19 febbraio 2021 ore: 14:05
Salute

Caregiver, a Bologna un milione di euro per supporto, consulenza e orientamento

Orientamento e formazione, ma anche interventi di sollievo in caso di necessità, malattia, quarantena o ferie, supporto psicologico e consulenza relazionale: il Comune di Bologna, in collaborazione con le sigle sindacali, avvia un progetto a sostegno dei caregiver familiari
caregiver

BOLOGNA – Il caregiver familiare, secondo la definizione della legge della Regione Emilia-Romagna, è “la persona che volontariamente, in modo gratuito e responsabile, si prende cura di una persona cara consenziente, in condizioni di non autosufficienza”. Un ruolo spesso gravoso, ma molto poco riconosciuto dalle istituzioni: i caregiver, durante la pandemia, sono stati tra coloro che hanno pagato un prezzo più alto. Senza supporti né sostegni – umani e/o economici – sono tante le situazioni sfociate in burn out. Ed è per questo che il Comune di Bologna ha deciso di stanziare un milione di euro: orientamento, formazione, interventi di volontari in caso di assenza, supporto psicologico sono alcune delle misure previste. Pratiche e obiettivi sono condivisi con le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil.

Dal primo marzo, contattando uno sportello telefonico (il numero unico degli sportelli sociali), sarà possibile avere informazioni e orientamento sulle modalità di accesso alle prestazioni sociali, socio-sanitarie e sanitarie e sulle diverse opportunità e risorse – di sostegno all’assistenza e alla cura o di aiuto e supporto al caregiver stesso –: dall’orientamento ai servizi sociali e socio-sanitari, pubblici o gestiti da altri soggetti; alle informazioni sull’incrocio domanda e offerta per le assistenti familiari; ai bandi e contributi esistenti; a tutte le informazioni sulle attività e risorse offerte dalle associazioni attive sul territorio. Sempre attraverso lo sportello telefonico si potrà essere orientati sulle pratiche Inps e avere supporto per ottenere le credenziali Spid, per l’Isee e per altre pratiche di natura burocratica. Sempre dal primo marzo sarà attivo anche il modulo online per il riconoscimento del caregiver in base alle linee guida regionali, “un passaggio fondamentale per la valorizzazione di questa funzione svolta da sempre più persone nella nostra città e per il riconoscimento dei suoi diritti”, spiega l’assessore comunale al welfare Giuliano Barigazzi.

A chi sarà riconosciuto come caregiver sarà offerta una serie di interventi gratuiti di supporto e sollievo quando non vi è la possibilità di prendersi cura della persona cara. Gli interventi possono essere attivati, per esempio, in caso di assenza del caregiver per malattia, cure e terapie, in caso di quarantena, durante le ferie o in caso di assenza per altri impegni personali o familiari. Gli interventi saranno operati dai professionisti del consorzio Aldebaran nell’ambito del contratto di servizio tra Comune e ASP Città di Bologna, e prevedono sette prestazioni: cinque interventi domiciliari di cura della persona o di supporto educativo (a seconda dei bisogni dell’assistito); un intervento di consulenza relazionale, cioè di supporto emotivo o psicologico sulla gestione della fragilità familiare; un intervento di consulenza sulla movimentazione della persona assistita e l’adattamento dell’ambiente domestico ai suoi bisogni, svolto da un fisioterapista. Il progetto sarà oggetto di un monitoraggio semestrale che l’amministrazione comunale realizzerà con le organizzazioni sindacali e la rete delle associazioni. Nei prossimi mesi è previsto un ulteriore implemento attraverso opportunità che riguardano le consulenze sulle demenze, il trasporto delle persone assistite, le piccole manutenzioni domestiche e altre attività svolte anche in collaborazione con Asp e le associazioni di volontariato.

“Sono molto orgoglioso di questa progettualità, unica in Italia per quanto riguarda un Comune e che riusciamo a far partire dopo lo stop determinato dallo scoppio della pandemia – conclude Barigazzi –. Stiamo realizzando un grande sforzo organizzativo che permetta di valorizzare e riconoscere, anche dal punto di vista culturale, quello che i caregiver fanno e le tante opportunità che offre un territorio molto attivo come il nostro. C’è una necessità di alleviare le fatiche di chi accudisce un familiare non autosufficiente, molti caregiver sono infatti donne che sommano questo al lavoro di cura tradizionale e il Covid non ha certo migliorato la situazione. Il progetto sarà ulteriormente sviluppato nei prossimi mesi secondo le linee condivise con i sindacati”.

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