19 dicembre 2019 ore: 10:36
Società

Cile, arrestata per aver partecipato alla protesta: la testimonianza di una manifestante

Romina Concha Madrid, 32 anni, è stata arrestata dai militari a Santiago del Cile. Aveva osato manifestare durante il coprifuoco. Ne sono seguite ore di paura, ma alla fine ne è uscita. Ma così spaventata da averci messo due mesi prima di trovare il coraggio di raccontare quello che le era successo. Ecco la sua storia
Santiago del Cile - Foto: © Martin Palma Cile, manifestanti e poliziotti

Romina Concha Madrid, 32 anni, è stata arrestata dai militari a Santiago del Cile. Aveva osato manifestare durante il coprifuoco. Ne sono seguite ore di paura, ma alla fine ne è uscita. Ma così spaventata da averci messo due mesi prima di trovare il coraggio di far sapere quello che le era successo. Ecco quello che ha raccontato a Osservatorio Diritti.

Romina, puoi raccontarci cosa ti è successo il 21 ottobre scorso a Santiago del Cile?
Quel giorno sono andata a una grande manifestazione in centro città con un’amica. Era pieno di gente e anche pieno di polizia e militari. Ho visto tantissima repressione, lacrimogeni, spari. Dopo alcune ore di marcia stavamo tornando indietro e ci siamo fermate vicino alla scuola militare perché c’era tantissima gente che manifestava pacificamente. Alle 20 cominciava il coprifuoco. Però tutti, compresi anziani e bambini, continuavano a manifestare. Poco dopo i militari hanno iniziato a sparare lacrimogeni e a colpirci con i getti d’acqua.
Io ho deciso di rientrare a casa, ero da sola, e quando sono arrivata sotto al mio appartamento mi sono trovata la strada piena di soldati con fucili e mitraglie. Erano almeno 80, c’erano anche i carri armati. Non ci potevo credere, mi sembrava di essere in un film horror.

A quel punto, cosa è successo?
Dieci di loro mi hanno visto e hanno iniziato a correre verso di me, urlandomi addosso e prendendomi di forza. Mi hanno preso in quattro e mi hanno caricata sul camion, mi hanno fatta sdraiare per terra a faccia in giù, con le mani sulla testa, insieme ad altri tre ragazzi catturati. Non potevo vedere cosa succedeva intorno a me e neanche dove mi portavano. Sentivo solo il ragazzo vicino a me che urlava perché i militari gli avevano messo i piedi addosso e lo picchiavano. Immaginavo il peggio, perché si conoscevano già casi di abusi sessuali e perfino casi di morte. Sono stati minuti di terrore.

Dove siete andati poi?
Ci hanno portato alla scuola militare e ci hanno detto di scendere dal camion. Ci hanno ordinato di non alzare la testa e di non guardargli il viso, anche se era tutto coperto. Un militare mi domandava perché adesso non protestassi, come mai non fossi più così tanto coraggiosa. Dovevano portarci dai carabinieri per fare il controllo di detenzione, ma credo che se uno dei ragazzi presenti con me non avesse detto che aveva parenti nell’esercito non ci avrebbero lasciati liberi. Allora hanno deciso di liberarci e mentre stavamo andando via ci hanno urlato che dovevamo correre e che se altri militari ci avessero trovato per strada loro non avrebbero fatto nulla. Quindi abbiamo cominciato a correre con la paura che ci prendessero di nuovo. Si sapeva anche di casi in cui sparavano alla schiena alle persone che correvano, quindi ho iniziato a pensare al peggio e ho provato tantissima paura.

L’intervista integrale di Laura Fazzini, Cile: storia di Romina, arrestata perché ha osato partecipare alle proteste, può essere letta su Osservatorio Diritti.

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