11 luglio 2014 ore: 10:09
Economia

Caritas: "Povertà invariata con Letta, effetti ridotti dal bonus Renzi"

Rapporto sulle politiche contro la povertà. Carta acquisti ordinaria insufficiente, dubbi sulla sperimentazione della nuova Card e un governo che non dice ancora che strada prendere contro la povertà. L'analisi della Caritas sugli strumenti messi in campo
Paolo Tre/A3/Contrasto Matteo Renzi pensieroso
ROMA – Carta acquisti ordinaria insufficiente, sperimentazioni dal futuro incerto e l'attesa continua di piano nazionale di contrasto alla povertà che non arriva. Il quadro delle politiche messe in campo per contrastare la povertà assoluta nel nostro paese e analizzato dal primo Rapporto della Caritas sul tema, presentato oggi a Roma, è un percorso ad ostacoli. Lo studio mette a confronto per la prima volta tutti gli interventi messi in campo dagli ultimi governi contro la povertà, analizzando le diverse forme della social card, per finire alle decisioni prese e da prendere da parte dell'esecutivo guidato da Renzi. 
 
Effetti minimi del bonus di Renzi. Se la povertà assoluta "rimane di fatto invariata dopo gli interventi di Letta: la sua politica economica non ha aiutato le famiglie in povertà ma non ne ha neppure peggiorato le condizioni”, secondo la Caritas, qualcosa si è mosso con i primi interventi messi in campo da Renzi, anche se non proprio indirizzati a combattere la povertà assoluta. Il riferimento è al cosiddetto bonus da 80 euro che secondo il rapporto otterrà “circa una famiglia in povertà assoluta su quattro: si tratta perlopiù di nuclei con un solo reddito da lavoro e numerosi figli”. Secondo la Caritas, “il bonus di Renzi ha avuto un qualche effetto sulla povertà ma di portata assai ridotta – si legge nel testo -. Come noto, è stata annunciata l'intenzione, a partire dal 2015, oltre che di mantenerlo per chi già lo riceve, di estenderlo anche agli incapienti, cioè coloro i quali non pagano le imposte perché hanno un reddito troppo basso, condizione sperimentata dalla maggior parte delle persone in povertà assoluta”. Il rapporto mette anche a confronto gli interventi degli ultimi due governi. Senza i provvedimenti messi in campo da Letta e Renzi, la percentuale di famiglie in povertà assoluta è del 6,09 per cento. Dopo gli interventi di Letta si arriva a 6,11 per cento, ma dopo gli interventi di Letta insieme al bonus voluto da Renzi, la percentuale scende a 5,9 per cento.  
 
I limiti della vecchia Carta acquisti. Dall'inizio della crisi sino alla conclusione del governo Monti le iniziative si sono ridotte alla sola Carta Acquisti ordinaria: 40 euro mensili per le famiglie povere con un bambino entro i 3 anni o un anziano con più di 65, introdotta nel 2008 dal governo Berlusconi. Uno "sforzo limitato - spiega la Caritas -: nel 2012 la spesa ammontava a 208 milioni di euro e ha riprodotto i limiti strutturali del nostro welfare: assenza dei servizi alla persona, interventi rivolti solo ad alcune categorie di poveri e importi contenuti". Uno strumento, la vecchia social card, che per la Caritas “non poteva incidere sulla condizione economica delle famiglie in povertà”. Negli ultimi anni, spiega il rapporto, il reddito è diminuito per tutte le famiglie, “ma in maniera particolarmente forte per il 10 per cento di quelle più povere, che hanno subito una riduzione addirittura di un quarto”.
 
I dubbi sulla sperimentazione. Nonostante le critiche, ad oggi la Carta acquisti ordinaria resta l'unico strumento avviato e funzionante contro la povertà. Anche se, sin dal governo Berlusconi si è tentato di apportare modifiche all'idea iniziale. Il progetto di Sacconi, l'allora ministro al Welfare, non partì mai a causa della caduta del governo. È stata Maria Cecilia Guerra, sottosegretario al Welfare del governo Monti, a ridisegnare la Nuova social Card così come la conosciamo oggi: uno strumento avviato nel luglio del 2013 in 12 città con più di 250 mila persone. Al governo Letta il compito di dar vita alla nuova Card con l'ipotesi di costituire il punto di partenza verso l’introduzione di una misura nazionale contro la povertà assoluta, il Sia (Sostegno Inclusione Attiva) e a Renzi, oggi, quello di decidere sul suo destino. La nuova Card ridisegnata da Guerra, tuttavia, è molto diversa dalla Carta acquisti. A partire dal contributo economico che va dai 231 euro a poco più di 400 al mese in base alla composizione della famiglia beneficiaria e la sua erogazione è in parte accompagnata dall'offerta di servizi alla persona. Tuttavia, i dubbi restano. Sulla sperimentazione, la Caritas ha già detto la sua in un monitoraggio condotto insieme a Save the Children nei mesi scorsi, ma nel rapporto odierno non mancano dubbi sulla scelta di procedere con questa modalità di intervento. "Oggi nessun esperto - spiega il rapporto - giudica un percorso sperimentale come un pre-requisito necessario alla successiva introduzione di una misura nazionale contro la povertà. Non esistonomotivi di natura tecnica all'origine delle sperimentazioni: le ragioni sono da cercare altrove".
 
Se è vero, infatti, che possono essere utili per costruire una infrastruttura nazionale contro la povertà, secondo il rapporto le sperimentazioni possono anche essere utilizzate per meri fini politici, "strumentalizzate per affermare che ci si sta occupando della lotta alla povertà, mentre in realtà non lo si sta facendo”. Oppure per rinviare le scelte, giustificando il rinvio di piani organici con l’attesa dei risultati delle stesse sperimentazioni. Oggi, intanto, si attende che il governo prenda una posizione sul futuro dell'attuale sperimentazione. “Nei prossimi mesi – spiega la Caritas - le scelte su cosa fare delle sperimentazioni si intrecceranno inevitabilmente con quelle, di più ampio respiro, riguardanti le politiche contro la povertà nel nostro Paese. Il punto, dunque, non saranno le sperimentazioni in quanto tali, bensì il loro ruolo all’interno del complessivo disegno (o non disegno) del welfare”. (ga)
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