26 gennaio 2017 ore: 12:04
Immigrazione

Censimento e superamento campi a Roma, 21 luglio: "Grave non coinvolgere i rom"

L’operazione del Comune venuta alla luce per via di una rissa scoppiata nel campo di Salone, ma le modalità non convincono. Carlo Stasolla, presidente dell’associazione: “La prima cosa da fare è coinvolgere e informare le persone sulle finalità del censimento. Non ci risulta che ciò sia avvenuto"”
Campo rom attrezzato

ROMA - “La cosa grave è che i rom non siano in alcun modo consapevoli di ciò che sta avvenendo, di qual è la finalità di questo censimento e di quelle che sono le intenzioni del Comune di Roma rispetto al futuro superamento dei campi promesso”. Dopo le notizie di cronaca apparse in questi giorni in merito alla rissa avvenuta nella baraccopoli di Salone, a Roma, è Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 luglio ad intervenire in merito a questo nuovo censimento di cui ne parla anche il sindaco di Roma, Virginia Raggi, in un tweet del 23 gennaio, in cui sottolinea: “A Roma torna legalità, se ne facciano ragione. Cambiamento va avanti”. Un cambiamento annunciato anche dall'assessore capitolino alla Comunità solidale, Laura Baldassarre, a metà gennaio durante un’audizione anticipando la data entro cui il Comune spera di definire un nuovo “piano nomadi”, cioè il 31 gennaio. Tuttavia, per Stasolla, il cambiamento deve necessariamente coinvolgere gli abitanti dei campi. “Nei giorni scorsi siamo stati contattati dagli abitanti del campo di Salone preoccupati e stressati da ciò che stava accadendo - racconta Stasolla -: c’è stato un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine nel campo di Salone a partire dalla mattina, volto ad identificare le persone presenti negli insediamenti. Da quello che noi sappiamo, questa operazione si ascrive all’interno di quelle che sono le indagini propedeutiche al futuro piano di inclusione delle popolazioni rom”.  

Sono le modalità del censimento a non convincere l’associazione e l’assenza di un coinvolgimento diretto di quelli che per primi avranno a che fare proprio con il futuro piano. “Contestiamo, qualora ciò fosse vero, le modalità, visto che se si ascrivessero all’interno di un piano di inclusione la prima cosa da fare sarebbe coinvolgere e informare le persone sulla finalità di questa operazione di censimento - continua Stasolla -. Non ci risulta che ciò sia in alcun modo avvenuto e le persone per l’ennesima volta, come sempre avvenuto da Rutelli a Veltroni, da Alemanno fino a Marino, si sono ritrovate le forze dell’ordine all’ingresso delle proprie abitazione con la richiesta dei documenti. Siamo stati chiamati da mamme che stavano accompagnando i bambini a scuola e che sono dovute tornare indietro. Non dimentichiamo che sono le stesse persone censite con modalità certificate come illegali da vari tribunali italiani ai tempi dell’emergenza nomadi. Persone che rivivono quelle stesse situazioni e anche qui, nel rapporto con le istituzioni, risulta poco chiaro”.

Intanto, in Campidoglio pare proprio che il Piano possa davvero essere pronto per la data annunciata. Per Stasolla, però, occorre prima di tutto un “cronoprogramma con i nomi dei campi e le date in cui verranno superati”. Quello che non serve, invece, sono i tavoli di consultazione. “La decisione è politica e i tavoli servono solo a prendere tempo. A Roma negli ultimi anni sono serviti solo a questo”. Intanto, aggiunge Stasolla, il Comune è già in ritardo almeno su un paio di cose. “Abbiamo fatto presente all’assessore Baldassarre alcune questioni urgenti in un incontro avuto con lei - spiega Stasolla -. Si tratta della delibera di iniziativa popolare sul superamento dei campi che andava discussa per legge dopo sei mesi e non ancora portata in consiglio comunale, nonostante i termini siano scaduti nei giorni scorsi. Poi c’è la sentenza che riguarda la Barbuta. C’è un’ordinanza che impone al comune di Roma di rimuovere gli effetti discriminatori e da questo punto di vista il Comune di Roma risulta inadempiente. Davanti ad una amministrazione che fa della voce del popolo e della legalità la propria bandiera ci sembra che ci sia una grave inadempienza di fronte a 6 mila cittadini romani che hanno sottoscritto la richiesta di una iniziativa popolare e di fronte all’ordinanza di un giudice. Il non attuare queste misure ci sembra estremamente grave”. (ga)

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