10 ottobre 2019 ore: 11:03
Disabilità

Come vivere meglio con lo yoga della risata: al via il festival italiano

Lo yoga della risata conta 400 Club in tutta Italia, ma negli ultimi anni ha cominciato a prendere piede anche nei contesti riabilitativi e terapeutici, dove ne beneficiano sempre più persone con disabilità. Come Lalla che, ridendo, ha accettato la sua sordità
La master trainer di yoga della risata Lara Lucaccioni insieme al fondatore del movimento Madan Kataria e sua moglie Madhuri

La master trainer di yoga della risata Lara Lucaccioni insieme al fondatore del movimento Madan Kataria e sua moglie Madhuri

ROMA – Si apre oggi il congresso e festival italiano di yoga della risata, che fino al 13 ottobre a Peschiera del Garda (Vr), con la presenza dei fondatori della disciplina, il medico indiano Madan Kataria e sua moglie Madhuri. A questa pratica, sempre più adottata nelle aziende e nelle scuole, ma anche nei contesti riabilitativi e terapeutici, SuperAbile Inail, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità, ha dedicato un lungo servizio sul numero ottobre che ripubblichiamo di seguito.

Ogni cosa è cambiata da quando ha capito che anche a lei è permesso ridere. E che ridendo è più facile affrontare i problemi grandi e piccoli che la vita ti pone dinanzi, trovando l’energia necessaria per sostenere con ottimismo e positività le mille sfide di tutti i giorni. Laura Ribaldone, che tutti chiamano Lalla, ha 50 anni e vive a Solero, un comune di appena 1.600 abitanti in provincia di Alessandria. Ha un’ipoacusia congenita per via di un parto prematuro che le ha sottratto il 75% dell’udito e, fin dall’età di 5 anni, fa uso di protesi acustiche.

Prima di incontrare lo yoga della risata di cui oggi è teacher e ambasciatrice, Lalla era una donna insicura e piena di paure. “Fin da piccola non sono mai stata molto socievole, solo pochi amici ma buoni – dice –. Mi sentivo sempre un po’ in disparte e non ridevo quasi mai. Crescendo, la disabilità mi pesava sempre di più, era come se vivessi in un mondo a parte e spesso provavo un senso di esclusione”.
La sensazione di sentirsi sempre un passo indietro rispetto agli udenti Lalla non riesce a superarla neppure con il matrimonio e l’ingresso nel mondo del lavoro. Ma poi le cose peggiorano ulteriormente, fino a raggiungere il punto più basso nel 2016 quando, oltre alla separazione, è costretta ad affrontare una serie di lutti. “Una volta rimasta da sola, divenni vittima dei pregiudizi della gente. Tiravano in ballo il mio matrimonio. Alcuni dicevano che per via della mia sordità avrei avuto bisogno di una badante, amici che credevo veri mi voltarono le spalle, conobbi persone sbagliate”.
In questo momento di totale sconforto Lalla si imbatte nello yoga della risata, che inizia a praticare nel Club del suo paese. All’inizio è scettica, l’idea di ridere in maniera incondizionata le sembra priva di senso ma poi, sessione dopo sessione, comincia a sentirsi più leggera, in grado di svuotare il corpo e la mente dalla sofferenza. “A quasi 47 anni avevo ricominciato a ridere. Anzi avevo cominciato a ridere – sintetizza –. Perché non mi ricordo di aver mai riso da bambina”. 

400 club di yoga della risata in tutta Italia e una trentina di progetti per le persone disabili

Lo yoga della risata è una pratica di gruppo che nasce in India dall’intuizione del medico Madan Kataria sui benefici del ridere come puro atto fisico, anche se autoindotto. Ispirato dagli esperimenti dello scrittore Norman Cousins sul potere terapeutico della risata e dagli studi sulle emozioni dello psicologo Paul Ekman, a metà degli anni Novanta Kataria elabora dei veri e propri esercizi di risata, in grado di generare un’ossigenazione profonda del corpo e del cervello. È così che si crea il cosiddetto “joy cocktail”: un cocktail della gioia ottenuto grazie alla produzione di endorfine e serotonina, contestualmente all’abbassamento dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.
“Lo yoga della risata prevede molti diversi tipi di applicazione”, spiega Lara Lucaccioni, una dei 40 master trainer esistenti nel mondo, e oggi tra le figure, a livello italiano e internazionale, più attive nella diffusione della disciplina. “Si può praticare per gestire lo stress e i conflitti in azienda, ma anche in carcere e nelle comunità di recupero. E ovviamente può essere adoperato nelle case di riposo e negli ospedali, con i malati di Alzheimer e di demenza senile come anche con le persone disabili. Negli ultimi anni lo yoga della risata ha attratto molti professionisti provenienti da ambiti diversi, tra cui numerosi psicoterapeuti e, soprattutto, tantissimi educatori con esperienza pregressa nel campo della disabilità”.
Di conseguenza, la pratica ha cominciato a prendere piede nei contesti riabilitativi e terapeutici. Oltre ai circa 400 Club diffusi da Nord a Sud dello Stivale, sono infatti attivi almeno una trentina di progetti dedicati esclusivamente alle persone disabili. Nella Capitale lo yoga della risata ha attecchito in quattro centri diurni e in una casa di riposo per malati di Alzheimer con diversi effetti benefici per i praticanti, tra cui la diminuzione dell’aggressività e l’aumento dei livelli di socializzazione. E oggi, grazie alla successiva formazione degli operatori, all’interno dei centri diurni le lezioni si tengono ancora ogni giorno. “Utilizziamo molto il canto – spiega una delle responsabili del progetto, Francesca Pieri –. Ed è stato proprio grazie al canto che io e la mia collega Maria Pia Nobile siamo riuscite a sbloccare la situazione di una signora con un Alzheimer precoce che, pur non parlando più, ha iniziato a cantare e a ballare. Le persone che convivono con la demenza – puntualizza –sono capaci di emozionarsi più di quanto non si creda e, se proviamo a interagire attraverso il cuore, possiamo stabilire un forte legame con loro”. A Ferrero di Alba, in provincia di Cuneo, invece, 20 utenti psichiatrici sono stati coinvolti presso il locale centro di riabilitazione. E anche in questo caso i risultati non si sono fatti attendere: malgrado qualche atto violento, assicurano i promotori, i partecipanti sono riusciti a mettersi in gioco e a trasferire nella vita quotidiana i benefici ottenuti con le risate.

Lalla, ambasciatrice di yoga della risata tra i sordi

Nel frattempo anche Lalla Ribaldone ha deciso di mettere in pratica il suo sogno: portare lo yoga della risata tra i sordi. Così, dopo alcune esperienze con gli anziani, tra cui la creazione del Club dei nonnini ridenti presso una casa di riposo del suo paese, si lancia nella sfida più grande. “Ma non conoscevo la lingua dei segni – racconta –. Allora ho creato la pagina Facebook “Sentiamoci ridere”, dove proponevo una serie di lezioni video con slide. Avendo notato un buon numero di visualizzazioni, verso la fine del 2017, ho preso il coraggio a due mani e ho scritto all’Ente nazionale sordi di Torino. E finalmente, qualche mese dopo, ho potuto realizzare il sogno della mia vita: a distanza di alcune settimane dall’apertura del Club Ridiamoci sopra a Fubine Monferrato, a pochi chilometri da casa mia, è partito il mio primo corso di yoga della risata per sordi nel capoluogo piemontese. Quanto a me stessa, invece, ho cominciato a studiare la Lis”.
Grazie allo yoga della risata Lalla è riuscita ad accettare la propria disabilità e ad aprirsi al mondo circostante, come mai prima di allora. È diventata una persona più serena e consapevole e, soprattutto, ha trovato la forza di gettarsi nella vita malgrado i propri limiti. Poi quel senso di liberazione è riuscita a trasmetterlo ai suoi allievi che, come fanno sapere dall’Ens di Torino, hanno cominciato a superare i blocchi personali e la paura del giudizio altrui. “C’è veramente molto bisogno di ridere sia a livello sociale che di salute”, ha commentato una donna che, all’inizio del corso, non sapeva neppure come abbandonarsi a una risata, per via dei muscoli della bocca contratti e dei denti serrati.
“Quando tu ridi, tu cambi e quando tu cambi, cambia il mondo intorno a te”, dice Madan Kataria. E la storia di Lalla sembra esserne la prova. Non solo per essere riuscita a riconquistare fiducia in se stessa e nella vita, ma anche per la sua scelta di aiutare altri sordi nel processo di integrazione col mondo degli udenti, cercando di abbattere barriere e pregiudizi in virtù della comune appartenenza alla specie umana. C’è una frase che le piace citare e che sembra rispecchiare più di ogni altra cosa il suo percorso: “Siamo tutti uguali davanti a tutti. Siamo tutti diversi, ma siamo uguali. Siamo uguali ma tutti diversi. Nessuno è diverso dall’altro perché siamo tutti uguali nelle nostre diversità”. Un obiettivo ambizioso, forse, che Lalla è riuscita a raggiungere. Altri, ogni giorno, ci stanno provando.

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