20 febbraio 2015 ore: 14:01
Immigrazione

Cie, ritardi e prassi illegittime: per i richiedenti asilo la giustizia è di serie B

E’ una giustizia discrezionale e lenta quella che si occupa dei diritti dei richiedenti asilo e rifugiati a Roma. Lo evidenzia il rapporto “Chi fa la legge? Pubblica amministrazione e diritto d’asilo”, realizzato da Asgi, Senza Confine e Laboratorio 53, con il sostegno di Open Society
Cie di ponte Galeria, mano di immigrato dietro sbarre

ROMA - Richiedenti asilo portati direttamente nel Cie senza la possibilità di fare richiesta d’asilo, ritardi ingiustificati nel rilascio dei permessi di soggiorno, sistematici rigetti nelle istanze di rilascio dei titoli di viaggio per gli stranieri titolari di protezione umanitaria o sussidiaria, diniego del rilascio del permesso di soggiorno a soggetti di fatto inespellibili e una generale carenza di motivazione dei provvedimenti della Questura. E’ una giustizia discrezionale, lenta e di serie B quella che si occupa dei diritti dei richiedenti asilo e rifugiati a Roma. Lo evidenzia il rapporto “Chi fa la legge? Pubblica amministrazione e diritto d’asilo”, realizzato da Asgi, Senza Confine e Laboratorio 53, con il sostegno di Open Society e che sarà presentato questa sera alle 18 a Roma presso il nuovo Cinema Palazzo. L’analisi prende il via dal progetto del Centro operativo per il diritto d’asilo, che da ottobre 2013 ha monitorato regolarmente le  procedure e le  prassi delle pubbliche amministrazioni romane. In particolare tra ottobre 2013 e settembre 2014 le operatrici del Centro Operativo hanno assistito più di 90 persone, accompagnandole presso gli uffici pubblici competenti nel corso delle diverse fasi della procedura. Oltre agli accompagnamenti, le operatrici hanno anche partecipato, una volta a settimana, ad incontri con la dirigenza dell'ufficio immigrazione della Questura di Roma, per proporre soluzioni e rendere più rapida la risoluzione dei problemi riguardanti i singoli  richiedenti asilo la cui pratica era sospesa o di particolare complessità. A essere analizzati, sono stati in particolare, i trattenimenti dei richiedenti asilo presso il Cie di Ponte Galeria, dove la maggior parte delle persone assistite dal Centro erano state rinvenute in mare dalle imbarcazioni della Marina Militare impegnate nell'operazione “Mare Nostrum” tra febbraio e maggio 2014.

Rifugiati nei Cie, migranti espulsi ingiustamente dal Cara. “Molte di queste persone, richiedenti asilo di origine nigeriana, sono state condotte dopo lo sbarco in Sicilia, direttamente nel Cie di Ponte Galeria, senza che gli fosse consentito di formalizzare la propria domanda d'asilo; anzi, a tutte era stato in precedenza notificato un decreto di “respingimento differito”, istituto della cui costituzionalità è lecito dubitare”, si legge nel rapporto. Ma il rapporto denuncia anche “ingiustificati ritardi nella formalizzazione delle richieste di asilo, violazione del diritto al contraddittorio in sede di udienza di convalida e proroga del trattenimento, violazione del diritto alla difesa dei trattenuti, i cui legali di fiducia vengono ostacolati nello svolgimento delle più banali attività di difesa (in primis nella comunicazione con i propri assistiti), errata applicazione delle norme sulla competenza – del Giudice di Pace o del Tribunale – circa la convalida e proroga del trattenimento dei richiedenti asilo, convalida del trattenimento di richiedenti asilo minorenni”. Proprio per questo il centro ha  avviato 8 cause pilota presentate innanzi alla Corte di Cassazione tra la primavera e l'autunno del 2014. Tra gli episodi su cui si è pensato di intervenire quello dell’illegittima espulsione dal Cara di Castelnuovo di Porto di alcuni ospiti in seguito della partecipazione a proteste pacifiche “Nel giugno 2014 la Prefettura di Roma ha ingiustamente proceduto ad espellere dal Cara molti dei richiedenti asilo che riteneva avessero partecipato a proteste – spiega il rapporto - Ad ottobre sono stati iscritti due ricorsi presso il Tar Lazio al fine di sospendere ed infine annullare due provvedimenti prefettizi che indicavano in maniera del tutto generica i richiedenti asilo in oggetto come partecipanti a proteste e di conseguenza li escludevano dal sistema dell'accoglienza”.

Le prassi illegittime dello Sportello Profughi della Questura di Roma. L’analisi ha riguardato per 11 mesi anche il monitoraggio dell'Ufficio Immigrazione della Questura di Roma, dove avviene la maggior parte delle fasi della procedura per la domanda e il riconoscimento della protezione internazionale e di quelle successive a tale riconoscimento. “Il dato più rilevante riscontrato dalle operatrici del Centro operativo è quello dell'estrema discrezionalità con cui opera lo Sportello Profughi – spiega ancora il rapporto - Non esistono infatti prassi certe, durature nel tempo e attuate con la stessa modalità da tutti i funzionari dell'ufficio stesso”. Fra le principali criticità: l'ingiustificato ritardo nel rilascio del permesso di soggiorno;  il sistematico rigetto delle istanze di rilascio del titolo di viaggio per stranieri ai titolari di protezione umanitaria e talvolta sussidiaria; il diniego del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari in capo a soggetti “inespellibili” e in generale la carenza di motivazione dei provvedimenti della Questura. Anche in questo caso sono state avviate 5 azioni strategiche di tipo sperimentale innanzi al Tribunale Civile di Roma e innanzi al TAR Lazio. Moltissime sono state inoltre le azioni stragiudiziali portate avanti dal Centro Operativo nei confronti della Questura di Roma.

Il difficile accesso alla giustizia per i richiedenti asilo. Il rapporto evidenzia, inoltre, che il consiglio dell'ordine degli Avvocati di Roma rigetta sistematicamente, da oltre due anni, le istanze deirichiedenti asilo a causa dell'asserita mancanza della certificazione consolare sui redditi nel paese d'origine anche se i richiedenti asilo non possono avere alcun contatto con le autoritàconsolari del proprio paese d'origine, cosi come del resto stabilito dalla normativa internazionale, europea enazionale. “Un elevato numero di ricorsi è stato presentato dal Centro Operativo, attraverso i propri legali diriferimento, avverso il diniego reiterato dal giudice di primo grado dell'istanza di ammissione al patrocinio aspese dello Stato – spiega il rapporto - Lo stesso genere di problematica è stata riscontrata anche nell'ambito della giustiziapenale. 3 ricorsi sono stati presentati, e sono stati vinti, innanzi al Tribunale Penale di Roma”.  

“Basta discrezionalità, servono regole certe”. “La discrezionalità delle pubbliche amministrazioni è un fenomeno al quale si può e si deve opporre un freno, pena l’incertezza della condizione giuridica della persona che non può contare su regole certe per quanto riguarda la sua posizione sul territorio, e di conseguenza il godimento dei diritti riconosciuti – conclude il rapporto -. Approvare leggi e regolamenti chiari, aderenti alla realtà, e non “punitivi” nei confronti di cittadini che spesso hanno dovuto lasciare il loro paese a causa di guerre e persecuzioni, nonché per necessità economiche, è un dovere che può portare unicamente beneficio non solo al cittadino straniero, ma a tutta la collettività, incluse le stesse pubbliche amministrazioni”. 

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news