanze. Ci vogliono i soldi e l’indicazione di tempi certi di lavori per adeguamento funzionale delle caserme che non sono certamente brevi; come siamo stanchi di ascoltare promesse di nuove assunzioni di personale penitenziario. Quelle programmate da quest’anno non bastano a coprire gli organici svuotati dai pensionamenti e da carenze di anni. Si ascoltino dunque le proposte del sindacato di polizia penitenziaria che quotidianamente si misura con l’emergenza suicidi, continuando a salvare numerose vite umane intervenendo in tempo quando è possibile e si metta mano alle poste di bilancio rimediando al taglio di spesa imposto all’Amministrazione Penitenziaria e al personale come primo segnale concreto di volontà di affrontare le numerose emergenze del carcere”.

“Altrimenti – conclude Di Giacomo – si abbia il coraggio di dare ragione al ministro Nordio quando ha parlato di suicidi come ‘questione irrisolvibile’ e ‘malattia da accertare’. Almeno noi non ci stiamo perché lo Stato ha la responsabilità delle persone che ha in custodia e la responsabilità di garantire condizioni di lavoro accettabili per i suoi servitori”.
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