21 dicembre 2014 ore: 12:45
Giustizia

Carceri, Sappe: “Fondamentale il ruolo cooperative sociali nei penitenziari"

Il segretario generale del sindacato autonomo Polizia penitenziaria, Donato Capece, interviene sulle recenti inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il mondo delle cooperative. "Moltissimi sono i detenuti che lavorano in carcere grazie alle Cooperative sociali, che non sono tutte da demonizzare"
carcere, chiave in primo piano

ROMA - "Le ombre emerse in alcune recenti inchieste giudiziarie non possono inficiare il fondamentale e quotidiano contributo svolto per rendere la pena in carcere più umana, soprattutto attraverso il lavoro dei detenuti. E i detenuti che lavorano vuol dire meno tensione, a tutto vantaggio anche dell’importante lavoro giornaliero della Polizia Penitenziaria”. E' quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo Polizia penitenziaria Sappe, in una nota diffusa oggi in cui il primo rappresentativo dei sindacati dei baschi azzurri. “Da tempo diciamo più misure alternative, con impiego in lavori di pubblica utilità, per i detenuti meno pericolosi e più lavoro in carcere - ha spiegato Capece -. Il detenuto che in carcere ozia non si rieduca, ma esce anzi ancora più incattivito di quando vi è entrato. Nonostante le statistiche dicano che il condannato che espia la pena in carcere ha un tasso di recidiva del 68,4 per cento contro il 19 per cento di chi ha fruito misure alternative e addirittura l’1 per cento di chi è inserito nel circuito produttivo. E moltissimi sono i detenuti che lavorano in carcere grazie alle Cooperative sociali, che non sono tutte da demonizzare. Se i detenuti lavorano, insomma, non stanno nell'ozio e in cella a far nulla, cala la tensione nei penitenziari”.

Per Capece, occorre una inversione di rotta sui modelli di detenzione nel nostro paese. “Noi che rappresentiamo le donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria impegnati 24 ore al giorno nella prima linea dei padiglioni e delle sezioni detentive delle oltre 200 carceri italiane  - aggiunge - siamo assolutamente d’accordo con i contenuti del noto messaggio che il Presidente della Repubblica ha inviato al Parlamento affinché si avvii nel nostro amato Paese una indispensabile e decisa inversione di tendenza sui modelli che caratterizzano la detenzione, modificando radicalmente le condizioni di vita dei ristretti e offrendo loro reali opportunità di recupero”. Un cambio di tendenza che deve riguardare anche la stessa polizia penitenziaria "garantendo ai poliziotti penitenziari più sicure e meno stressanti condizioni di lavoro - ha aggiunto Capece -, tenuto conto che le tensioni connesse al sovraffollamento determinano quotidianamente moltissimi eventi critici nelle carceri (atti di autolesionismo, tentati suicidi, risse, colluttazioni) che se non fosse per il nostro decisivo e risolutivo intervento avrebbero più gravi conseguenze. Negli ultimi vent’anni anni, dal 1992 al 2013, le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno salvato in Italia la vita ad oltre 18mila detenuti che hanno tentato il suicidio ed ai quasi 118mila che hanno posto in essere atti di autolesionismo, molti deturpandosi anche violentemente il proprio corpo”.

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