25 novembre 2015 ore: 16:47
Immigrazione

Chiude il Best house rom, centro d’accoglienza "fuorilegge" da oltre 2 milioni l’anno

Dopo le denunce, le visite a sorpresa della Commissione diritti umani del Senato e l’istruttoria dell’Autorità anticorruzione, il commissario Tronca dispone la conclusione del rapporto con la cooperativa Inopera a seguito di una “interdittiva antimafia”. L’ex assessore Danese lo definì un “mostro”
Associazione 21 Luglio "Centri di Raccolta Spa" Rom: Centro di raccolta "Best House Rom"

Il Centro di raccolta "Best House Rom". Foto: Associazione 21 Luglio "Centri di Raccolta Spa"

ROMA – E’ stato al centro delle polemiche sollevate dalle associazioni in difesa dei diritti umani, bersaglio delle critiche della Commissione diritti umani del Senato, ultimamente anche oggetto di una istruttoria dell’Autorità nazionale anticorruzione ma per quasi tre anni nessuno è mai riuscito a chiuderlo: è il Best house rom di via Visso a Roma, un centro di accoglienza gestito dalla cooperativa Inopera che a fine mese metterà i lucchetti alle porte dopo una comunicazione del commissario straordinario Tronca. In mattinata, infatti, una nota del Campidoglio fa sapere che “è stata disposta la conclusione del rapporto, a seguito di interdittiva antimafia, nei confronti della Cooperativa che aveva in gestione il Centro di accoglienza di via Visso”. Per gli ospiti del centro, aggiunge la nota, sono stati attivati una serie di interventi “finalizzati a ricollocare le famiglie che ne avessero titolo presso altre strutture del territorio”.

Una buona notizia.  Attualmente all’interno della struttura sono ospitati 150 rom. A loro è stato dato un foglio in cui si comunica che entro il 30 del mese devono lasciare la struttura. “Dobbiamo capire qual è il criterio di queste soluzioni predisposte dal Comune e fare in modo che nessuno rimanga per strada – spiega Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 luglio -. Da una parte per noi è una buona notizia perché il mostro chiude. Dall’altra è una buona notizia se nessuno resta per strada e se le alternative sono condivise con i rom e accettate da loro”.

Oltre 2 milioni di euro l’anno. A denunciare per primi le cattive condizioni d’accoglienza e la gestione poco chiara della struttura è stata proprio l’associazione 21 luglio che già nel marzo 2014 aveva pubblicato un report in cui si denunciava spreco e il non rispetto degli standard di accoglienza. La struttura lo scorso anno accoglieva circa 300 rom provenienti da diversi sgomberi e secondo l’associazione aveva costi di gestione che si aggiravano tra 600 e 700 euro al mese a persona, per un totale che nel 2014 ha fatto sfiorare i 2,8 milioni di euro. A dare l’incarico alla cooperativa proprio il Comune di Roma, con un affidamento diretto. Uno dei tanti di questo tipo per quanto riguarda i servizi che ruotano attorno ai rom della capitale che l’associazione 21 luglio denuncia da anni.

Un centro d’accoglienza “fuorilegge”. Nei suoi report, inoltre, l’associazione 21 luglio ha sempre denunciato l’inadeguatezza della struttura per i fini dell’accoglienza. Secondo l’associazione, infatti, “il fabbricato è accatastato come locale di deposito e non potrebbe fungere da civile abitazione – spiegava tempo fa l’associazione -. Gli spazi destinati agli ospiti sono inadatti e lontani da quanto previsto dalla normativa regionale: ogni nucleo familiare, composto in media da cinque persone, dispone di fatto della sola zona notte, che svolge anche funzioni di zona giorno e studio per i minori, composta da un’unica stanza di circa 12 mq priva di fonte di luce naturale. Ogni ospite, pertanto, ha a disposizione circa 2,5 mq contro i 12 mq indicati dalla Legge Regione Lazio n. 41/2003”.

Quando l’assessore Danese lo definì un “mostro”. Ad interessarsi alla struttura, anche la Commissione diritti umani al Senato che in due occasioni ha visitato il centro per verificare le condizioni d’accoglienza. La prima visita a sorpresa è avvenuta l’11 novembre del 2014. L’ultima, a inizio gennaio 2015, accompagnati dall’allora assessore alle politiche sociali di Roma, Francesca Danese, che in quell’occasione definì il centro “un mostro, una bruttura figlia delle proroghe dietro le quali si è insediato il malaffare”.

L’istruttoria dell’anticorruzione. Ultima ad interessarsi del centro di via Visso, l’Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone. Dopo un esposto della 21 luglio presentato agli inizi di febbraio, infatti, nel luglio scorso l’Autorità ha avviato un’istruttoria nei confronti del comune di Roma per via degli affidamenti diretti alla cooperativa sociale Inopera della gestione del centro di raccolta. In una nota della scorsa estate, l’associazione 21 luglio spiegava come la struttura fosse stata inaugurata a luglio 2012 “quando, con determinazione dirigenziale n. 3233 del 9 luglio 2012, firmata dall’allora direttore del Dipartimento Politiche sociali del comune di Roma, Angelo Scozzafava, arrestato in seguito all’inchiesta su Mafia Capitale – spiega una nota della 21 luglio -, il comune ha affidato in maniera diretta alla cooperativa Inopera il servizio di accoglienza di circa 300 rom sgomberati dall’insediamento di via del Baiardo e di altri rom provenienti dal campo di Castel Romano”.

Nonostante le ripetute denunce di violazioni dei diritti umani e di gestione poco trasparente, nonostante le visite da parte della Commissione diritti umani e dell’allora assessore Danese, il centro non ha mai chiuso i battenti. Fino ad oggi e stavolta le ragioni sono chiare e le messe nero su bianco dal Campidoglio. (ga)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news