1 aprile 2015 ore: 16:28
Giustizia

Chiudono gli Opg, non le polemiche. Orlando: "Propaganda ha sue esigenze, ma serve un limite"

Il ministro della Giustizia chiede alle forze politiche chiede di fare in modo che questo momento "non si trasformi nell'ennesima occasione per polemiche che in questo caso sono ingiustificate”. E aggiunge: “La chiusura degli Opg non presenta in alcun modo rischi per la collettività”

ROMA - Soddisfatti per non aver prorogato nuovamente la chiusura degli Opg, ma con qualche rammarico per non aver sentito reazioni forti ai messaggi allarmistici lanciati da alcuni esponenti politici in questi giorni. Così il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, intervenuto questo pomeriggio a Palazzo Giustiziani alla proiezione del film "Il viaggio di Marco Cavallo". "Ci sono ancora tante cose da fare - ha affermato il ministro -, ma tutti i percorsi iniziano con un primo passo e questo Paese per troppo tempo l'ha rimandato".

Alla soddisfazione, però, ha aggiunto Orlando, "non possiamo non accompagnare una preoccupazione e un rammarico - ha detto il ministro -. Non mi meraviglio che la propaganda abbia delle esigenze, ma quando si scarica su persone così indifese come quelle 200 persone che usciranno perché ritenute non più pericolose, mi chiedo se non ci si debba porre un limite". Alle forza politiche, Orlando chiede di far sì che questo momento "non si trasformi nell'ennesima occasione per polemiche che in questo caso sono ingiustificate. Lo dico perché in questo caso la paura che viene agitata è semplicemente la paura di noi stessi, la paura di ciò che vediamo in uno specchio deformante e che cerchiamo di allontanare da noi. Questa è la paura che si è cercato di superare attraverso lo strumento della segregazione".

Ai messaggi di allarmismo, per il ministro, non c'è stata una risposta adeguata. "Non ho sentito abbastanza reazioni a quelle posizioni - ha detto Orlando -. In questo caso c'è stato un silenzio di carattere generale". Per il ministro Orlando, infatti, la chiusura degli Opg "non presenta in alcun modo rischi per la collettività. Chi viene dimesso, viene dimesso perché c'è stata una valutazione del medico e una valutazione sulla cessata pericolosità da parte del magistrato". Per il ministro, però, è da sottolineare "la portata culturale di questo passaggio, che in questo momento costituisce una rondine che mi auguro che in questo caso faccia primavera, perché è troppo tempo che questo paese non compie battaglie coraggiose sui diritti partendo dai più deboli". (ga)

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