21 giugno 2019 ore: 15:00
Immigrazione

Caso Sea Watch, il medico a bordo: “Pazienti con dolori da torture”

Parla il medico a bordo: “Hanno bisogno di cure, si trovano in uno spazio molto ristretto qui, non possiamo prevedere come reagiranno allo stress”. Salvini scrive a Conte: “Se ne occupi Olanda”. Intanto a Lampedusa protesta in Chiesa


Mediterranean Hope Sea Watch3 Chiesa

Persone dormono davanti alla Chiesa di Lampedusa in solidarietà con Sea Watch

ROMA -“Siamo di fronte a Lampedusa con 43 persone a bordo, che hanno bisogno di cure mediche. Il mare è calmo ora ma sta facendo sempre più caldo, soprattutto nella zona in cui si trovano le persone. Quindi hanno problemi di disidratazione, un problema su cui non possiamo intervenire, inoltre abbiamo molte persone che hanno vissuto traumi e torture. Abbiamo bisogno di supporto psicologico. Si trovano in uno spazio molto ristretto qui, non possiamo prevedere come reagiranno allo stress che aumenta col passare dei giorni”. A sottolinearlo è Verena Wurz, medico a bordo della nave Sea Watch3 da 9 giorni ferma al confine delle acque territoriali italiane dopo aver soccorso nel Mediterraneo centrale 53 persone (10 delle quali evacuate nei giorni scorsi per problemi di salute).

"Hanno bisogno di supporto psicologico il prima possibile. Abbiamo molti pazienti con dolori incontrollabili a causa delle torture, non possiamo gestire la situazione ancora a lungo. Per favore, non parlo da medico, ma da essere umano - conclude - abbiamo bisogno di un porto sicuro, e di fare in modo che queste persone abbiano la sicurezza che meritano. Per favore - ripete - aiutateci a sbarcare le persone da questa nave”.

Ma la situazione non sembra destinata a sbloccarsi. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha inviato ieri una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro degli Esteri Enzo Moavero, chiedendo che sia l’Olanda a farsi carico della nave e dei naufraghi.

Intanto a Lampedusa è partita la protesta a oltranza davanti alla Chiesa: un gruppo di persone ha deciso infatti di pernottare sul sagrato fin quando alla Sea Watch non sarà assegnato un porto sicuro. “Stanotte sarà il terzo giorno che dormiremo all’aperto sulla scalinata della Chiesa - spiega Alberto Mallardo di Mediterranean Hope, il progetto della Federazione delle Chiese evangeliche -. Oggi è il nono giorno che queste persone sono a bordo e intorno a loro c’è un silenzio assordante. Per questo abbiamo deciso di mettere in gioco i nostri corpi per riportare l’attenzione sul destino dei naufraghi. Abbiamo anche chiesto che  in parallelo altre realtà in Italia di seguire il nostro esempio. Questa esperienza l’abbiamo iniziata con gli amici del Forum Lampedusa solidale, un gruppo di persone, che da anni si riunisce qui per portare solidarietà. Abbiamo incontrato la portavoce dell’ong, Giorgia Linardi, ci ha raccontato della condizione delle persone a bordo e abbiamo deciso di fare qualcosa”. (ec)


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