19 maggio 2015 ore: 16:22
Non profit

Cinque per mille alle scuole, tutto da rifare: salta l’intera norma

L’Aula della Camera sceglie di sopprimere l’intero articolo 17 che introduceva il cinque per mille per i singoli istituti scolastici: se ne riparlerà (forse) più avanti, al Senato o in legge di stabilità. In precedenza fra le proteste erano stati dichiarati inammissibili gli emendamenti che introducevano la doppia opzione contemporanea per scuola e non profit
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ROMA – Per il momento, non se ne fa niente. Il cinque per mille alle scuole sparisce totalmente dalla riforma sulla “buona scuola”: quando domani l’Aula di Montecitorio procederà alla votazione finale sulla riforma, nel testo non ci sarà neppure una virgola che riguarda l’introduzione di una norma che nelle ultime settimane è stata al centro di discussioni e polemiche. Se ne riparlerà in seguito, forse già nel corso dell’esame del testo in Senato. C’è in tal senso l’impegno del governo, che ha concordato con la relatrice (Maria Coscia del Pd) sulla necessità di sopprimere l’intero articolo 17: di fronte alle polemiche che la norma aveva suscitato, e alle richieste di ulteriori modifiche rispetto al testo votato qualche tempo fa in Commissione, si è preferito lasciar perdere, azzerare tutto e ripartire da zero.
 
Uno dei motivi principali per cui si è deciso di rinviare tutto a tempi migliori è stata la decisione della Commissione Bilancio di bocciare, definendoli inammissibili, tutti gli emendamenti all’articolo 17 che puntavano a modificare la norma votata in Commissione Cultura, consentendo al singolo contribuente la doppia opzione, la possibilità cioè di scegliere di destinare il proprio cinque per mille sia ad una realtà del terzo settore sia ad una scuola. Nel testo votato in Commissione era stato introdotto un fondo distinto (di 50 milioni di euro) dal quale si prevedeva che avrebbero pescato le singole scuole indicate dai contribuenti, e si era lasciato interamente agli attuali beneficiari il fondo da 500 milioni annui previsto dalla legge. Pur in presenza di questo passo avanti, che “salvava” i fondi del non profit assegnando alle scuole un altro fondo, continuava ad essere fortemente criticato il fatto che le due scelte fossero alternative, prevedendo o una firma per una realtà del non profit (a valere sul fondo di 500 milioni) o una firma per una scuola (a valere dal fondo da 50 milioni). La richiesta pressante del mondo del non profit era quella di mettere insieme le due cose, consentendo entrambe le scelte. Ipotesi formulata con una serie di emendamenti giudicati però – fra le proteste generali – inammissibili. E così, è maturata la consapevolezza che fosse meglio lasciar perdere e ricominciare da capo: l’emendamento soppressivo dell’intero articolo 17 del testo è passato con i voti favorevoli di 380 deputati, e solo 13 contrari.
 
Ecco come la relatrice, Maria Coscia (Pd), ha motivato la decisione in Aula: "Nel corso della discussione in Commissione, noi siamo riusciti ad affrontare alcuni problemi, ma altri sono rimasti aperti. In primo luogo, il problema che avevamo risolto era stato quello di affermare il principio che il 5 per mille destinato alle istituzioni scolastiche non dovesse entrare in competizione con il 5 per mille del terzo settore e, quindi, di prevedere una copertura finanziaria dedicata, appunto, al sistema scolastico. Obiettivo, questo, che siamo riusciti a raggiungere, però, nel frattempo sono sorti altri problemi, in primo luogo la natura della copertura finanziaria e cioè il fatto che una parte della copertura finanziaria veniva dalle risorse destinate già al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e questo ha provocato, appunto, un certo malcontento, almeno da parte di alcuni deputati. Per questo motivo, abbiamo cercato insieme al Governo, sicuramente con la massima collaborazione e con il massimo accordo con il Governo, di ricercare altre coperture finanziarie, in modo che per il finanziamento del 5 per mille fosse possibile avere risorse aggiuntive rispetto a quelle già destinate alla scuola. 
L'altro tema che era emerso era quello che, pur avendo previsto un finanziamento ad hoc, tuttavia rimaneva la questione di una sorta di competizione tra i due ambiti e bisognava prevedere la doppia casella per potere fare un'opzione in questa direzione. In più, si è posto il problema dell'entità del Fondo di perequazione. L'insieme di questi elementi che erano finalizzati a determinare, quindi, un maggiore ascolto delle sollecitazioni che venivano dai colleghi dei vari gruppi, mi ha indotto a dare un parere favorevole ai quattro identici emendamenti (firmati Brescia 17.1, Lenzi 17.2, Palmieri 17.3 e Giancarlo Giordano 17.4) che prevedono la soppressione dell'articolo 17".
 
Anche Stefania Giannini, ministra dell’Istruzione, si è detta favorevole a questa scelta: “Condivido le riflessioni e il contenuto che hanno portato ad esprimere questo parere, avendo assistito direttamente, sia all'intenso dibattito in Commissione, sia all'approfondimento di queste ore per cercare di trovare una copertura che non venisse dallo stesso bacino che è quello delle risorse per la scuola. Mi permetto, altresì, di aggiungere che il Governo si impegna, comunque – ritenendo ancora validissima la bontà di questo articolo e del principio che introduce, cioè la possibilità anche per la scuola di partecipare al riparto del 5 per mille, una volta trovati fondi diversi e, quindi, non derivanti dallo stesso ambito dell'istruzione, immaginando anche il tema della perequazione che è comunque un tema che ci è caro e che è importante e sensibile da valutare in questo contesto – a rinviare tale questione, come dicevo, a un successivo provvedimento, che magari affronti temi di natura fiscale. Il Governo non intende certamente accantonare e abbandonare l'idea che questo tipo di articolo contenesse e continui a contenere un provvedimento molto innovativo e molto utile per il mondo della scuola”. 
 
 
Prima della decisione finale, il portavoce del Forum del terzo settore, Pietro Barbieri, aveva affermato che “la decisione della Commissione Bilancio della Camera che ha dichiarato non ammissibili tutti gli emendamenti che prevedevano una differenziazione tra un 5 per mille destinato alla scuola e uno destinato al non profit nega al contribuente ogni possibilità di scelta rispetto alla destinazione delle risorse del 5 per mille della propria dichiarazione dei redditi. L’estensione della platea dei beneficiari del 5 per mille al sistema scolastico nazionale a partire dal 2016, prevista dal Ddl sulla Buona Scuola, come abbiamo già lamentato è una scelta sbagliata, che rischia di creare confusione e di danneggiare o le scuole o gli enti non profit”. “Plaudiamo alla possibilità di ulteriori sistemi di finanziamento alla scuola pubblica, ma – spiegava Barbieri - così come esiste lo strumento dell’8 per mille per sostenere le confessioni religiose e quello, di recente introdotto, del 2 per mille a favore dei partiti politici, vorremmo che venisse introdotta una misura specifica per le scuole, distinta da quella per  gli enti non profit, in linea con il principio di sussidiarietà fiscale e per offrire ai cittadini contribuenti degli efficaci strumenti di sostegno e finanziamento delle scuole così come delle attività e dei progetti del terzo settore, della ricerca scientifica e dei beni culturali”.
 

Anche Maria Teresa Bellucci, presidente nazionale del Modavi Onlus, dichiara soddisfatta: “Bene lo stralcio della norma che prevedeva la possibilità di devolvere il 5x1000 alla Scuola, ci auguriamo che questo periodo serva al Governo per riflettere su come mantenere, e facilitare, la distinzione tra scuola e terzo settore in questa delicata materia finanziaria”. (ska)

 
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