14 dicembre 2021 ore: 13:59
Disabilità

Celebrare la vita fragile: il Serafico di Assisi in udienza privata da Papa Francesco

Il Papa ha accolto l’Istituto Serafico che compie 150 anni e che il Santo Padre aveva visitato nel primo dei suoi viaggi ad Assisi. “Ogni persona è preziosa, ma le istituzioni devono fare la loro parte per non lasciare sole le famiglie”

ROMA – Quanto vale un essere umano? L’Istituto Serafico di Assisi lo ha sempre avuto ben chiaro, sin dall’inizio del suo lungo percorso al fianco della vita più fragile e indifesa: ogni persona, in qualsiasi circostanza e nonostante il limite e la malattia, possiede una dignità piena, inalienabile e non graduabile. Ovvero quel valore che ogni uomo detiene, per il semplice fatto di esistere, e che lo qualifica come individuo unico e irripetibile, che non può prescindere dalla relazione con l’altro e con il mondo che lo circonda. È da questo presupposto che nasce l’impegno del Serafico, fondato il 17 settembre 1781 da San Ludovico da Casoria, che decise di istituire ad Assisi un’Opera dedicata a San Francesco che si prendesse cura di bambini e ragazzi ciechi e sordi, offrendo loro un’istruzione alla quale all’epoca non avevano accesso. Opera che è proseguita fino ad oggi per rispondere ai bisogni di salute delle persone con grave disabilità, che spesso non trovano risposte adeguate nei servizi sanitari pubblici e finiscono per essere dimenticate.

Nonostante le innumerevoli sfide affrontate nel corso degli anni, la missione del Serafico non è mai cambiata: rendere piena la vita dei ragazzi con fragilità. Un sogno tangibile, che si è coronato nella giornata di ieri, 13 dicembre, con l’udienza privata concessa da Papa Francesco in occasione del 150° anniversario dalla fondazione dell’Istituto. Una data importante anche per il Santo Padre, che proprio il 13 dicembre 2021 celebra 52 anni di ordinazione sacerdotale. Un incontro tanto atteso, che, in un clima di duplice festa, ha suggellato il forte legame tra il Serafico e Papa Bergoglio, nato fin dall’inizio del suo pontificato, quando il 4 ottobre 2013 iniziò il suo pellegrinaggio ad Assisi proprio con la visita all’Istituto.

“Ricordo bene l’ora che trascorsi con voi ad Assisi. Ero venuto a mettermi sulle orme del Santo di cui ho preso il nome. L’incontro con i vostri ragazzi, che salutai uno per uno, mi fece rivivere, in qualche modo, quell’abbraccio agli ultimi che caratterizzò la vita di San Francesco”, con queste parole il Santo Padre ha dato il benvenuto alla grande famiglia del Serafico.

Ad aprire l’udienza è stato il discorso di Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi che, con commozione, ha detto: “Questi 150 anni di vita sono stati un viaggio in mare aperto, spinti dall’amore sulla via della fraternità. In questi anni persone straordinarie che hanno scelto di lavorare al Serafico sono state le ali di tanti ragazzi. Sono silenziosi custodi della vita e inconsapevoli costruttori di giustizia e di democrazia. Prendersi cura delle persone più fragili non è mera assistenza, non è solo un atto di carità, ma è prima di tutto una risposta di giustizia. È riconoscimento della dignità di una persona che ha diritto non solo di sopravvivere, ma di vivere. Amore e giustizia sono inseparabili. Abbiamo il privilegio, ogni giorno, di poter posare gli occhi sui volti dei nostri ragazzi, che ci spalancano la porta del cuore. È proprio questa compassione, che non significa provare pietà, ma sentire l’altro nel cuore, che ci muove in modo inarrestabile. Il Serafico non è un’officina dove si ripara una parte malfunzionante di una macchina. Certo, ci occupiamo della disabilità e del limite, ma il nostro impegno va oltre. Il prendersi cura inizia prima dell’atto medico e assistenziale, nasce nella relazione, cresce attraverso i nostri sguardi e la nostra capacità di tenerezza. La cura si esprime anche nell’attenzione per la bellezza, la musica, l’arte, la preghiera, gli affetti e nell’attenzione per chi lavora al servizio delle persone fragili”.

Bussola, in questo lungo e non sempre facile cammino, “padri e madri straordinari che ci hanno insegnato a non arrenderci mai – ha ricordato Di Maolo -. Genitori che hanno bisogno di qualcuno accanto, soprattutto quando la sofferenza umana non dà tregua e le giornate diventano lunghe e difficili”. Ma l’agire misericordioso portato avanti dal Serafico non si è fermato di fronte ai confini nazionali, ha raggiunto anche i bambini disabili del Kosovo che, circondati da una grave povertà materiale e culturale, non avevano possibilità di cure, spingendosi fino in Giordania per soccorrere una piccola profuga irachena con gravi disabilità, che non sarebbe sopravvissuta senza una via di fuga protetta nel nostro Paese.

Eppure, come ha evidenziato la presidente, la missione dell’Istituto Serafico a volte si scontra con l’attuale cultura dominante, quella del profitto e dello scarto, dove “l’accesso ai servizi sanitari viene garantito in base ai risultati di salute che possono generare”, determinando inaccettabili disuguaglianze di salute, e dove le politiche selvagge del contenimento dei costi portano spesso a ritenere che “l’inguaribile è incurabile”. Conclusione aberrante per il Serafico, che crede con fermezza che dell’inguaribile ci si possa sempre prendere cura e guarda alla vita in tutta la sua pienezza, battendosi ogni giorno per dare voce alle persone più fragili e alle loro famiglie. Per questo il leitmotiv che fa da cornice all’importante traguardo dei 150 anni è l’accessibilità alle cure per le persone con disabilità. Tema molto caro al Papa e scelto dal Serafico per promuovere un modello di cura che metta al centro la persona nella sua totalità e non la sua disabilità. Unico approccio in grado di favorire un cambiamento concreto all’insegna dell’equità, dell’inclusione e dell’innovazione.

“La cosa più importante è lo spirito con cui tutti voi vi dedicate a questa missione. Per voi è chiaro, come dovrebbe esserlo per tutti, che ogni persona umana è preziosa, ha un valore che non dipende da quello che ha o dalle sue abilità, ma dal semplice fatto che è persona, immagine di Dio – ha sottolineato il Santo Padre -. Se la disabilità o la malattia rendono la vita più difficile, questa non è meno degna di essere vissuta, e vissuta fino in fondo. Del resto, chi di noi non ha dei limiti, e non va incontro, prima o poi, a delle limitazioni anche gravi? È importante guardare al disabile come a uno di noi, che deve stare al centro della nostra cura e della nostra premura, e anche al centro dell’attenzione di tutti e della politica. È un obiettivo di civiltà. Adottando questo principio, ci si accorge che la persona con disabilità non solo riceve, ma dà. Prendersene cura non è un gesto a senso unico, ma uno scambio di doni”.

La salute non può essere concepita come una sommatoria di funzioni biologiche, bensì come salute integrale, dove tutto è strettamente connesso. Per il Serafico è dunque necessario un cambio di paradigma, in cui la persona con disabilità diventi protagonista di un rapporto di reciprocità, capace di recuperare la speranza all’interno di una relazione basata sulla compassione, la fiducia, la solidarietà e sul desiderio di valorizzare le potenzialità di ognuno, valicando i limiti imposti dalla malattia.

Forte il richiamo del Papa: “Lo Stato e la pubblica amministrazione devono fare la loro parte. Non si possono lasciare sole tante famiglie costrette a lottare per sostenere dei ragazzi in difficoltà, con la grande preoccupazione del futuro che li attende quando non potranno più seguirli. Tanti genitori trovano nella vostra struttura una nuova famiglia per i loro figli. Questo è bello!”

Ed è proprio dalla volontà di annullare ogni forma di emarginazione, a favore del consolidamento delle relazioni, che nasce l’impegno del Serafico per i più fragili, che invita tutte le strutture sanitarie di ispirazione cattolica, di cui fa parte, a battersi affinché si realizzi quell’umanizzazione delle cure, capace di favorire una “cultura della vita e della solidarietà, basata sull’inclusione, che affermi con determinazione la dignità di ogni persona”.

“La logica del “Serafico” è l’amore, quello che si impara dal Vangelo alla scuola di San Francesco e di San Ludovico; l’amore che sa leggere negli occhi o nei gesti, anticipa i desideri, non si arrende di fronte alle fatiche, trova ogni giorno la forza di ricominciare, e gioisce di ogni pur minimo progresso della persona assistita. La vita è sempre bella, anche con poche risorse. Talvolta sa sorprendere. So che i vostri ragazzi sanno fare tante cose, diventando piccoli artisti di teatro, di radio o di pittura. Un loro sorriso ripaga di ogni fatica – ha concluso il Santo Padre -  Ogni sorriso dei vostri ragazzi sarà per voi il sorriso di Dio”.

All’Udienza privata era presente tutta la famiglia del Serafico - con una rappresentanza dei ragazzi e dei loro genitori, di tutte le persone che lavorano per loro, dei volontari, dei sostenitori, dei padri Rogazionisti e delle suore Elisabettine Bigie, rappresentanti della città di Assisi e della Regione Umbria, insieme al vescovo Domenico Sorrentino e ai frati francescani del Sacro Convento – che con grande commozione ha omaggiato la vita più fragile e indifesa attraverso canti, letture, l’esecuzione di brani di musica religiosa e la proiezione del docufilm Nella vita c’è la Vita, che racconta il Serafico attraverso gli occhi di Giorgio, un ragazzo ospite dell’Istituto, ma anche attraverso le voci e le testimonianze toccanti di genitori, medici, operatori e di tutto il personale che compone questa Opera storica.

L’arrivo di Papa Francesco è stato accolto da un’Ave Maria molto speciale, scritta da Mogol per i 150 anni del Serafico e cantata da Savino, uno dei ragazzi dell’Istituto, insieme all’educatore Luigi Petroni.

Infine, dopo i saluti conclusivi, i ragazzi del Serafico insieme alla presidente Di Maolo hanno consegnato in dono al Papa il foulard celebrativo realizzato dal maestro Claudio Cutuli e ispirato a una delle immagini simbolo dell’Istituto: la Casa, disegnata da alcuni dei suoi ragazzi, in cui l’ortica utilizzata per il filato rappresenta l’erba calpestata e disprezzata che trova sempre la forza di vivere, emblema che racchiude in sé la forza dei ragazzi del Serafico.

 

 

 

 

 

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