30 luglio 2015 ore: 14:10
Immigrazione

Caso Roberto Ruager, Branà: "Per avere diritti in Italia serve un buon avvocato"

Branà (Cassero Lgbt center): “Il problema è la vaghezza legislativa che porta all’arbitrarietà, e nell’arbitrarietà prevale l’ideologia”. E sul dibattito in Parlamento sulle unioni civili: “Qualità pessima: tutto è lasciato alle opinioni, ma i diritti non sono opinabili”
- Roberto Ruager in una foto di Luca Vanzella Roberto Ruager

Roberto Ruager

BOLOGNA – Dopo il diniego di conversione del suo permesso di soggiorno da ‘motivi di lavoro’ a ‘motivi familiari’, Roberto Ruager, fotografo argentino in Italia da 12 anni e sposato con un italiano, ha ottenuto la Carta di soggiorno come familiare di un cittadino dell’Unione europea. “Buon esito per cui dobbiamo ringraziare la Rete Lenford, un ‘ammortizzatore’ importante che ci permette di non subire contraccolpi”, dice Vincenzo Branà, presidente del Cassero Lgbt Center di Bologna, che sottolinea però come “questa vicenda dimostra, ancora una volta, che in questo Paese per avere diritti bisogna avere un buon avvocato”. Nessun pionerismo, insomma. “Questo caso non apre nessuna breccia ma si inserisce in quella già aperta da altri – continua Branà – Il problema è la vaghezza legislativa che porta all’arbitrarietà di procedimenti mai completamente normati, e nell’arbitrarietà tende a prevalere l’ideologia”. Mobbing istituzionale. Usa questa espressione Branà per definire gli ‘inciampi’ quotidiani che devono affrontare le persone Lgbt per far valere i propri diritti. “Chi non ha lacune legislative fatica a capire, ad esempio, le pratiche particolari a cui sono costrette le persone Lgbt per poter andare a prendere i figli del proprio partner all’asilo, arbitrarie a seconda dei luoghi”.

Una situazione a cui dovrebbe porre rimedio la legge sulle unioni civili. “Mentre festeggiamo il buon esito del caso di Roberto – aggiunge Branà – assistiamo al dibattito in Parlamento sulle unioni civili in cui ancora una volta troviamo accanimento nei confronti delle persone Lgbt”. Un esempio è l’emendamento che prevede di dover stare insieme da due anni per poter ufficializzare il legame. “Ma anche nel testo base ci sono differenze – continua – Basta pensare alla possibilità di adottare il figlio del partner, possibile solo dopo l’unione civile: ma quante coppie eterosessuali sono costrette a ufficializzare il proprio legame prima di diventare genitori? Questa diffidenza è una tara che troviamo anche dove si cerca di produrre innovazione”. E poi, conclude, “la qualità del dibattito è pessima, tutto è lasciato alle opinioni, come nel caso delle Questure, mentre dobbiamo uscire dalla melma dell’opinabilità perché i diritti non lo sono”. (lp)

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