23 dicembre 2013 ore: 12:27
Immigrazione

Cie, oggi aperti solo 6 su 13. Medu: “Inutili e incivili, il governo li chiuda”

Dopo la protesta dei migranti del Centro di Ponte Galeria a Roma, Medici per i diritti umani chiede l’intervengo delle istituzioni. “Situazioni inumane e autolesionismo non sporadici. A Torino, solo nel 2011 altri 157 casi”
Gabriele Del Grande Cie di Crotone. Inferriata

Cie di Crotone

ROMA – “I Cie sono luoghi generatori di violenza, non garantiscono in alcun modo i diritti umani delle persone trattenute e si sono dimostrati fallimentari nel contrasto dell’immigrazione irregolare”. Mentre cresce di ora in ora il numero dei migranti presenti nel centro di Ponte Galeria, a Roma, che per protesta si sono cuciti la bocca, dai Medici per i diritti umani arriva un appello al governo: “La drammatica protesta di queste ore di un gruppo di trattenuti al Cie di Ponte Galeria che si sono cuciti le labbra, dimostrano una volta ancora la necessità di riformare radicalmente e da subito un sistema di gestione dell’immigrazione incompatibile con quei diritti fondamentali che uno stato di diritto deve sempre garantire”. Per il Medu, infatti, “solo l’uno per cento dei migranti in condizioni di irregolarità sul territorio nazionale viene infatti effettivamente rimpatriato attraverso il sistema della detenzione amministrativa. Nel 2013 è probabile che questa percentuale si abbasserà ulteriormente. I Cie sono, in due parole, inutili e incivili”.

Aperti solo 6 centri su 13. Attualmente, spiega il Medu, solo sei dei tredici Cie sparsi sul territorio nazionale sono effettivamente funzionanti e tra questi, molti sono occupati ben al di sotto del 50 per cento della loro capacità ricettiva. “I centri di Roma (circa 100 presenze su 364 posti, dato aggiornato al 2 dicembre) – spiega il Medu -, Milano (28 presenze su 132 posti, dato aggiornato al 9 dicembre) e Torino (98 presenze su 210 posti, dato aggiornato al 23 ottobre), ad esempio, ospitano un numero di immigrati ben inferiore alla loro effettiva capienza”. Molti, inoltre, i centri chiusi fino ad oggi. “I Cie di Trapani (Serraino Vulpitta) e quello di Brindisi sono chiusi da oltre un anno – spiega il Medu -, il centro di Lamezia Terme è stato chiuso nel novembre 2012. I Cie dell’Emilia Romagna sono stati chiusi a febbraio (Bologna) e ad agosto (Modena) per lavori di ristrutturazione. Il Cie di Crotone è stato chiuso al principio di agosto dopo la morte di un giovane migrante e la successiva rivolta dei trattenuti. Il centro di Gradisca d’Isonzo è stato svuotato al principio di novembre dopo mesi di rivolte da parte dei migranti. Il fallimentare sistema dei Cie pare implodere in questi mesi sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. A dimostrazione di questo vi sono le chiusure di vari centri nell’ultimo anno”.

Violazioni continue. Secondo l’organizzazione, le situazioni  inumane e degradanti all’interno di queste strutture “non sono episodi sporadici, comunque inaccettabili, ma pratiche e condizioni oggettive frequenti e perduranti”. Così come non sono sporadici gli eventi di autolesionismo anche in altre strutture sul territorio nazionale. Nel Cie di Torino, racconta il Medu, “gli episodi di autolesionismo messi in atto dai migranti trattenuti  nel corso del 2011 (ultimo anno di cui sono disponibili i dati) sono stati ben 157 tra ferite da taglio ed ingestione di corpi estranei. Vale a dire un episodio ogni 56 ore”. A Lamezia Terme, invece, gli operatori di Medu, si sono imbattuti in una “vera e propria gabbia,  allestita dall’ente gestore nel cortile del centro, senza alcuna privacy dove i migranti erano obbligati ad entrare se volevano radersi. Il manufatto, giustificato come misura di sicurezza per evitare atti di autolesionismo, costituiva a tutti gli effetti una sconcertante pratica di degradazione di esseri umani”. Struttura “inadeguata” anche a Milano dove secondo il Medu, “la situazione di elevata e costante tensione ha portato a numerosi episodi di rivolta che hanno reso inutilizzabili quattro dei cinque settori di cui è composta la struttura. Gli spazi e le attività ricreative risultano gravemente carenti. Particolarmente critica è l’assenza, da circa un anno, di servizi di assistenza psicologica e sociale, mentre, per quanto riguarda la tutela del diritto alla salute, appare del tutto insufficiente il collegamento con le strutture del servizio sanitario nazionale”.

Condizioni difficili anche per gli operatori. A soffrire delle cattive condizioni dei Cie, non solo i migranti. Durante l’indagine svolta da Medu, ad apparire critiche sono anche le condizioni di lavoro degli operatori degli enti. “L’introduzione dei bandi di gara al massimo ribasso – spiega il Medu -. sembra aver avuto l’effetto di un detonatore. Dal 2012 il governo ha infatti adottato come unico criterio per l’assegnazione della gestione dei centri, quello dell’offerta economica minima, indipendentemente dalla qualità dei beni e dei servizi garantiti. Ciò ha inevitabilmente determinato un ulteriore e insostenibile scadimento delle strutture e dei servizi e un aumento delle rivolte e delle proteste da parte dei trattenuti”. Al governo, quindi, l’organizzazione torna a chiedere in primo luogo “la chiusura di tutti i centri attualmente operativi in Italia, in ragione della loro palese inadeguatezza strutturale e funzionale”, ma anche una riforma delle politiche migratorie e la predisposizione di centri di prima accoglienza “degni di questo nome”.

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