22 luglio 2014 ore: 12:02
Salute

Chi dietro l'azzardo? Slot Mob: “Società schermate e conflitti d’interesse”

La denuncia nel corso della presentazione del libro "Vite in gioco. Oltre la slot economia", di Carlo Cefaloni. “Intervenire sulle concessioni. Andare oltre la questione patologie e al divieto di pubblicità previsto nel Testo Unico”
Gioco azzardo: dadi

ROMA - “Non basta intervenire solo sugli effetti, sulle patologie derivanti da una norma che ha incentivato il gioco d’azzardo, rendendo l’Italia il primo paese in Europa e terzo nel mondo per la raccolta delle slot machine”. Così Carlo Cefaloni,esponente del Movimento “Slot Mob” e curatore di “Vite in gioco, oltre la slot-economia” (Città Nuova 2014) è intervenuto alla presentazione del libro nella sala Mercede della Camera dei Deputati ieri pomeriggio.“Dobbiamo discutere la scelta che è stata fatta, di affidare una fragilità umana a multinazionali profit”, ha affermato, alla presentazione del libro – nato come documentazione della rete Slot Mob – che si concentra proprio sul sistema economico creato dalla diffusione delle slot. Cefaloni ha poi evidenziato il ruolo fondamentale delle reti sociali nel contrasto del sistema: “Slot Mob, favorendo gli esercenti che hanno detto di no alle slot nei propri bar e locali, ricostruisce il legame sociale, contrastando un fenomeno che ha reso grossi pezzi delle città dei non luoghi, luoghi di non incontro”. “Non si può solo fare pressione sul Parlamento. Nuove regole devono nascere dalla società civile”. ha aggiunto.

box Francesco Naso e Gabriele Maldolesi sono intervenuti come membri del Movimento Slot Mob – contenitore di 150 associazioni che organizzano colazioni collettive coinvolgendo fino a 150 persone, in bar che hanno detto no all’installazione di macchinette nei propri esercizi commerciali -.Naso ha evidenziato l’importanza del recupero di spazi comuni nel territorio cittadino, del gioco sociale, della prevenzione e del lavoro con le scuole, essendo i ragazzi giovani come gli anziani, le categorie più a rischio. “Importante favorire le reti territoriali, per fare massa critica e pressione sulle istituzioni comunali e statali - ha sottolineato -. Con questo fine ad oggi abbiamo lavorato con tante realtà, come Addiopizzo, SOS usura e Rete da sud".

Maldolesi, coautore del capitolo del libro sulle multinazionali del gioco d'azzardo, ha evidenziato come nella ricerca non è stato possibile identificare il proprietario di diverse delle “dieci grandi sorelle dell’azzardo”. “La stessa Sisal, è posseduta da una società che appartiene a una società lussemburghese schermata. Possibile - si è chiesto - che società che fanno profitti grazie a concessioni pubbliche possono operare senza dire chi è il beneficiario? Pur volendo pensar bene, ci potrebbe essere dietro di tutto”.

“Ci dovrebbe essere una nuova normativa, che dovrebbe obbligare queste società a rendersi visibili”. “Ma le concessioni fino al 2017 non saranno obbligate a dire chi si spartisce dividendi alla fine, perché la normativa attuale non lo prevede”. “Vi sono inoltre – ha sottolineato Maldolesi – conflitti di interesse legali ma molto forti”. “Il Superenalotto è una concessione vinta da SISAL nel 1997 quando Augusto Fantozzi – suo attuale presidente – era ministro dell’Economia”.  “Oggi – ha concluso Maldolesi – il dibattito si concentra sulle patologie che sono effetti e sulla questione politica, non si parla di cosa c'è in mezzo, che è il sistema delle concessioni”.
E ha concluso: “Le norme che regolano le multinazionali sono critiche in molti punti. Alcune concessioni obbligano i concessionari a spendere decine di milioni di euro in pubblicità, assicurando con maggiori giocate, la tutela dell’interesse erariale. Alcune concessioni prevedono obiettivi di performance. Che la raccolta sia almeno l’80 per cento di quella dell’anno precedente, altrimenti vi sono multe e sanzioni da parte dei monopoli privati. Sono paletti che obbligano a far incrementare questo settore”. (Ludovica Jona)

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