21 maggio 2020 ore: 10:00
Famiglia

Centri estivi: i grandi assenti sono i più piccoli

di Dario Paladini
Per il presidente di Cgm, Giuseppe Bruno, non basta aprire i parchi e affidarli alle baby sitter. Per i bambini 0-3 anni occorre invece “predisporre un piano di rientro strutturato e qualificato”
bambini estate
MILANO - I bambini e i ragazzi sono stati dimenticati durante la fase 1 della pandemia. E ora che qualcosa si muove per l'apertura dei centri estivi, ci si sta dimenticando dei più piccoli, ossia della fascia di età 0-3 anni. “Sembra prevalere una considerazione opzionale dei servizi educativi per la Prima Infanzia a dispetto dei buoni propositi annunciati dalla promettente Riforma della Buona Scuola e dei proclami contro la povertà educativa, soprattutto quella infantile in special modo, perché è lì che si gioca il futuro della persona e della collettività”, spiega Giuseppe Bruno, Presidente di CGM, il più grande consorzio di cooperative sociali in Italia.
 
Secondo il presidente del Consorzio non basta aprire i parchi. “É una questione culturale prima che di necessità: dire che parchi e giardini pubblici sono accessibili ai bambini, anche sotto i 3 anni, accompagnati da adulti familiari o, si badi, anche da non meglio specificati ‘non parenti',  non equivale a predisporre un piano di rientro strutturato e qualificato per i fanciulli in età pre-scolare. Come dire che, nella fascia 0-3 anni, ognuno fa quel che può”. 
 
La soluzione per i bambini più piccoli non può essere solo quella di affidarli alle baby sitter. “Il mondo della cooperazione sociale è punteggiato di piccole grandi realtà che hanno preso realmente sul serio la continuità educativa da 0 a 6 anni -aggiunge Giuseppe Bruno-, capaci di ripensare i servizi e di istituirne di nuovi in funzione delle istanze emergenti, ma sempre mettendo al centro i bambini. Siamo profondamente convinti che la ripresa economica, e il disegno trasformativo da più parti auspicato, non può che partire dall’economia della famiglia”.
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