18 novembre 2022 ore: 14:57
Ambiente

Clima, sempre più eventi estremi in Italia (+27%): in 13 anni 279 morti

Il report dell'Osservatorio CittàClima realizzato da Legambiente. Sono 254 i fenomeni registrati nel 2022, 1.503 dal 2010. Le regioni più colpite: Sicilia (175), Lombardia (166), Lazio (136). Appello alla Meloni: "Approvare subito il Piano di adattamento al clima fermo dal 2018"
Foto: Legambiente Evento glimatico estremo, clima - Foto Legambiente

ROMA - Accelerano gli eventi climatici estremi in Italia, nei primi dieci mesi del 2022 toccando quota 254 fanno segnare addirittura un +27% rispetto all'anno precedente. Preoccupa il bilancio degli ultimi 13 anni: dal 2010 al 31 ottobre 2022 registrati 1.503 fenomeni estremi, 780 i comuni colpiti e 279 le vittime. Questa la fotografia scattata dal nuovo report 'Il clima è già cambiato' dell'Osservatorio CittàClima 2022 realizzato da Legambiente, con il contributo del Gruppo Unipol.

Nei primi dieci mesi del 2022, "seppur con dati parziali- spiega Legambiente- sono stati registrati nella Penisola 254 fenomeni meteorologici estremi, +27% di quelli dello scorso anno (intero anno)". Tra le regioni più colpite: Sicilia (175 eventi estremi), Lombardia (166), Lazio (136), Puglia (112), Emilia-Romagna (111), Toscana (107) e Veneto (101).

Insomma, "la crisi climatica accelera sempre di più la sua corsa insieme agli eventi estremi, che stanno avendo impatti sempre maggiori sui Paesi di tutto il mondo, a partire dall'Italia", avverte il report. Entrando nello specifico, su 1.503 fenomeni estremi verificatisi negli ultimi 13 anni, dal 2010 al 31 ottobre 2022, ben 529 sono stati casi di allagamenti da piogge intense come evento principale, e che diventano 768 se si considerano gli effetti collaterali di altri eventi estremi, quali grandinate ed esondazioni; 531 i casi di stop alle infrastrutture con 89 giorni di blocco di metropolitane e treni urbani, 387 eventi con danni causati da trombe d'aria.

Ad andare in sofferenza sono soprattutto le grandi città con diverse conferme tra quelle che sono le aree urbane del Paese più colpite in questi 13 anni: da Roma - dove si sono verificati 66 eventi, 6 solo nell'ultimo anno, di cui ben oltre la metà, 39, hanno riguardato allagamenti a seguito di piogge intense; passando per Bari con 42 eventi, principalmente allagamenti da piogge intense (20) e danni da trombe d'aria (17). Agrigento, con 32 casi di cui 15 allagamenti e poi Milano, con 30 eventi totali, dove sono state almeno 20 le esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro in questi anni.

Nel report Legambiente fa anche il punto su prevenzione e fondi per le emergenze. Se guardiamo alla spesa realizzata in questi anni per gli interventi programmati di messa in sicurezza e prevenzione, emerge come dal 1999 al 2022 sono stati 9.961 gli interventi avviati per mitigare il rischio idrogeologico in Italia per un totale di 9,5 miliardi di euro (elaborazione Legambiente su fonte Ispra, piattaforma Rendis), con una media di 400 milioni di euro l'anno. In parallelo, i dati della Protezione Civile sugli stati di emergenza da eventi meteo-idro dal maggio 2013 a maggio 2022 parlano di 123 casi, segnando un lieve incremento rispetto al 2021 (quando però i dati includevano il periodo fino a ottobre), ma comunque in aumento deciso rispetto ai 103 nel 2020.

E poi ci sono i fondi assegnati per le emergenze che, sempre in questo arco di anni, arrivano a poco meno di 13,3 miliardi di euro. Nel report si segnalano anche alcune buone notizie e buone pratiche. In primis come buona notizia il successo del programma sperimentale d'interventi per l'adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano, emanato nel 2021 dal MITE che prevede finanziamenti in decine di aree urbane italiane. Tra queste, ad esempio, Cremona con i Boschi della Villetta e La strada in Verde, Lucca con Le scuole verdi di Lucca, a Ferrara dove le azioni di adattamento riguarderanno Piazza Cortevecchia, a L'Aquila progetti di riforestazione urbana.

Passando alle buone pratiche, c'è Milano con il suo Piano Aria e Clima, finalizzato a ridurre l'inquinamento atmosferico e a rispondere all'emergenza climatica. Genova con l'Action Plan Genova 2050, uno strumento che comprende un pacchetto di azioni concrete sulla sostenibilità ambientale, l'adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici, per migliorare la qualità della vita dei residenti e non solo. Da Forlì arriva l'esempio del Giardino dei Musei: nato come azione all'interno del progetto Life SOS4life e finanziato con fondi statali, comunali e dal contributo della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, si pone come obiettivo la riqualificazione e la valorizzazione dell'area, adibita a parcheggio sopraelevato, sostituendola con un'area a verde pubblico. Da Perugia l'esempio dei GIS (Geographic Information System) per acquisire e analizzare i dati integrando la dimensione geografica, per monitorare in tempo reale i fenomeni e pianificare efficacemente la costruzione del futuro, raccontando con precisione cosa sta succedendo in una città. Infine, dall'estero tra le buone pratiche c'è quella di Los Angeles, in California, dove è stato approvato un Piano per il riciclo delle acque reflue che prevede che il 70% dell'acqua sia di provenienza locale entro il 2035 per passare al programma degli incentivi per la permeabilità delle superfici voluto dall'amministrazione di Washington DC, in un'ottica di miglioramento del deflusso delle acque.

Legambiente alla Meloni: approvare subito il Piano di adattamento fermo dal 2018

Nella lotta alla crisi climatica- dice Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente- da troppi anni l'Italia sta dimostrando di essere in ritardo. Continua a rincorrere le emergenze senza una strategia chiara di prevenzione, che permetterebbe di risparmiare il 75% delle risorse economiche spese per i danni provocati da eventi estremi, alluvioni, piogge e frane, e non approva il Piano nazionale di adattamento al clima, dal 2018 fermo in un cassetto del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica". È quindi "fondamentale approvare entro fine anno il Piano, ma anche definire un programma strutturale di finanziamento per le aree urbane più a rischio- spiega Ciafani- rafforzare il ruolo delle autorità di distretto e dei comuni contro il rischio idrogeologico e la siccità, approvare la legge sul consumo di suolo, e cambiare le regole edilizie per salvare le persone dagli impatti climatici e promuovere campagne di informazione di convivenza con il rischio per evitare comportamenti che mettono a repentaglio la vita delle persone". Il Rapporto CittàClima "evidenzia un peggioramento nell'esposizione ai rischi climatici- aggiunge Marisa Parmigiani, head of Sustainability del Gruppo Unipol- ci Come denunciamo da tempo il nostro paese è fortemente esposto in primis al rischio idrogeologico, ma ultimamente vediamo crescere, anche nei nostri sinistri, i fenomeni della grandine e delle trombe d'aria. Dobbiamo operare congiuntamente, secondo un approccio di partnership pubblico/privato, per adottare e sviluppare un adeguato Piano di Adattamento, perché non è più sufficiente intervenire sulla mitigazione in un contesto in cui il clima è già cambiato". (RS-DIRE)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news