19 settembre 2018 ore: 16:12
Immigrazione

Cittadinanza, col dl Salvini più difficile ottenerla: sdegno delle seconde generazioni

Il nuovo decreto voluto dal ministro prevede tempi di attesa più lunghi: si passa da 2 a 4 anni e requisiti più stringenti. Ilham: "Per noi che viviamo da sempre in Italia, è peggiorativo". Xavier: "Nostro contributo alla società non riconosciuto, costretti a rinnovare permesso soggiorno anno dopo anno come chi viene qui solo temporaneamente"
Cittadinanza, donna guarda attraverso passaporto

ROMA - “Questo decreto, per noi che viviamo da sempre in Italia, è peggiorativo, è una follia". Ilham, 24 anni, è arrivata in Italia quando ne aveva solo due, ma nonostante abbia sempre vissuto qui non è ancora italiana. E ora il suo percorso per la cittadinanza potrebbe essere ancora più in salita, secondo quando prevede il dl immigrazione del ministro Salvini. Dalla bozza di decreto, circolata sulla stampa, infatti, si fanno più stringenti le regole per diventare cittadini.

Cosa prevede la bozza di decreto. Innanzitutto si allungano i tempi da 24 a 48 mesi sia per la concessione di cittadinanza per residenza che per quella per matrimonio. Inoltre, gli stranieri a cui viene concessa, "non devono avere, a carico proprio o dei familiari conviventi, provvedimenti dell'autorità di pubblica sicurezza, giudiziari o di condanna, anche non definitiva, nonché concreti elementi di pericolosità sociale o di non irreprensibilità della condotta”. Il testo precisa che si debba avere un reddito pari a quello previsto per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, ai sensi dell'articolo 2, comma 15 della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e si deve assolvere regolarmente gli obblighi fiscali. La cittadinanza italiana, può essere poi revocata in caso di condanna con sentenza di primo grado, confermata in appello per alcuni reati previsti dal codice penale.

Tempi di attesa già lunghi. “Questo decreto, per noi che viviamo da sempre in Italia, è peggiorativo - spiega Ilham Mounsiff - . I miei genitori, originari di Marrakech, non hanno potuto accedere alla cittadinanza perché mio padre ha avuto problemi di salute e non ha lavorato per anni. Per questione di reddito, dunque, non rientravamo nei parametri. Io oggi sono maggiorenne, posso fare richiesta per i dieci anni vissuti qui, ma non ho un reddito di tre anni certificato, perché sono una studentessa. Dovrò attendere la fine degli studi, sperare di trovare un lavoro stabile, fare richiesta, attendere anni e anni. Forse faccio prima ad andare altrove, in contesti più accoglienti. Rendere il percorso più difficile per noi è una follia”. Ilham spiega che già oggi, nonostante la legge parli di due anni dalla richiesta alla concessione, c’è chi aspetta anche quattro o sei anni. Allungare ulteriormente i tempi significa di fatto disincentivare le persone a fare domanda. “Uno dei motivi per cui si attende molto è l’incremento che si è avuto negli anni di domande di cittadinanza - afferma - Questo non perché di colpo siano venute persone qui a chiederla ma perché gli stranieri regolari hanno maturato i requisiti per chiederla e quindi hanno fatto richiesta. Nel frattempo - aggiunge - si è affossato il disegno di legge sullo ius soli temperato e ius culturae che avrebbe prodotto uno snellimento della burocrazia per chi nasce e cresce qui. Dunque, nulla di fatto, solo anni di attesa e propaganda sulla nostra pelle”.

"Un disincentivo, penalizza gli studenti, cresciuti qui". Sulla stessa scia Xavier Palma, tra i portavoce del Movimento Italiani senza cittadinanza. “Noi speriamo che questo nuovo decreto non diventi legge - afferma -. In realtà la bozza non ci coglie di sorpresa, data la retorica sul tema di questi ultimi tempi. Ma il fatto che non sia inaspettato non lo rende meno ingiusto. Una riforma della cittadinanza era auspicabile, ma in termini migliorativi, non così”. Anche Xavier, che ha 25 anni ed è originario di El Salvador, come studente non ha ancora la possibilità di chiedere la cittadinanza. “Non ho reddito perché studio ed è paradossale perché bisognerebbe premiare chi studia, se vogliamo una società con persone preparate e invece noi siamo penalizzati e considerati alla stregua di chi viene qui per un anno di scambio culturale o a lavorare”. Ogni anno, infatti, Xavier deve rinnovare il suo permesso di soggiorno per motivi di studio. “ E’ come se fossi uno studente straniero qualsiasi, venuto qui per un periodo. Non una persona cresciuta in questo paese - aggiunge -. Se si continua così io non sarò cittadino prima dei 35 anni: sto ancora studiando, devono passare tre anni da quando inizio a lavorare e a percepire un redditto, l’istruttoria si allunga a quattro anni. Alla fine passerò altri dieci anni senza cittadinanza, e questo è grave, non solo per me ma per tutti coloro che qui sono cresciuti. Siamo parte di un paese che amiamo, in cui viviamo e che contribuiamo a far crescere, ma che non ci riconosce e non riconosce il nostro percorso di appartenenza” (ec)

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