Casa, a Bologna richiesti 1.380 sfratti nel 2014, erano 600 nel 2011
BOLOGNA - “Rischia di scoppiarci una bomba umanitaria in casa”. Non ci gira attorno l’assessore alle Politiche abitative del Comune di Bologna, Riccardo Malagoli, che rilancia così l’allarme sulle difficoltà presenti in città sul tema casa. L’assessore è intervenuto oggi nel question time di Palazzo D’Accursio per rispondere a un’interrogazione di Francesca Scarano sul “degrado incontrollabile” in cui, a suo dire, rischia di piombare la zona dell’ex Galaxy. “Vorrei partire da un dato, perché se non partiamo dai dati – risponde l’assessore – non abbiamo un’idea di cosa vuol dire in questo momento sulla città di Bologna l’emergenza abitativa”.
L”assessore si riferisce a cifre ricevute due giorni fa dalla Prefettura, “che mi fanno riflettere parecchio”. Numeri alla mano, infatti, “siamo passati da 600 sfratti richiesti nel 2011 a 1.380 nel 2014, con un trend che sta continuando a crescere. Abbiamo aumentato del 76% la morosità incolpevole". Quelle di cui il Comune si occupa “sono famiglie colpite dalla crisi, sono persone che fino a poco tempo fa lavoravano per il nostro Paese e che oggi non hanno questa opportunità. Sono italiani e stranieri – afferma Malagoli – che sono stati colpiti da questa crisi dal 2011 a oggi. Se non facciamo analisi di questo genere, continuiamo a fare politiche sterili, ma dietro abbiamo famiglie con bambini”. Detto questo, “vedo con piacere anche nella stampa odierna – segnala l’assessore – che pare che tutto sia tranquillo all’ex Galaxy, così come nelle altre strutture che noi stiamo utilizzando per questa grande emergenza abitativa che è in atto”. Addirittura il parroco della zona, “citando l''enciclica di papa Francesco – sottolinea l’assessore – sta cercando di inserirsi nell’accoglienza di queste persone”. Allora, dichiara l’assessore, “delle due, l’una: o abbiamo un problema di sicurezza o abbiamo un problema sociale”. Per Malagoli, “se non partiamo da questi dati, anche se forse qualcuno sarebbe contento, rischia di scoppiarci una bomba umanitaria in casa. Non so se abbiamo l’idea di che cosa stiamo parlando: 1.300 famiglie di questa città, contro le 600 del 2011, sono in crisi economica”.
Da qui nasce l’attività che il Comune sta portando avanti per favorire il riuso del patrimonio pubblico vuoto: patrimonio “addirittura pagato con i soldi dei lavoratori, perché ricordo che l’Inps e l’Inail – sottolinea Malagoli – fanno investimenti sulle trattenute dei lavoratori” ed è giusto, quindi, che questo insieme di stabili “debba tornare in un momento di crisi a quelli che l’hanno in parte pagato, piuttosto che stare vuoto”. Per questo, rimarca Malagoli, “ho deciso di non rispondere sulla legalità. Mi dispiace, ma l’ho fatto scientemente, perché bisogna che cominciamo anche ad affrontare i nodi per quello che sono”. Con i numeri citati oggi, “se siamo amministratori seri – conclude l’assessore – dobbiamo fare i conti e su quei numeri dobbiamo trovare delle soluzione per le famiglie”. (Dire)