19 aprile 2018 ore: 13:55
Disabilità

Collocamento “mirato”, luci e ombre della riforma del Jobs Act

Patrizia Maestri (Pd): “Sulla chiamata nominativa, occorreva prestare più attenzione alle critiche delle associazioni. Grave poi che non ci siano ancora Linee guida: il prossimo governo provveda quanto prima, per garantire inclusione lavorativa senza discriminazioni”
Persona disabile a lavoro su computer - SITO NUOVO

ROMA – “La legge 68/99, che norma il collocamento mirato e quindi l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità, è stata una legge fondamentale, ma oggi ha persone parte della sua efficacia: giusto dunque riformarla, ma con tutte le attenzioni necessarie. E dando ascolto alle associazioni”: così Patrizia Maestri, che come deputata Pd ha seguito da vicino l'evoluzione del Jobs Act e quindi anche la riforma della 68/99. Intervenendo questa mattina alla 2a Conferenza nazionale dei Quadri dirigenti dell’associazione, Maestri si è soffermata proprio sugli aspetti positivi e le criticità di questa revisione. 

“Il Jobs Act ha portato delle modifiche alla normativa sul collocamento mirato, che avevano lo scopo di semplificarla, per esempio attraverso l'estensione della chiamata nominativa, che però è stata criticata dalle associazioni per il possibile rischio di discriminazioni. Credo che avremmo dovuto tenere conto maggiormente delle loro osservazioni e preoccupazioni, per essere certi di garantire a tutti un diritto fondamentale e inalienabile come quello al lavoro”.

box Altre novità introdotte dal Jobs Act in materia di collocamento mirato sono “gli incentivi e le sanzioni, entrambi incrementati. Anche in questo caso, le associazioni hanno criticato sopratutto il sistema sanzionatorio, che ritengono una soluzione efficace. Io credo però che servano come deterrente e che rappresentino dunque un passo avanti verso tutele effettive”. 

E' vero, comunque, che “il collocamento mirato è in difficoltà, sopratutto dopo lo smantellamento delle province. E ritengo particolarmente grave che ancora non siano state amante le Linee guida previste, i cui pure chiedevo conto con un'interrogazione alla fine del 2016, a cui mi fu risposto nel febbraio 2017, assicurandomi che sarebbero state presto pronte. Invece, ancora nulla. E' sopratutto questo, quindi, l'appello che da qui oggi rivolgo in particolare al prossimo governo e al futuro parlamento: siano emanate al più presto le linee guida e si provveda a rendere efficace e garantito il diritto all'inclusione lavorativa per tutti, a partire da chi ha una disabilità”. (cl)

© Copyright Redattore Sociale