27 dicembre 2013 ore: 10:48
Immigrazione

Cinesi a Bologna, ''in regola gran parte delle imprese''. Ma tanti tornano in patria

I dati della Cna. Oggi in città i residenti cinesi sono oltre tremila. Un quinto è concentrato nel quartiere Navile, zona nord di Bologna. Più di 50 le loro attività. Ristoranti, bar, locali, ingrossi di abbigliamento e accessori. Una comunità nella comunità: una storia che risale all’inizio del Novecento
Donne cinesi lavorano in fabbrica

BOLOGNA – La crisi? Portatrice di opportunità. La filosofia dei cinesi emigranti potrebbe essere riassunta così. Per loro il lavoro è tutto, e sono disposti a reinventarsi mille volte per fa fronte al problema. Oggi, la Cna (il sindacato degli artigiani), punto di riferimento da decenni per le attività anche degli stranieri in città, raccoglie 115 associate cinesi. Per la metà, sono ditte con sede in zona  Bolognina, le altre sono sparse sul territorio regionale. Ma dopo anni di calo continuo, di serrande abbassate, di conti in rosso, in molti hanno scelto di fare ritorno in patria, che nel corso degli ultimi anni, al contrario dell’Europa, ha segnato una crescita sostanziale su molti fronti. Così hanno fatto anche molti dei cinesi residenti a Bologna, concentrati soprattutto nel Quartiere Navile. I macrosettori di riferimento sono tre: la ristorazione (bar, ristoranti, rosticcerie), il confezionamento di vestiti e borse (in questo caso, sono sempre contoterzisti), i mercati degli ambulanti.

“Sono tutte ditte eccellenti, e anni fa, erano molte di più - spiega Angelo Ferraro, referente clienti dell’ufficio Navile della Cna di Bologna – : tanti imprenditori nell’ultimo periodo sono tornati in Cina, altri hanno preferito spostarsi verso il Nord/Nord-Est: Verona, Rovigo, Torino, Milano. Altri ancora, sono diventati dipendenti. Vogliono un lavoro remunerativo, e non hanno problemi a inseguirlo”. “Noi, per i cinesi, siamo un po’ una guida, soprattutto grazie al nostro servizio di interpretariato: li seguiamo non solo dal punto di vista contabile, ma cerchiamo di essere degli educatori”, continua Ferraro. La Cna affianca l’imprenditore in tutto: dall’allaccio della luce e del gas, al rinnovo del permesso di soggiorno; dal rispetto delle norme di igiene alle leggi sulla sicurezza. “Teniamo sotto controllo le nostre aziende, le affianchiamo in tutto il loro percorso. Non posso mettere la mano sul fuoco, certo, ma credo che siano tutte perfettamente in regola”.

Secondo i dati del Comune di Bologna aggiornati al primo semestre dell’anno, oggi i cinesi residenti in città sono 3.159. Di questi, 700/800 vivono al Navile, che abbraccia la Bolognina, Lame e Corticella. Centocinquanta sono i bimbi che frequentano le scuole della zona, con ottimi risultati. Con un buon livello di integrazione, questi giovani spesso sono anche i traduttori che permettono agli insegnanti un rapporto insperato con i genitori, molto interessati alla carriera dei figli. Ma esiste anche un’altra faccia della medaglia, quella che tra le strade chiamano ‘il lato oscuro della comunità’, quella che, raramente, entra in contatto con gli italiani. Pochi anni fa, 7 attività cinesi sono state chiuse perché illegali: persone che vivevano e lavoravano negli stessi spazi, costretti a cucire ininterrottamente giorno e notte. Decine di uomini e donne stipati in spazi angusti, contro ogni tipo di norma sanitaria e di sicurezza. (ambra notari)

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