22 ottobre 2020 ore: 12:55
Salute

Chiusura Rsa in Lombardia, "la Regione non vuole assumersi responsabilità"

Dura lettera di critica del Cnca Lombardia al Governatore Fontana. “Presidente e Giunta sembrano non aver imparato nulla dai mesi della pandemia”
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MILANO - “Un provvedimento inaccettabile con cui Regione Lombardia si esime da ogni responsabilità. A spese, anche questa volta, delle persone fragili”. Paolo Cattaneo, presidente lombardo del Coordinamento nazionale delle comunità d'accoglienza, non usa tanti giri di parole nel bocciare la scelta del Governatore Fontana di chiudere Rsa e comunità alla visita dei parenti fino al 6 novembre. “Il Presidente della Regione Lombardia e tutta la sua Giunta sembrano non avere imparato nulla dai mesi della pandemia che ha investito con particolare violenza la nostra Regione e tanto meno dai tantissimi errori commessi nella gestione non solo sanitaria ma anche sociale degli effetti dirompenti dell’emergenza sanitaria”.

“Senza voler operare alcuna distinzione tra le molto differenti tipologie delle strutture di accoglienza residenziale -scrive Paolo Cattaneo nella lettera inviata ai vertici della Regione-, come già fatto con precedenti provvedimenti emanati in primavera ed estate, le ordinanze (la n.619 e la 620, ndr) decretano il divieto per parenti e caregiver di poter fare visita ai propri cari ospitati in ogni genere di struttura residenziale ("salvo se in situazioni di fine vita"...). Entrambi questi provvedimenti 'fotocopia' sono il segnale della medesima inaccettabile politica difensiva, con cui Regione Lombardia vuole tutelarsi nella massima misura possibile da qualunque assunzione di responsabilità e scaricare ogni valutazione sulle figure dei 'super' Referenti Covid-19 delle singole strutture”.

“Chi ne fa le spese sono anche questa volta le persone fragili -conclude Paolo Cattaneo-, condannate a ritornare nell'isolamento in cui sono state costrette per mesi fino a poco tempo fa. A questa logica inaccettabile diciamo forte il nostro no e ci uniamo ai tanti che chiedono che Regione Lombardia ritiri queste ordinanze”.

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