20 maggio 2020 ore: 14:00
Disabilità

Centri estivi, 10 parole chiave, da accessibilità a inclusione. Ma saranno per tutti?

di Chiara Ludovisi
Le risorse arrivano dal Fondo per le politiche della famiglia, integrato di 135 milioni di euro ed erogato ai Comuni. Si svolgeranno nelle scuole o negli spazi aperti. Tra gli standard da assicurare, accessibilità, sicurezza sanitaria, inclusione delle disabilità. Ma il rischio è che siano per pochi
ragazzi amici

ROMA – Le risorse ci sono (nel decreto “Rilancio”), le Linee guida anche (nel Dpcm 17 maggio). E' quindi praticamente certo che le scuole, chiuse da tre mesi, riapriranno a metà giugno, per ospitare i centri estivi, destinati a bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni. Quanto voluto e annunciato più volte dalla ministra Bonetti, è infatti scritto nero su bianco innanzitutto nel decreto Rilancio, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che all'articolo 105 prevede, per l’anno 2020, un’integrazione del Fondo per le politiche della famiglia per un importo pari a 135 milioni di euro per il potenziamento, anche in collaborazione con associazioni di volontariato e del Terzo settore, di centri estivi diurni e servizi socioeducativi territoriali.

I centri estivi, tra “riaperture” e linee guida

L'attivazione di questi servizi è prevista e confermata anche nel Dpcm 17 maggio 2020 sulle riaperture, che all'articolo 1 (lettera c) dispone che “a decorrere dal 15 giugno 2020, è consentito l'accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, anche non formali, al chiuso o all'aria aperta, con l'ausilio di operatori cui affidarli in custodia e con obbligo di adottare appositi protocolli di sicurezza predisposti in conformità alle linee guida del dipartimento per le politiche della famiglia”. Le “Linee guida per l’organizzazione dei centri estivi per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell'emergenza covid-19” sono contenute nell'allegato 8 del Dpcm 17 maggio. Queste indicano e declinano i diei “aspetti presi in considerazione”, ovvero gli stadard ai quali questi servizi dovranno attenersi: accessibilità; rapporto fra bambini ed adolescenti accolti e spazio disponibile; rapporto numerico fra personale bambini ed adolescenti e strategie generali per il distanziamento fisico; igiene e pulizia; criteri di selezione del personale e di formazione degli operatori; orientamenti generali per la programmazione delle attività e di stabilità nel tempo della relazione fra gli operatori ed i gruppi di bambini ed adolescenti;modalità di accesso e di uscita; triage in accoglienza; progetto organizzativo del servizio; attenzioni speciali per l’accoglienza di bambini ed adolescenti con disabilità.

Per quanto riguarda le sedi, saranno utilizzate quelle “ordinariamente ospitanti i servizi educativi per l’infanzia e le scuole”, con preferenza per “quelle che sono dotate di un generoso spazio verde dedicato”, ma “non è esclusa la possibilità di utilizzare anche altre sedi similari, a patto che le stesse offrano le medesime funzionalità necessarie, in termini di spazi per le attività all’interno e all’esterno, servizi igienici, spazi per servizi generali e per il supporto alla preparazione e distribuzione di pasti”.

I progetti saranno realizzati dagli enti locali con i fondi ripartiti e tramite “i soggetti gestori da questi individuati, nonché da organizzazioni ed enti del Terzo Settore”. Fondamentale, in questo contesto particolare, il riferimento alla responsabilità: “Si intende che il progetto di attività sia elaborato dal gestore ricomprendendo la relativa assunzione di responsabilità, condivisa con le famiglie, nei confronti dei bambini e degli adolescenti accolti, anche considerando il particolare momento di emergenza sanitaria in corso”.

Accessibilità e “selezione”: disabilità e fragilità al primo posto

Per l'accesso ai servizi, esistono condizioni, requisiti e priorità. In generale, il progetto deve essere accessibile “da parte di tutti i bambini e degli adolescenti. Mediante iscrizione è il gestore a definire i tempi ed i modi d’iscrizione dandone comunicazione in modo pubblico e con congruo anticipo rispetto all’inizio delle attività proposte”.

Non sarà possibile accogliere tutte le richieste, questo è evidente: “Con criteri di selezione della domanda, nel caso di domande superiori alla ricettività prevista, ove si determini la situazione in cui non sia possibile accogliere tutta la domanda espressa, deve essere redatta una graduatoria di accesso che tenga conto di alcuni criteri, quali ad esempio: la condizione di disabilità del bambino o adolescente; la documentata condizione di fragilità del nucleo familiare di provenienza del bambino ed adolescente; il maggior grado di impegno in attività di lavoro da parte dei genitori del bambino ed adolescente”.

Rapporto operatori, ragazzi, spazi

Le Linee guida fissano poi i criteri fondamentali per stabilire il rapporto tra ragazzi ospitati e spazio disponibile e tra ragazzi accolti e operatori impiegati, ovviamente con una specifica attenzione alla sicurezza e alla necessità di distanziamento fisico. Per quanto riguarda il rapporto numerico minimo fra operatori, bambini ed adolescenti, questo sarà graduato in relazione all’età dei bambini ed adolescenti nel modo seguente: dai 3 ai 5 anni, un adulto ogni cinque bambini; dai 6 agli 11 anni, un adulto ogni sette; dai 12 ai 17 anni, un adulto ogni dieci. Vengono poi illustrati i “principi generali d’igiene e pulizia e le misure di prevenzione: “Lavarsi frequentemente le mani in modo non frettoloso; non tossire o starnutire senza protezione; mantenere il distanziamento fisico di almeno un metro dalle altre persone; 4) non toccarsi il viso con le mani; pulire frequentemente le superfici con le quali si vie a contatto; arieggiare frequentemente i locali”. Inoltre, si precisa, “particolare attenzione deve essere rivolta all’utilizzo corretto delle mascherine. Le operazioni di pulizia approfondita dei materiali devono essere svolte di frequente sulle superfici più toccate, con frequenza almeno giornaliera, con un detergente neutro”. Grande attenzione ai servizi igienici, che “richiedono di essere oggetto di pulizia dopo ogni volta che sono stati utilizzati, e di 'disinfezione' almeno giornaliera con soluzioni a base di ipoclorito di sodio allo 0,1% di cloro attivo o altri prodotti virucidi autorizzati seguendo le istruzioni per l’uso fornite dal produttore”.

In campo anche gli operatori volontari

Altre indicazioni riguardano la selezione e la formazione del personale. Interessante il fatto che “costituirà un'opportunità positiva la possibilità di coinvolgimento di operatori volontari, opportunamente formati. Tutto il personale, professionale e volontario, deve essere formato sui temi della prevenzione di COVID-19, nonché per gli aspetti di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e delle misure di igiene e sanificazione”. Per quanto riguarda le attività, “sarà necessario lavorare per piccoli gruppi” e con operatori che garantiscano continuità nel tempo”. Devono peraltro essere escluse “attività che comprendano assembramenti di più persone, come le feste periodiche con le famiglie, privilegiando forme audiovisuali di documentazione ai fini della comunicazione ai genitori dei bambini”. Istruzioni vengono poi fornite per le “modalità di accompagnamento e ritiro” e per la “procedura di triage”, che comprende l'igienizzazione delle mani e la verifica della temperatura corporea. La stessa procedura va posta in essere all’entrata per gli operatori”.

Bambini e adolescenti con disabilità

Fondamentale, nelle ultime pagine delle Linee guida, il riferimento alle disabilità: “Nella consapevolezza delle particolari difficoltà che le misure restrittive per contenere i contagi hanno comportato per bambini ed adolescenti con disabilità, e della necessità di includerli in una graduale ripresa della socialità, particolare attenzione e cura vanno rivolte alla definizione di modalità di attività e misure di sicurezza specifiche per coinvolgerli nelle attività estive”, si legge. Nulla di più però si specifica, se non che “il rapporto numerico, nel caso di bambini ed adolescenti con disabilità, deve essere potenziato integrando la dotazione di operatori nel gruppo dove viene accolto il bambino ed adolescente, portando il rapporto numerico a un operatore per un bambino o adolescente. Il personale coinvolto deve essere adeguatamente formato anche a fronte delle diverse modalità di organizzazione delle attività, tenendo anche conto delle difficoltà di mantenere il distanziamento, così come della necessità di accompagnare bambini ed adolescenti con disabilità nel comprendere il senso delle misure di precauzione”. Una domanda sorge spontanea: tutto questo sarà economicamente sostenibile, per le famiglie e per gli enti gestori?

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