27 settembre 2020 ore: 10:00
Disabilità

Come sopravvivere alle ustioni e ricominciare da zero. A 16 anni

“Io sono Ava” racconta la storia di una ragazza sopravvissuta a un incendio, che le ha portato via i genitori, la casa e il volto che aveva. Ora, a 16 anni, ha 19 operazioni alle spalle e il 60% del corpo segnato dalle ustioni. Ma, con l'aiuto di chi le sta accanto, ricomincia a vivere. “Niente come la presenza degli altri può guarirci dalle ferite”
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ROMA - Prima dell’incendio che le ha cambiato per sempre la vita e i connotati, Ava era una ragazza come tante. Aveva un gruppo di amiche e un ragazzo, amava i musical e il teatro e, soprattutto, le piaceva cantare. Era una ragazza normale. Un anno dopo di quella normalità non è rimasto nulla. È l’unica sopravvissuta a un incendio che le ha portato via i genitori, la casa in cui è cresciuta, la cugina con cui ha trascorso buona parte dell’infanzia. E ora, un anno dopo, a soli 16 anni, Ava si ritrova già con 19 operazione alle spalle e il 60% del corpo coperto dai segni delle ustioni. Come farà a ricominciare?

Tradotto in Italia da Garzanti per sensibilizzare i giovani e i loro genitori sulla diversità come valore, “Io sono Ava”, della statunitense Erin Stewart, va a inaugurare la collana di narrativa per ragazzi “Libri ribelli”. E lo fa con un volume che è già stato definito il miglior libro dell’anno dai Librai americani e che la critica ha accolto con entusiasmo, paragonandolo al pluripremiato Wonder (Giunti 2013) di R.J. Palacios, il cui giovane protagonista Auggie ha il volto deturpato da una malattia rara. Ma, a differenza di Auggie, Ava deve fare i conti con la perdita di un sé precedente, che abbraccia ogni aspetto dell’esistenza, compresa quella parte così intima e solo apparentemente scontata costituita dal nostro aspetto fisico.

Di questo, soprattutto, tratta il volume: della riappropriazione di una nuova identità all’interno di un liceo americano dove bellezza, salute e omologazione sembrano essere gli ingredienti principali, anzi gli unici ingredienti, per assicurare quel delicato e complesso processo sociale chiamato integrazione. E dove il ripudio dell’alterità si mescola a una nuova e subdola forma di comportamento sociale che individua nelle persone con disabilità una fonte di “ispirazione” per tutti gli altri. Un tema, quest’ultimo, caro a tanti attivisti soprattutto statunitensi che vedono in simili manifestazioni di apprezzamento una nuova e più sottile forma di discriminazione.

È impossibile però passare inosservati, quando è la tua pelle a raccontare al mondo la tua storia. E Ava affronta con timore e riluttanza il giorno in cui, dopo un anno, decide finalmente di varcare l’ingresso della sua nuova scuola. Nel frattempo ha lasciato la città dove è nata per andare ad abitare con gli zii, che la amano teneramente, ma non riescono a farle dimenticare di essere un’orfana. Ci vorrà tempo, determinazione e tanta ironia per fare i conti con la nuova realtà. Ma saranno i nuovi amici, anche loro dei “diversi” come lei, a convincere Ava a calcare di nuovo le scene, recuperando in questo modo il piacere di stare al mondo.

“Niente come la presenza degli altri può guarirci dalle ferite”, ha scritto l’autrice. “Questa potente verità mi è stata insegnata da Marius, un bambino di otto anni”. Come Ava, Marius aveva perso entrambi i genitori in un incendio, che lo aveva lasciato gravemente ustionato. Eppure si trattava di un bambino sorridente e vivace. “Quando voleva arrendersi, c’era sempre qualcuno con lui. Un amico. Qualcuno che lo ha aiutato a scegliere di vivere”. La recensione di Antonella Patete è stata pubblicata su SuperAbile Inail.

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