26 giugno 2015 ore: 11:19
Immigrazione

Casa della salute, cure gratuite per 9 mila richiedenti asilo

Tanti sono i migranti curati in 7 anni dal Samifo di Roma per migranti forzati. La struttura, gestita dalla Usl e dall’associazione Centro Astalli, garantisce anche assistenza psicologica a chi ha subito trattamenti disumani. Ogni anno sono più di 300 le persone vittime di tortura che chiedono aiuto
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ROMA - Novemila richiedenti asilo assisiti, 38 mila visite di medicina generale e 25 mila visite specialistiche. Sono questi i risultati di Samifo, centro per la salute dei migranti forzati di Roma, in sette anni di attività, dal 2007 al 2014. La struttura è nata nel 2006 in collaborazione con l’Azienda Usl Roma A e l’Associazione Centro Astalli. Ha come obiettivo principale l’assistenza e la cura temporanea dei richiedenti e titolari di protezione internazionale, per un periodo non superiore a 24 mesi.
La sede è via Luzzatti, è aperto cinque giorni su sette e l’accesso è gratuito. Il servizio è diventato con gli anni un punto di riferimento per le associazioni del terzo settore, per i centri di accoglienza, ma soprattutto per i migranti vittime di violenze di ogni tipo. Nel presidio si può trovare un ambulatorio di medicina generale, di ginecologia e ostetricia, di infettivologia, di ortopedia. Vengono inoltre somministrati vari tipi di vaccini. La struttura non si occupa solo della salute fisica: mette a disposizione anche un servizio di mediazione linguistico-culturale, un ambulatorio di psichiatria e uno di psicologia. I pazienti sono prevalentemente africani e afghani: l’80 per cento sono uomini, il 20 per cento donne.

A differenza dei migranti economici, quelli forzati condividono un drammatico passato in cui hanno subito aggressioni sessuale, torture, incarcerazione, genocidi e altre forme di minacce e annichilimento personale: ogni anno sono almeno 300 le persone assistete dal centro vittime di trattamenti disumani. La tortura viene suddivisa in tre diversi tipi: fisica, psicologica (definita anche tortura bianca o senza contatto) e sessuale. In tutti i casi, determina gravi conseguenze fisiche, mediche, psicologiche, sociali ed economiche, sia a breve che a medio e lungo termine. Secondo i dati di Samifo, la condizione dei rifugiati che hanno sopportato traumi di ogni genere è, tra le diverse vulnerabilità, la più critica per la gravità dei sintomi e per la grande diffusione, circa il 30 per cento dei migranti forzati.

Ancora più grave è la situazione dei rifugiati con disagio mentale, dovuto a traumi subiti nel Paese d’origine, ma anche alle condizioni di vita in Italia. Non sempre le aziende sanitarie locali riescono a prendersi cura di persone con bisogni così specifici. L’elevato afflusso di migranti forzati giunti negli ultimi due anni ha aggravato una situazione già di per sé critica. In Italia nel 2014 ci sono state 64.886 domande di asilo e solo 21.861 hanno ottenuto una forma di protezione (10% asilo, 22% protezione sussidiaria, 28% protezione umanitaria). A Roma vi è la più alta concentrazione nazionale di rifugiati: 16.000 solo nel Distretto Primo della ASL Roma, di questi 13.400 hanno preso la residenza nel centro Astalli. I principali Paesi di provenienza sono Eritrea, Senegal, Afghanistan, Etiopia, Guinea, Mauritania, Costa d’Avorio, Mali. Nella maggior parte dei casi, sono costretti a scappare da guerre o sono perseguitati per ragioni politiche, etniche, religiose o di orientamento sessuale. Le donne provengono soprattutto dal Corno d’Africa (in Eritrea, per esempio, dove il servizio di leva è obbligatorio e di fatto a tempo indeterminato anche per le donne, la diserzione e la libertà di espressione vengono duramente represse), ma anche da alcuni Paesi dell’Africa francofona dove la schiavitù e i matrimoni forzati sono all’ordine del giorno.

Alcuni richiedenti asilo vivono da anni in strutture occupate: in via Anagnina, in via Collatina o in Piazza Indipendenza sono ammassate migliaia di persone, in condizioni igieniche e sociali precarie. In questi luoghi le donne sono nuovamente vittime di minacce, violenze e abusi sessuali. Questi traumi postmigratori aggravano la loro condizione fisica e psicologica. I richiedenti e titolari di protezione internazionale, ma anche chi ha presentato ricorso contro l’esito negativo della loro domanda, hanno il diritto di iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale. In molti casi, però, questo non avviene a causa di barriere linguistiche e burocratiche. Grazie alla presenza costante di mediatori, psicologi e medici, il centro Samifo cerca di colmare questo vuoto, prestando particolare attenzione a chi è vittima di tortura.

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