17 settembre 2020 ore: 14:49
Disabilità

Cercasi ambulanza per Emanuele. O per lui la campanella non suonerà

di Chiara Ludovisi
Ha 12 anni e una gravissima disabilità. Per raggiungere la scuola, ha da sempre bisogno di un'ambulanza e di un'infermiera a bordo che lo controlli. Quest'anno non ci sono né l'una né l'altra. Il doppio appello della mamma: “Da sola non riesco a fare tutto. E poi non è giusto. Ho fatto denuncia, per far avere a mio figlio ciò che gli spetta”
Emanuele bambino disabile

Emanuele studia matematica con l'insegnante di sostegno

ROMA – Emanuele ha 12 anni e una gravissima disabilità. Lo conosciamo come “Mele”; il piccolo pittore che, nonostante le sue difficoltà, con i pennelli e i colori riesce a esprimere emozioni e il mondo che ha dentro. Nonostante la sua condizione, con un'impeccabile organizzazione è sempre riuscito ad andare a scuola: battagliero lui, battaglieri i genitori, tutti determinati a non far perdere a “Mele” nessuna opportunità. Quest'anno , però, il “gioco” si sta facendo particolarmente “duro”: per i ritardi e le inadempienze della Asl e del Comune, Emanuele è rimasto a casa, questi primi giorni di scuola, perché mancano ambulanza e un'infermiera che salga a bordo con lui. Così la mamma, Chiara Paolini, lancia un appello, anzi due, tramite le pagine di Redattore Sociale: il primo è alle associazioni del territorio, “se qualcuna avesse un'ambulanza disponibile per venire a prendere Emanuele alle 7.30 a casa per accompagnarlo a scuola e poi riprenderlo a scuola alle 14, per riportarlo a casa. L'associazione riceverà dal Comune regolare contratto e rimborso”. Il secondo appello è alla Asl, perché “risolvano i problemi burocratici, che oggi impediscono alle loro infermiere di venire a casa nostra alle 6.30, come sarebbe necessario per preparare Mele, nonché di salire a bordo con lui in ambulanza”. Sì, perché “in questo momento la Asl le autorizza solo a seguire l'ambulanza con l'automobile del distretto: “Mi chiedo come facciano, così, a garantire a mio figlio assistenza tempestiva in caso di arresto cardiaco o respiratorio – si domanda Chiara – E' evidente che così lui non è tutelato e io non sono tranquilla”. 

Il racconto della mamma

Questi sono però solo gli ultimi due capitoli di una storia che inizia l'anno scorso, quando Emanuele non ha più ricevuto quello che gli spettava di diritto. Ecco cosa ci racconta la mamma. “Emanuele va a scuola da 9 anni. Da sempre, per studiare, ha bisogno di un abbattimento delle barriere, che non significa solo rampe al posto di scale, ma soprattutto persone, ausili e sevizi che gli permettano di frequentare la scuola”. Tanto per cominciare, Emanuele deve essere preparato fisicamente per andare a scuola: “E' una preparazione complessa, per la terapia, le medicazioni, il lavaggio, le medicine e gli alimenti da portare....Fino allo scorso anno, le cose andavano piuttosto bene, da questo punto di vista: la Asl aveva appaltato il servizio infermieristico a una cooperativa, che mandava un'infermiera a casa nostra alle 6.30. Alle 7 arrivava anche la Oss e insieme lo preparavano per andare a scuola. Alle 7.45 circa veniva l'ambulanza, che è stata sempre fornita dal comune di Massarosa: l'infermiera saliva in ambulanza con Emanuele, lo assisteva durante il tragitto e per tutto il tempo scuola, poi tornava con lui”. 

Le brutte sorprese del nuovo anno

Quest'anno le cose sono iniziate nel peggiore dei modi: con Emanuele pronto per il primo giorno di scuola, costretto invece, all'ultimo momento, a restare a casa. Perché? “Perché non solo, come sempre, gli sono state assegnate ore insufficienti di assistente all'autonomia e alla comunicazione, ragion per cui ho dovuto denunciare, a giugno, il sindaco e gli assessori alla procura della Repubblica, dopo che già il giudice li aveva condannati per discriminazione verso un bambino disabile, obbligandoli a garantire l'assistenza necessaria – racconta Chiara Paolini – Come se non bastasse. Quest'anno il Comune non ci ha mandato neanche l'ambulanza: e lo abbiamo scoperto direttamente il 15 settembre!”, racconta. “Il motivo è che l'associazione, che prima svolgeva il servizio, non può farlo negli orari della scuola di mio figlio. Forse non si sono mossi per tempo per risolvere il problema e neanche ci hanno avvertito: il primo giorno di scuola, semplicemente, l'ambulanza non c'era”. Di qui il primo appello di Chiara, rivolto alle associazioni e alle pubbliche assistenze, “perché il Comune mi ha almeno assicurato che, se dovessi trovare io un'associazione, loro provvederebbero a coprire la spesa”.

Il problema però è anche un altro e questa volta dipende dalla Asl, che “dopo aver interrotto il servizio infermieristico per via del Covid, finalmente lo ha ripreso il 6 luglio, ma non più tramite le cooperative, ma direttamente con personale proprio, quindi infermieri dipendenti dalla Asl Toscana Nordovest, che lavorano nel distretto sanitario di Massarosa”. Che cambia? “Cambia tutto, perché la Asl non li autorizza a venire prima delle 7.30. E non li autorizza neanche a salire sull'ambulanza con Emanuele, perché pare non abbiano ancora fatto un corso (di sei ore!) e una tal visita medica.  Insomma, da luglio l'asl non si è procurata di formare il proprio personale, pur sapendo bene che la scuola sarebbe cominciata a metà settembre". Sono però autorizzate, le infermiere, a seguire l'ambulanza guidando l'auto del distretto. Ovviamente, come dicevo, questo non garantisce a Emanuele di sopravvivere a una crisi respiratoria o cardiaca”.
Insomma, la questione è complessa e, in buona parte, squisitamente burocratica. In ballo ci sono però, come sempre, vite di persone in carne e ossa: in questo caso, un bambino di 12 anni che chiede solo di andare a scuola e una mamma caregiver, che non sente neanche più la stanchezza: “Assisto mio figlio 18 ore al giorno, le restanti ore le passo a dormire o a lavorare. Ho altri due figli da accompagnare a scuola, ma la Asl ora si aspetta che faccia da sola, per preparare "Mele", quello che prima facevano in due: infermiera e Oss. E poi c'è Emanuele, che ha diritto di ricevere al meglio tutto ciò che gli spetta. Siamo ancora qui, abbiamo bisogno che qualcuno ci ascolti”.
© Copyright Redattore Sociale