23 dicembre 2013 ore: 12:33
Immigrazione

Cie, “buco nero in cui finiscono 55 milioni di euro l’anno”

Il dato sulle spese di gestione è stato calcolato dalla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, ma non sulla base di cifre ufficiali, che le prefetture non hanno fornito. Anche Lunaria e Medu hanno indagato i costi, anche in termini umani, dei Centri per gli immigrati
Eu ultima frontiera - cie foto da video

ROMAUn buco nero in cui finiscono 55 milioni di euro l'anno. E’ la stima sui costi dei Cie della Scuola Sant’Anna di Pisa, calcolata nel rapporto “Criminalizzazione dell’immigrazione irregolare: legislazione e prassi in Italia”. Una cifra basata su proiezioni, perché ottenere dati omogenei sui Centri di identificazione ed espulsione risulta impossibile. Ci hanno provato anche  Lunaria, nel rapporto “Costi disumani” e l’associazione Medici per i diritti umani nell’indagine “Arciplegao Cie”. Il filo conduttore che accomuna le tre ricerche è l’ammissione di contenere cifre  che non tengono conto di tutte le voci di spesa, che sono molteplici, dalla gestione ordinaria alle ristrutturazioni, passando per le attività legali. E in alcune c’è la denuncia esplicita contro le istituzioni che non hanno voluto fornirle. 

Dunque i Cie costano 55 milioni di euro l'anno, senza che si possa verificare l'efficienza della pubblica amministrazione nel settore del contrasto all'immigrazione irregolare. Il dato non è ricavato da fonti ufficiali, ma risulta dal calcolo fatto dai curatori mettendo insieme una serie di cifre che racchiudono i costi di gestione, quelli per l'attività legale e quelli di costruzione e ristrutturazione delle strutture. Oltre 80 mila euro è la spesa per costruire un solo posto letto in più, circa 20 milioni di euro l'anno costa la gestione complessiva di tutti i Cie italiani, 350 euro il gratuito patrocinio a spese dello Stato per una sola persona, 10 euro servono per l’emissione di ogni provvedimento di convalida del trattenimento da parte del giudice di pace, e 20 euro è il costo del giudice per ogni udienza. Il trattenimento nel Cie funziona con il sistema delle proroghe, quindi un trattenuto che rimane nel Cie per 180 giorni avrà bisogno di 4 udienze. 
 
Al di là di stime e proiezioni ciò che evidenzia il rapporto è la scarsa trasparenza della pubblica amministrazione. I ricercatori non hanno avuto informazioni dirette dai Centri e dalle prefetture e sono dovuti andare a spulciare leggi e documenti della Camera per risalire alle somme spese, come le varie relazioni tecniche di accompagnamento ai progetti di legge. I dati forniti dal ministero degli Interni in relazione ai migranti trattenuti nei Cie italiani dal 2009 a giugno 2011 sono stati utilizzati per fare una stima dei costi relativi alla detenzione a seguito dell’estensione fino a 18 mesi del periodo massimo di trattenimento.

“Costi disumani”.  Il rapporto “Costi disumani” di Lunaria spazia su tutte le politiche di contrasto all’immigrazione irregolare. E’ tutto budget statale quello speso dal 2005 al 2011 per il sistema dei centri di accoglienza (Cara, Cpsa) e di quelli di detenzione per migranti irregolari (Cie). Le risorse spese per questo capitolo ammontano a oltre un miliardo di euro, per allestire, gestire, mantenere e ristrutturare i centri. Allestimento, gestione e manutenzione ordinaria sono costati 742 milioni (il 73% del totale); la manutenzione straordinaria è costata 264 milioni (26,3%).

”Arcipelago Cie”. Anche il team di Medici per i Diritti Umani denuncia l’opacità su questo aspetto della detenzione amministrativa che non permette di calcolare il rapporto fra i costi e l’efficienza del sistema delle espulsioni dei migranti irregolari. I dati riportati nella ricerca “Arcipelago Cie” sono frammentari. Un esempio: i lavori di ristrutturazione del solo Cie di Gradisca d’Isonzo sono costati nel 2011 quasi un milione di euro. E ancora, le Misericordie d’Italia hanno vinto l’appalto per il centro di Crotone con l’offerta in assoluto più bassa: 21,42 euro.
Gli standard di erogazione dei servizi risultano non omogenei tra i vari centri e nel complesso insoddisfacenti. “In alcuni centri non sembrano essere assicurati neppure alcuni elementari servizi alla persona né la fornitura di beni essenziali”, evidenzia il rapporto che si conclude chiedendola chiusura di tutti i centri di identificazione ed espulsione attualmente operativi in Italia. (hélène d'angelo)

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