6 novembre 2013 ore: 13:54
Società

Censis: italiani altruisti, ma preoccupati del futuro e non rappresentati

La voglia di fare batte la disperazione, ma quasi la metà degli italiani non sa come dare il proprio contributo e due su tre non si sentono rappresentati da nessuno. La fotografia nel rapporto del Censis “I valori degli italiani 2013” presentato oggi a Roma. Solo il 10 per cento pensa che l’onestà dei cittadini che abitano nel suo territorio sia scarsa
Altruismo, aiutare gli altri

boxROMA – Italiani potenzialmente altruisti, ma sono in gran parte preoccupati per il futuro, indignati e non si sentono rappresentati da nessuno. Un’immagine piena di contrasti, quella degli italiani, raccontata dalla ricerca del Censis “I valori degli italiani 2013. Il ritorno del pendolo”, pubblicata da Marsilio Editori e presentata oggi a Roma. Una ricerca che mette in evidenza “la voglia di altruismo tanto che aiutare chi è in difficoltà trasmette maggiore energia positiva che non l’idea di occuparsi del proprio benessere in palestra o in un centro estetico”, ma al tempo stesso l’incapacità di prendere in mano la situazione.  

Preoccupazione, ma non disperazione. “Certamente non tutti gli italiani dormono sonni tranquilli – spiega il Censis -.Oggi l’85 per cento degli italiani si dice preoccupato e il 71 per cento indignato, ma solo il 26,5 per cento dice di sentirsi frustrato e il 13 per cento disperato. Al contrario, il 59 per cento degli italiani si sente vitale (e anche il 48 per cento degli over 65 anni)”. Preoccupazioni e indignazione che, tuttavia, non hanno indebolito la vitalità degli italiani e non si sono mutate in frustrazione e disperazione. Un Paese che quindi, secondo il Censis, “si prepara una reazione al degrado antropologico, una reazione che però aspetta di essere incanalata e condotta. Ma si avverte l’assenza di una regia che coaguli tutte queste energie: oggi il 67 per cento degli italiani non si sente rappresentato da nessuno”.

La fine della crisi antropologica. Per il Censis, il segnale positivo da cogliere in questa ricerca è la “probabile” fine della “crisi antropologica che ha profondamente segnato il Paese (l’egoismo diffuso, la passività, l’irresponsabilità, il materialismo spinto)”. Quasi un italiano su tre, infatti, “afferma di ricevere moltissima carica dalla possibilità di aiutare qualcuno in difficoltà, e la percentuale rimane costante in tutte le classi di età, segno di una voglia comune di ritrovare l’altro. Soprattutto se si pensa che la possibilità di fare qualcosa per il proprio benessere, come andare in palestra o fare massaggi, darebbe molta carica a una quota inferiore (il 16 per cento) dei cittadini”.

Italiani pronti a mettersi in gioco, ma come? La ricerca evidenzia come il 40 per cento degli italiani si dice molto disponibile a fare visita agli ammalati. Più del 36 per cento si dice assolutamente pronto a rendersi disponibile in caso di calamità naturale. Il 37 per cento si dice molto o abbastanza disponibile a dare una mano nella manutenzione delle scuole, percentuale che al Sud aumenta fino al 41 per cento. Italiani disponibili anche per la manutenzione delle spiagge e dei boschi, più di un terzo si dice pronto a collaborare (il 34 per cento), mentre il 37 per cento si trincera dietro un più interlocutorio “forse”. Ma se sono tanti quelli che dicono di sentirsi pronti a dare il proprio contributo, sono altrettanti coloro che non sanno ancora come muoversi. “Il 46 per cento degli intervistati – spiega la ricerca - ammette di trovarsi nella condizione in cui vorrebbe fare qualcosa, ma non sa che cosa. Si tratta di un riposizionamento forse solo ideale, solo immaginato, una voglia di recuperare i beni morali come “beni rifugio” in un contesto che percepiamo come degradato”.

Territorio, famiglia e luogo di lavoro. Secondo il Censis, un italiano su quattro ritiene di vivere in un “territorio in cui la coesione sociale è forte, per il 64 per cento è discreta, solo il 9 per cento pensa che sia modesta. E soltanto il 10 per cento pensa che l’onestà dei cittadini che abitano nel suo territorio sia scarsa”. I rapporti più stretti restano quelli familiari. “L’amore più forte rimane quello per le persone che ci sono vicine – spiega la ricerca -: l’80 per cento degli italiani afferma di amare moltissimo i propri familiari, il 64 per cento il proprio partner, il 22 per cento i colleghi di lavoro”. E sul lavoro, anche gli imprenditori pensano che collaborare bene con i colleghi dia “molta carica”: lo pensa il 35 per cento degli imprenditori e il 31 per cento degli artigiani. “Potrebbe farsi strada una nuova cultura imprenditoriale – spiega il Censis -, più collaborativa, in grado di essere trainante per il Paese, se prevarrà la voglia di riscoprire l’altro come alleato e non come competitor”.

Effetto Papa Francesco. Per il Censis, a dare il proprio contributo contro la crisi antropologica ci sarebbe anche l’arrivo di Bergoglio al soglio pontificio. Dalla ricerca, infatti, emerge come il 59 per cento degli italiani sostiene che curare la propria spiritualità procuri una buona dose di energia positiva, ma a catalizzare questa tendenza ci sarebbe anche la figura di Papa Francesco. “Si diffonde una sorta di “papafrancescanesimo” – spiega il Censis -. La figura del nuovo Papa sta risvegliando in molti l’interesse non solo per la fede, ma più in generale per la vita spirituale e il gusto per una certa frugalità nei consumi”.(ga)

 

 

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