10 dicembre 2015 ore: 18:02
Economia

Case per i senza dimora: dopo un anno 9 su 10 restano in appartamento

Il progetto "Housing First" prevede l’inserimento diretto delle persone che vivono per strada in appartamenti indipendenti, sicuri e a loro disposizione senza limiti di tempo, con l’aiuto dei servizi. Attivi 30 progetti in 10 regioni
Antonio Scattolon/A3/Contrasto Povertà, senza dimora, uomo addormentato dietro persone
ROMA - L’housing first, il progetto rivolto alle persone senza dimora avviato da poco in Italia, funziona. Lo dimostrano alcuni dei dati riportati oggi al Cnel durante la presentazione dell’indagine sui senza dimora dell’Istat, realizzata insieme alla fio.Psd, Caritas e ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Si tratta di un “approccio innovativo nelle politiche di contrasto alla grave emarginazione adulta”, spiega la fio.Psd, che prevede l’inserimento diretto delle persone che vivono per strada in appartamenti indipendenti, sicuri e a loro disposizione senza limiti di tempo, con l’aiuto dei servizi. Housing first che rappresenta una delle proposte inserite nelle Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia presentate oggi. 
 
Le regole sono semplici: la casa come diritto umano di base, la libertà di scelta della persona, appartamenti indipendenti e sparsi in diverse zone della città, compartecipazione all’affitto, presa in carico, riduzione del danno, visite regolari e attenzione privilegiata alle persone senza dimora croniche, con problemi di salute mentale. A lanciare il network Housing First Italia è stata proprio la fio.Psd a Torino nel marzo del 2014 e ad oggi conta 51 membri, tra comuni, cooperative sociali, associazioni, fondazioni e enti religiosi. I progetti attivi sono 30 in 10 regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Calabria, Sicilia) e 26 comuni. Coinvolti pi di 70 educatori, psicologi, mediatori, assistenti sociali e più di 40 volontari. 
 
Ad oggi il progetto conta su 90 appartamenti in cui vivono 170 persone. Gli uomini rappresentano la maggioranza: sono uno su sette. L’età media rispecchia le statistiche sui senza dimora: circa 45 anni. Circa 6 su dieci, inoltre, sono italiani. Il resto stranieri. Il 45 per cento dei progetti si rivolge a persone sole in grave emarginazione adulta, per lo più di uomini. Il 20 per cento sono senza dimora croniche con storie di dipendenza e abuso di alcol. Non mancano gli ex detenuti che rappresentano il 14 per cento. L’11 per cento sono famiglie indigenti. Il dieci per cento senza dimora con problemi di salute mentale.
 
Le strutture in cui sono stati avviati i progetti arrivano da fondi ministeriali, ma anche da quelli europei, dall’8 per mille, da bandi e donazioni. Il 50 per cento degli appartamenti viene dal mercato immobiliare privato, il 30 da patrimonio ecclesiastico, il 20 per cento da patrimonio pubblico. Ma sono i dati sui primi risultati a far ben sperare. Il 70 per cento delle persone inserite riesce a partecipare alle spese di affitto con un terzo del proprio reddito, altri pagano solo le bollette. Alcuni solo il vitto. Il 72 per cento delle persone inserite nei progetti si sente a casa nel luogo in cui vive e sei su dieci dicono di essere “affezionati al quartiere” in cui risiedono. Il successo più grande, però, è racchiuso soprattutto in una percentuale: il 90 per cento delle persone inserite nei progetti è ancora in casa dopo un anno.
 
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