13 marzo 2013 ore: 11:47
Salute

Città della pieve al collasso: "Il comune di Roma ci deve 350 mila euro”

Lavoratori senza stipendio, debiti con i fornitori, impossibilità nei prossimi mesi di fornire riscaldamento e cibo agli ospiti della struttura. E' emergenza nella storica comunità per tossicodipenti di Roma
Davide Monteleone/Contrasto Droghe: Un tossicopendente da eroina dopo una dose

Foto di Davide Monteleone

ROMA - Lavoratori senza stipendio, debiti con i fornitori, impossibilità nei prossimi mesi di fornire riscaldamento e cibo agli ospiti della struttura.Una situazione di emergenza, che potrebbe portare al collasso la comunità storica per tossicodipenti Città della pieve di Roma. Lo denuncia Stefano Regio, presidente dalla cooperativa il Cammino, che gestisce la struttura e che ha organizzato per domani 14 marzo un sit-in di protesta al Campidoglio. Motivo della crisi sono infatti i mancati pagamenti da parte del Comune di Roma delle fatture presentate da maggio in poi, e le trattenute del 10% sulle fatture emesse da ottobre 2009 ad aprile 2012, per un ammontare totale di 350 mila euro (120 sono quelli inerenti alle trattenute). “Ad oggi, senza questi soldi già fatturati la Comunità non ha più mezzi per scaldare i locali e acquistare il vitto per gli utenti, dopo aver stremato le disponibilità dei pur fedeli fornitori– sottolinea Regio - L’evidenza con cui l’amministrazione capitolina si dimostra incapace di affrontare i problemi che affliggono ormai da anni il settore sociale salta agli occhi ancora una volta. L’agenzia sulle tossicodipendenze che, a più riprese, ha demolito sistematicamente un consolidato approccio professionale di contrasto alle dipendenze, ha smantellato i servizi di accoglienza della città, ha strangolato gli enti gestori dal punto di vista economico, ha emesso bandi 'truccati' e/o dei quali non se ne conosce ancora l’esito, e ha sospeso di fatto la riflessione e il confronto sul fenomeno, faticosamente avviati in precedenza, tra enti pubblici e del privato sociale”.
 
Alla base del contendere tra la cooperativa Il Cammino e l’amministrazione c’è la questione della rendicontazione. Il servizio legato al Comune, accoglie esclusivamente cittadini romani con problemi di tossicodipendenza. L’invio da parte dei servizi deve essere autorizzato dall’Agenzia capitolina delle tossicodipendenze (Act) a cui la cooperativa invia, poi, per il pagamento le firme giornaliere delle persone accolte (max 45 persone per un tempo limite di 23 mesi). “Il servizio è regolato dal pagamento della retta pro capite pro die  -spiega Regio – ma sono mesi che l’agenzia non ci paga entrando nel merito della rendicontazione. Anche se non è previsto, perché è un servizio che si basa sul pagamento a forfait di una retta giornaliera, abbiamo anche inviato le fatture richieste ma non è servito. Quindi abbiamo contattato il collegio dei revisori dei conti, che ci ha dato ragione, ma ad oggi non abbiamo ricevuto un euro”. Già il 23 settembre 2012 il collegio dei revisori dei conti di Roma Capitale, dopo aver esaminato la rendicontazione, aveva espresso perplessità sul diritto da parte dell’Act di trattenere il 10% delle fatture e sottolineava che “il pagamento previsto si deve effettuare sulla base delle rette relative all’occupazione dei singoli posti da parte degli assistiti”. L’unico controllo ammissibile, spiegano è quindi relativo al numero delle presenze effettive giornaliere. Un concetto ribadito anche il 7 marzo scorso, dopo “un appello accorato”inviato dalla cooperativa il Cammino a tutti i referenti istituzionali, in una nuova lettera in cui il collegio dei Revisori rivolge un richiamo all’Act perché siano liquidate le fatture contese.
 
“Nella nostra cooperativa lavorano 75 persone – continua Regio – il nostro criterio è che si paga tutti o nessuno, quindi a causa di questo grande credito sono stati bloccati gli stipendi di tutti, anche di coloro che non lavorano direttamente a Città della Pieve. Da settembre quindi tutti gli operatori, me compreso, non vengono pagati e abbiamo 20 mila euro di debiti per gli alimenti e 15 mila per la fornitura di gas”. “Inoltre se consideriamo il lavoro svolto fino a febbraio il Comune ci deve 750mila euro – aggiunge - . Finora siamo riusciti a gestire questi ritardi grazie a Banca Etica, ma ora la situazione è insostenibile, siamo al collasso”.
 
La storia del rapporto tra la cooperativa e l’Act è costellata da un rapporto difficile con il direttore dell’Agenzia Massimo Canu e da numerose denunce e ricorsi al tar. L’ultimo appuntamento è fissato per fine mese quando il Tribunale dovrà pronunciarsi sull’affidamento della comunità di Città della Pieve ad un’altra associazione, frutto secondo la cooperativa il Cammino di un bando fatto attraverso nomine illegittime. Intanto domani dalle 14 in poi la cooperativa manifesterà al Campidoglio, insieme alle altre associazioni e cooperative che vogliono protestare per la chiusura di altri servizi per la tossicodipendenza e per i ritardi nei pagamenti. Ma stavolta, continua Regio “non ce ne andremo prima di avere avuto certezza dell’immediato intervento del Sindaco a garanzia della continuità delle attività nella Comunità di Città della Pieve”. (ec)

© Copyright Redattore Sociale