2 ottobre 2020 ore: 14:13
Disabilità

Caregiver, anziani e pandemia: non solo fatica. “Diamo valore al tempo trascorso insieme”

di Chiara Ludovisi
Giulia Avancini, assistente sociale, tra i relatori del Convegno internazionale di Erickson dedicato agli anziani: “La cassetta degli attrezzi del caregiver dell'anziano non permette di aggiustare, ma di affrontare i problemi. Importante valorizzare i momenti positivi che anche la pandemia può portare. E chi assiste deve sapere chiedere aiuto”
Bambino spinge anziana in carrozzina

ROMA – “Non voglio sminuire quello che è successo e la grande fatica che hanno vissuto i caregiver degli anziani durante il lockdown: voglio però aiutarli a riconoscere valorizzare gli aspetti positivi, che anche in questa situazione esistono”: è questo il senso e il messaggio che Giulia Avancini porta con sé a Trento, dove oggi e domani si svolge il Convegno internazionale di Erickson sugli anziani “Dignità, relazioni, cure”. Proprio di “Lockdown e caregiving” ha parlato stamattina, condividendo con i presenti la sua esperienza di assistente sociale, che opera anche in contesto ospedaliero.

In un suo recente libro, “Prendersi cura di un anziano fragile: guida pratica per il caregiver familiare”, parla della “cassetta degli attrezzi” per il caregiver degli anziani. “E' una cassetta che non permette di 'aggiustare' i problemi, ma solo di affrontarli – ci spiega - I caregiver devono fare questo passaggio, comprendendo che le persone anziane vivono una condizione che spesso non può essere guarita ma solo affrontata. Il mio intento è fornire indicazioni che permettano ai caregiver di vivere la situazione in modo diverso, non sottovalutando i problemi, ma diventando anche maggiormente consapevoli dei servizi e più capaci di chiedere aiuto e di riconoscere anche i propri bisogni”.

Per quanto riguarda il lockdown, “abbiamo avuto un problema grande legato ai servizi che si sono fermati – ricorda – I caregiver si sono trovati soli. La persona che interviene al convegno è una caregiver che si è rimboccata le maniche per fare in modo che la badante potesse continuare ad andare a casa della mamma. Andava a prenderla in macchina e poi la riaccompagnava, perché non dovesse prendere i mezzi e rischiare il contagio. Mi ha raccontato che proprio in quel periodo è riuscita a creare momenti di confidenza che prima non c'erano mai stati: per esempio, appena hanno riaperto i bar, si fermavano a comprare tre cornetti da mangiare poi tutte e tre insieme, a casa. Sono piccole cose, che però fanno la differenza: è la capacità fondamentale di trovare degli aspetti positivi in tutta questa difficoltà che stiamo vivendo”.

Il consiglio per il futuro, soprattutto in caso di una seconda ondata, è quindi che “i caregiver, tutti, sappiano affrontare la situazione con creatività e con la consapevolezza che poco o nulla, nell'assistenza all'anziano, può essere controllato. Il consiglio è poi di chiedere aiuto e confronto, oltre che supporto da parte dei servizi; saper dire 'non ho capito' è importante. E anche guardarsi intorno, per cercare chi possa dare una mano: troppo spesso i caregiver ci dicono di essere soli, di essere gli unici a prendersi cura dell'anziano, ma spesso non è davvero così: a volte è il caregiver che fa fatica a farsi aiutare, magari perché sa o pensa di far meglio degli altri. E' importante però che riconosca di non poter fare da solo. E che coinvolga altri in questo prezioso e faticoso lavoro di cura”.

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