14 novembre 2022 ore: 16:03
Disabilità

Case famiglia, a Roma in arrivo gli aumenti delle rette: impegno annunciato

Al Campidoglio il convegno organizzato da Casa al plurale, che ha rilanciato l'appello per l'adeguamento: “La retta necessaria è di 242,84 euro, quella attuale poco più di 144”. Quanto costano e quanto “contano” le case famiglia? I protagonisti raccontano, gli amministratori s'impegnano
Casablu casa famiglia

ROMA - Le case famiglia di Roma riceveranno risorse più adeguate: la notizia è arrivata questa stamattina nella Sala del Carroccio, durante il convegno promosso da Casa al Plurale, “

case famiglia, una risorsa per Roma da oltre 25 anni”. Ad annunciare l'impegno pubblicamente, a nome del sindaco Gualtieri, è intervenuta la consigliera comunale Erica Battaglia, a cui si deve la mozione (n. 11 del 19 maggio 2022) approvata nei mesi scorsi, che prevede un aumento delle rette. Potrebbe così trovare presto risposta l'appello che da anni Casa al Plurale rivolge alle istituzioni, documentandolo con il report “Quanto costa una casa famiglia?”. Il report, costantemente aggiornato, è stato oggi messo nelle mani dei rappresentanti delle istituzioni presenti: l'assessora alle Politiche sociali Barbara Funari, la dirigente del dipartimento Politiche Sociali e Salute Angelina Di Prinzio, le presidenti delle Commissioni Cultura e Scuola, rispettivamente Erica Battaglia e Carla Fermariello e la consigliera delegata elle Pari Opportunità Tiziana Biolghini.

Quanto costa una casa famiglia?

Attualmente, come è stato ricordato, le risorse stanziate dal Comune coprono circa la metà del fabbisogno quotidiano di queste strutture. Qualche esempio: per una casa per otto persone con disabilità lieve sarebbe necessaria una retta pari a €193,47, mentre la retta attualmente prevista, IVA esclusa, ammonta € 105,28. Per una casa famiglia per persone con disabilità complessa la retta necessaria dovrebbe essere €242,84, mentre la quella attualmente prevista, IVA esclusa, è pari a € 144,37. E' il risultato dell’analisi dei costi standard delle varie tipologie di strutture di accoglienza per minori e per persone con disabilità, esistenti sul territorio capitolino: donne con bambini, adolescenti, bambini e ragazzi per varie fasce di età, persone con disabilità lievi e gravi.

Sono state conteggiate, fino all’ultimo centesimo, tutte le spese e le ore di presenza necessarie del personale, al fine di offrire un documento preciso ed esaustivo a chi ha il potere di decidere quanto stanziare e in che misura. Dai costi di luce e gas a quelli dell’acqua, dal cibo fino agli affitti, dalle assicurazioni dei veicoli agli estintori. Infine c’è il costo del lavoro, la voce in realtà più importante, che assorbe circa il 75% della spesa necessaria. Si tratta del costo degli stipendi per gli educatori, gli operatori socio sanitari e i tanti altri professionisti, tutte figure previste per legge, che lavorano su turni 24h al giorno 365 giorni l’anno. Ha preso nota l'assessora Funari, riconoscendo e ricordando il valore delle case famiglia e assicurando il massimo impegno e rappresentare questa voce e questa istanza in Campidoglio.

Quanto conta una casa famiglia?

Ma non si è parlato solo di quanto costano le case famiglia: stamattina, nella Sala del Carroccio, si è parlato soprattutto di quanto contano le case famiglia. Ne ha parlato in apertura Luigi Vittorio Berliri, presidente di Casa al plurale, facendosi aiutare dalla storia e ricordando “le oche hanno salvato il Campidoglio 2400 anni fa. Oggi le sentinelle sono i più fragili, sono coloro che stanno ai margini che svegliano la città, danno l’allarme: 'Attenzione città di Roma, ritrova la tua storia, la tua umanità il senso profondissimo del tuo essere comunità. E, sono parole di Gualtieri, 'Ci sono poche cose che danno senso al lavoro di un Sindaco come occuparsi dei più fragili'. Occorre allora trarne le conseguenze. La dignità delle persone fragili e di chi lavora per loro passa per il giusto corrispettivo”. Proprio per ricordare le sentinelle e far risuonare il loro monito alla città, il sindaco di Roma ha ricevuto in dono un pupazzo raffigurante un'oca, chiedendo che l'impegno assunto diventi azione concreta e quindi riconoscimento economico, oltre che sociale, al lavoro di tanti operatori e al ruolo di queste strutture, un po' casa, un po' famiglia, che garantiscono dignità e futuro a migliaia di cittadini con diverse fragilità. “Le case famiglia restituiscono dignità a queste persone – ha affermato con forza Marcello Turno, psichiatra e docente di Psicogeriatria e riabilitazione presso l'università Lumsa di Roma – Essere caregiver non è una scelta, ma una necessità: nasciamo tutti nudi e, se non ci fosse chi si prenda cura di noi, non sopravvivremmo. Siamo tutti potenziali caregiver e le case famiglia sono uno strumento fondamentale nella presa in carico. Nel report di Casa al plurale si dice bene quanto costi una casa famiglia, ma non si dice cosa guadagnino i caregiver e la società intera, grazie all'esistenza delle case famiglia”.

Dai conti ai racconti

A raccontare il significato e il valore vero delle case famiglia, ci sono state le toccanti testimonianze di un papà e di una mamma. Piero Contessa, papà di Giovanni, ha raccontato le preoccupazioni e poi la dolorosa e tormentata scelta sua e di sua moglie, “che oggi è laddove non ci si preoccupa più”: genitori di un figlio (“unico, per paura di avere un secondo figlio disabile, come spesso accade”) gravemente disabile, sette anni fa hanno deciso di affidarlo a una casa famiglia. “Oggi Giovanni ha 60 anni e ha le giornate piene di attività che ama, in particolare il teatro, visto che è un attore umano. Io mi domando come avrei potuto assicurargli tutto questo, se fosse rimasto a casa. E allora, anche se la separazione e la lontananza sono sempre un dolore, sono felice quando torna a trascorrere uno o due giorni con me e, contento di stare a casa sua, non vede l'ora di tornare in casa famiglia: la sua seconda casa, la sua seconda famiglia”.

Anna Gregori ha trasformato l'amore di una mamma in passione sociale e impegno collettivo: ha raccontato con commozione quel giorno in cui “un ragazzo mi ha avvicinato, mentre percorrevo su e giù la strada che chiamavo 'del moto perpetuo', sola con mia figlia Francesca, gravemente disabile. Con un sorriso, quel ragazzo mi ha offerto il suo aiuto e così ho incontrato il primo operatore sociale. Grazie a quell'aiuto ho potuto scoprire la felicità prendendo la metropolitana e bighellonando a San Giovanni, gustandomi un caffè con la panna in una giornata limpida. E quando Francesca ha smesso di respirare, non ho ceduto alla tentazione di riprendermi la mia vita, dopo tanti sacrifici e tante rinunce. Ma mi sono fatta contagiare dall'onda riformista degli anni '80, dalle leggi rivoluzionarie di quegli anni: non ho più smesso di impegnarmi per offrire strumenti, luoghi e opportunità alle persone disabili e alle loro famiglie”.

A portare la voce degli operatori sociali che, come “quel ragazzo che col sorriso mi ha offerto il suo aiuto”, ogni giorno stanno accanto a chi di quell'aiuto ha oggi bisogno, è intervenuta Silvia Paganini, operatrice della casa famiglia di “Fondazione verso il futuro”, che ha richiamato l'attenzione sulla necessità “di un riconoscimento non solo economico, ma anche sociale e professionale della figura dell'operatore sociale: un lavoro che richiede competenza, dedizione, passione, ma che richiede il giusto inquadramento e l'adeguato riconoscimento”. Un tema, questo rilanciato anche da altri interventi, come quello di Alessandra Rinaldi, rappresentante di Confcooperative Federsolidarietà Lazio, Agci Lazio e Legacoopsociali Lazio.

L'impegno delle istituzioni

Già nel bilancio triennale 2023-2025 ci sarà l'aumento strutturale dei fondi per le case famiglia”: lo ha detto chiaramente Erica Battaglia, intervenendo oggi a nome del sindaco e non solo come consigliera comunale e presidente della commissione Cultura, Politiche giovanili e Lavoro. “Vi chiediamo però di sedervi a un tavolo con noi, per mettere in campo modelli nuovi e recuperare quello spirito rivoluzionario che ha caratterizzato la nascita di tanti servizi. I numeri degli ospiti delle case famiglia sono bassi – ha fatto notare – Troppo bassi, sicuramente, rispetto alle reali necessità: dobbiamo chiederci come aumentare quei numeri, perché ci osno centinaia di famiglie che aspettano una risposta dall'amministrazione comunale e dal Terzo settore”.

Tiziana Biolghini ha rilanciato l'impegno dell'amministrazione: “Faccio mia questa battaglia sulle rette, rendere operativi gli aumenti sarà la nostra priorità – ha detto – Dovremo poi metterci al lavoro, per realizzare nuovi modelli di integrazione socio-sanitaria e dare risposte nuove ai bisogni, in particolare al bisogno del Dopo di noi”.

Impegno rilanciato anche da Angelina Di Prinzio, che ha sottolineato l'importanza di “rendere ogni atto tecnico un atto profondamente umano, facendo le leggi con empatia, per restituire dignità e progettuali. Noi ci siamo e lottiamo insieme a voi”, ha assicurato. Nella doppia veste e con la duplice competenza di sibling e di presidente della Commissione Scuola in Campidoglio, è intervenuta Carla Fermariello, a raccontare, tra l'altro, “quanto gli operatori sociali siano un punto di riferimento e un interlocutore prezioso per noi fratelli e sorelle”

Risponde all'appello anche il Forum Terzo Settore, presente attraverso la portavoce del Lazio Francesca Danese, che ha raccontato, tra l'altro, la difficoltà di “combattere contro ottusità burocratiche che impediscono il riconoscimento di risorse e strumenti di supporto cui soprattutto i più fragili avrebbero diritto: primo fra tutti, il Reddito di cittadinanza, che spesso si blocca di fronte ad ostacoli burocratici, appunto, che dobbiamo risolvere e superare quanto prima”.

Il convegno si è concluso con la promessa di ritrovarsi, al più presto, intorno a un tavolo di lavoro, con le risorse adeguate e quella creatività sociale e fantasia politica che il mondo della cooperazione sociale e il terzo settore da un lato, l'amministrazione dall'altro vorranno portare e condividere, per garantire ascolto e dignità a quelle “sentinelle”, su cui si misura la capacità di futuro di una comunità.

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