22 settembre 2011 ore: 16:47
Immigrazione

Cia: le campagne sono sempre più multietniche

L'agricoltura italiana e' sempre piu' multietnica. In quindici anni il numero di immigrati occupati nel settore primario e' quasi quadruplicato, passando dalle 52 mila unita' del 1995 alle 197 mila unita' del 2010. Si tratta di una "fetta" ri...

Roma - L'agricoltura italiana e' sempre piu' multietnica. In quindici anni il numero di immigrati occupati nel settore primario e' quasi quadruplicato, passando dalle 52 mila unita' del 1995 alle 197 mila unita' del 2010. Si tratta di una "fetta" rilevante del comparto, pari al 20 per cento circa del totale, che dimostra e racconta il ruolo indispensabile assunto negli anni dagli extracomunitari in campagna e sui campi. Lo afferma la Cia - Confederazione italiana agricoltori - commentando i dati Istat sulla popolazione straniera nel Belpaese.

"Poco piu' della meta' degli immigrati (53,8 per cento)- ricorda la Cia- e' impiegato nella raccolta della frutta e nella vendemmia; un terzo (29,9 per cento) nella preparazione e raccolta di pomodoro, ortaggi e tabacco; il 10,6 per cento nelle attivita' di allevamento; il 3,2 per cento al florovivaismo e il restante 3,5 per cento in altre attivita' come l'agriturismo o la vendita dei prodotti".

Per tunisini, indiani, marocchini, albanesi e pachistani il lavoro nei campi e' ancora e soprattutto al Nord Italia, in particolare in Trentino (27 per cento), Emilia Romagna (12,7 per cento) e Veneto (10 per cento). Percentuali elevate si registrano comunque anche nel Sud, prima di tutto in Campania (10 per cento), Puglia (9 per cento) e Calabria (7,5 per cento). Ma il dato forse piu' rilevante, che rende chiaro l'altissimo livello di qualificazione e di specializzazione raggiunto dagli immigrati nei comparti delle colture arboree e ortive e' la costante crescita del numero di imprese agricole a titolarita' extra-comunitaria: oggi sono circa 7 mila, in pratica l'1,5 per cento del totale delle aziende del settore.

Purtroppo, ancora adesso la "risorsa immigrazione" non e' pienamente valorizzata: colpa di quei meccanismi istituzionali -legislativi e amministrativi - che rendono farraginoso il processo di inserimento degli stranieri nel mercato del lavoro italiano. I dati, elaborati dal ministero dell'Interno, parlano chiaro: nel 2010, su ben 103.473 domande di nulla osta presentate allo Sportello unico per l'immigrazione, i nulla osta rilasciati sono stati soltanto 32.355. L'enorme divario tra domanda presentate e domande evase, secondo la Cia e' in gran parte addebitabile all'eccessiva lunghezza del procedimento amministrativo (dai 4 agli 8 mesi) che, molto di frequente, fa decadere l'interesse dell'azienda, oggettivamente impossibilitata a effettuare l'assunzione nel periodo stagionale necessario. "Un problema non di poco conto- conclude la Cia- visto che si tratta di lavoratori immigrati fondamentali per l'agricoltura nazionale, che non si sostituiscono a quelli italiani ma vanno a coprire proprio quei fabbisogni di manodopera altrimenti lasciati scoperti". (DIRE)

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