22 febbraio 2020 ore: 14:20
Società

Culti indipendenti in Africa e America Latina, una “sfida” per la Chiesa cattolica

di Francesco Dicuonzo
Sono sempre di più e continuano ad espandersi, praticando rituali lontani da quelli della professione cattolica, seguendo una parola che promette benessere materiale e spirituale, attirando così i fedeli. E mostrando anche derive radicali. In un Dossier pubblicato dalla rivista “Popoli e Missione” la situazione nei due continenti

ROMA - Le Chiese Indipendenti hanno le proprie radici in Africa e hanno riscosso una ampia adesione anche in America Latina, provocando un allontanamento dalla pratica del culto cattolico. Si tratta di Chiese legate alla fede cristiana: nel culto si possono trovare degli aspetti congruenti a quest’ultima ma anche degli aspetti che fanno pensare a una sua perfetta antitesi. A fare luce sul fenomeno è il Dossier della rivista “Popoli e Missione”, in 2 reportage a cura di Giulio Albanese e Ilaria De Bonis. Un lavoro per raccontare come il culto delle Chiese Indipendenti si sia espanso nei Paesi africani e latino americani  e su quali fondamenti si basa.

In Africa le Chiese Indipendenti sono sorte intorno al XIX secolo, per la necessità dei credenti di distanziarsi e di rendersi autonomi dalle Chiese Europee, anche per esprimere una sorta di liberazione dalla dominazione coloniale. Secondo i dati forniti dal Database of African Indipendent Churches and Leaders, le Chiese Indipendenti nel continente africano nel 2006 erano circa 10 mila e sembrerebbe che la costituzione e l’aumento di queste comunità siano sempre in evoluzione, soprattutto nelle società autoctone. Oggi, questo loro modo originale di interpretare la fede cristiana ha fatto si che le Chiese Indipendenti siano denominate African Istituted Churches (Chiese Istituite Africane), portando così l’attenzione sul fatto che queste siano state create grazie all’intraprendenza di fondatori o fondatrici africani. A questo proposito alcuni teologi, come Laurenti Magesa, hanno mostrato disaccordo circa le affermazioni di alcuni missionari, convinti che - partendo da questa situazione -, è stato possibile promuovere il messaggio evangelico. Infatti gli aderenti alla Chiesa Indipendente centrano il loro culto sulla promozione dell’individuo e dell’armonia dell’universo. Magesa afferma, inoltre, che questo culto sia sostanzialmente vicino a quello cristiano, essendo affine per contenuti, ma si differenzia nell’espressione di questi; infatti si può notare come per la fede Cristiana la Rivelazione avvenga solo attraverso le Scritture, mentre per il culto “alternativo” si possa manifestare tramite sogno, estasi, trance o calamità. Secondo gli esperti di fenomenologia religiosa, è errato dire che rientri nei culti pagani, anche perché il Consiglio Mondiale delle Chiese ha predetto una comunicazione pacata con le Chiese Indipendenti africane (anche con la consapevolezza della loro volontà di portare questo nuovo culto al centro del loro contesto culturale locale). Bisogna però precisare che queste (discostatisi dalla fede cattolica), costituiscono solo una piccola percentuale dei culti derivati dalla dissociazione  da professioni cristiane di origine occidentale, ed è anche necessario definire che non sempre la creazione delle comunità Indipendenti deriva dalla scissione delle grandi religioni cristiane (come anglicanesimo o protestantesimo). 
Negli ultimi anni le Chiese Indipendenti hanno avuto sostegno dalla diffusione dei gruppi fautori del pentecostalismo, provenienti dall’occidente, dando luogo a volte ad azioni appartenenti al radicalismo religioso. In merito a questo fenomeno è intervenuto sia Giovanni Paolo II, che chiese il rifiuto di questo stile di vita non attribuibile né alla cultura africana né alla religione cattolica (e predicando che in questa si può trovare la libertà e la verità), sia Papa Francesco che nell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium ha scritto: “E’ imperioso il bisogno di evangelizzare le culture per inculturare il Vangelo”.  Dunque è necessario che in Africa ci sia una costante fratellanza facendo leva anche sulla religione, puntando ad un progetto comune che prevede comprensione rispetto e amore.

Secondo il Pew Research Center di Washington, in America Latina dagli anni Sessanta si è verificata una diminuzione dei professanti della religione cattolica, e d’altra parte è cresciuto il numero degli aderenti alle Chiese Indipendenti. Per spiegare gli elementi di attrazione a queste Chiese è intervenuto Gianni La Bella, affermando che l’elemento chiave è il Vangelo dell’abbondanza, che attira le masse grazie alla promessa di salute e ricchezza. Ha continuato spiegando che questo fenomeno si è abbattuto nelle regioni latinoamericane a causa della creazione di una nuova dimensione spirituale, formatasi negli anni Settanta, anni in cui il popolo occidentale sembrava aver messo da parte la propria religiosità (anche se è accaduto il contrario) e quindi favorendo una sorta di personalizzazione della religione.
Di questo allontanamento dalla religione Madre, alcuni attribuiscono colpe soprattutto alla Chiesa cattolica latinoamericana, accusata di essersi distratta dalle questioni sociali ed ecclesiali, trascurando la missione. Il culto di queste nuove comunità si basa sulla liturgia pentecostale, con una sperimentazione del sovrannaturale, che porta alla soluzione dei grandi problemi esistenziali; non c’è un insegnamento dottrinale bensì celebrazioni guidate da un leader carismatico, che coinvolgono emotivamente le comunità con scopo finale l’estasi collettiva. Anche in questo caso si trovano delle affinità con il messaggio evangelico: la preghiera è la cura della malattia, e quest’ultima è opera del demonio. Per fronteggiare il dilagamento di questo culto nei paesi latinoamericani, la Chiesa cattolica ha bisogno della presenza di più laici sul territorio, visto che il clero può fare ben poco (sono pochissimi i preti), essendo necessaria anche la ripresa della predicazione del Vangelo, contrastando anche la distruzione del concetto di democrazia e di popolo che sta avvenendo per mano delle Chiese neopentecostali con la politica conservatrice della destra populista.

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