21 luglio 2015 ore: 16:58
Immigrazione

Comunicare l'immigrazione oltre la paura. "Salvare vite umane è un privilegio"

Mauro Casinghini (Ordine di Malta): “Abbiamo il privilegio di incrociare lo sguardo dei migranti per primi e di salvargli la vita. Abbiamo il privilegio di trasformare le loro aspettative e speranze in realtà”. Sant’Egidio: “Bisogna smetterla di cavalcare l'ida del migrante solo come un pericolo”
Sbarchi. Soccorsi

ROMA - "Abbiamo il privilegio di incrociare lo sguardo dei migranti per primi e di salvargli la vita. Abbiamo il privilegio di trasformare le loro aspettative e speranze in realtà.  Siamo i loro angeli custodi, la loro ancora di salvezza, e questo ci dà la forza di andare avanti a lavorare anche nella difficoltà. Ma purtroppo tutto questo non viene mai raccontato". Nelle parole di Mauro Casinghini, direttore nazionale del Cisom, il corpo italiano dell'Ordine di Malta, che presta soccorso sulle navi che recuperano i migranti in mare, c'è tutto il senso del convegno "I volti del Mediterraneo: la percezione del fenomeno migratorio".
Un'intera giornata di studio che attraverso la testimonianza delle persone impiegate in prima linea al fianco dei profughi ha l'obiettivo di raccontare l'immigrazione da un altro punto di vista, rovesciando luoghi comuni e stereotipi diffusi. "C'è una separazione fra il prima e il dopo - spiega - tra quello che succede nelle delicatissime fasi del soccorso e le polemiche che genera il fenomeno a livello politico, come se ogni obbligo fosse concluso non appena queste persone mettono piede sulla banchina - aggiunge -. Ma bisognerebbe ricordare che non si può negoziare sui diritti e sulla salvaguardia delle vite umane. Noi guardiamo il bicchiere mezzo pieno ogni volta che salviamo qualcuno. Le persone morte il 3 ottobre sono affogate con Lampedusa negli occhi, noi vogliamo che questo non accada più".

Il migrante è un soggetto pericoloso. E' questo uno dei primi luoghi comuni da sfatare secondo Emiliano Abramo, responsabile della comunità di Sant'Egidio in Sicilia. "Il dibattito nazionale ed europeo su questo tema sembra ormai stentare e involgarirsi sempre di più in questo momento – sottolinea -. Non è vero che siamo una società accogliente né a livello regionale né nazionale. C'è una diffidenza crescente verso i migranti: ma bisogna dire con fermezza che qui arriva brava gente, lo vediamo noi per primi tutti i giorni. Bisogna smetterla di cavalcare l'ida del migrante solo come un pericolo".

Giulia Pigliucci, freelance responsabile delle relazioni pubbliche di diverse  ong e organizzazioni del terzo settore, ha ricordato che la percezione degli italiani è che i migranti siano il 30 per cento della popolazione residente quando la loro presenza si ferma in realtà all'8 per cento. "L'Idos nel suo ultimo rapporto ci spiega che stanno andando via dal nostro paese anche gli italiani - sottolinea -. Bisognerebbe ricostruire le storie dei migranti perché dai numeri si possa passare al racconto di vita delle persone".

Le morti in mare sono omicidi organizzati. Secondo Nunzio Martello, della direzone marittima della Guardia Costiera nella Sicilia orientale bisogna anche raccontare le tragedie del mare in maniera diversa. "Le tragedie a cui assistiamo sono tragedie annunciate non morti occasionali o dolose - afferma - sono omicidi organizzati. Le navi su cui vengono imbarcati i migranti sono fuori da ogni regola, non sono idonee e non hanno un equipaggio serio a bordo. Questo va detto chiaramente - spiega - Ma il nostro compito è salvare vite, un lavoro a cui ci dedichiamo con abnegazione mettendo a rischio anche la nostra stessa vita. Nonostante questo in Europa non riusciamo ancora a far passare quello che sta facendo effettivamente ltalia".

L'immigrazione è un fenomeno strutturale, servono vie d'accesso legali. Anche secondo il sottosegretario all'Interno Domenico Manzione, "sull'immigrazione è sempre più difficile fare comunicazione soprattutto quando sullo scenario si affacciano i soliti personaggi che strumentalizzano il fenomeno per grattare la pancia dell' elettorato e trovare consenso raschiando i barile". Ma l'immigrazione è un fenomeno strutturale che non si può arginare: "Non possiamo rimare inermi nel vedere un padre partire con la figlia malata che muore nel viaggio perché un trafficane butta in acqua le sue medicine. Dobbiamo far capire all'Europa che in maniera legale quel padre avrebbe potuto pagare un biglietto,  permettere le cure normali per sua figlia e salvarle la vita". Secondo Fancesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana, "non abbiamo ancora chiarito a sufficienza che le persone che arrivano sulle nostre coste sono portatori di diritti - afferma - si parla di emergenza quando invece è un fenomeno ben strutturato. Il problema è il ruolo che deve avere la comunità internazionale: l'accordo su 32 mila persone per la riallocazione non può dirsi  un successo". 

Distinguere tra scafisti e trafficanti. "Bisogna punire chi mette a repentaglio la vita delle persone che si mettono in mare - sottolinea Giovanni Salvi, procuratore generale di Roma -. Ma per noi l'obiettivo non è mai lo scafista, che è sempre l'ultima ruota del carro. Spesso si tratta di un migrante che si paga il viaggio attraverso il servizio che fa ai trafficanti. Il nostro obiettivo è colpire la rete più grande che organizza i traffici e fa affari sulla vita delle persone".

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