21 gennaio 2015 ore: 15:22
Giustizia

Con le "stanze dell'amore" il carcere diventa più umano per i detenuti

Presentato il disegno di legge sulle relazioni affettive e familiari. Bernardini (Radicali Italiani): "Questione di diritti umani inalienabili". Lo Giudice (Pd): "Alti contagi da Hiv perché oggi preservativi in carcere illegali". Favero (Ristretti Orizzonti): "Questione poco affrontata"
Stefano G. Pavesi/Contrasto Carcere, detenuto legge dietro a grata

ROMA - Realizzazione di "stanze dell'amore" in carcere, ovvero locali idonei all'interno della struttura penitenziaria dove i detenuti possano intrattenere rapporti affettivi senza controllo visivo; permessi fino a 15 giorni per ogni semestre di carcerazione; possibilità di incontri con i propri familiari in aree all'aperto nelle strutture carcerarie mezza a giornata al mese; concessione di telefonate più lunghe di quelle attuali per i detenuti che hanno i propri familiari all'estero: sono le novità contenute nel ddl 1587 "Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e altre disposizioni in materia di relazioni affettive e familiari dei detenuti", presentato questa mattina al Senato. Obiettivo espresso dal disegno di legge e': "Rendere più umano il periodo di detenzione, affinché alla fine della pena, sia più facile il reinserimento nella famiglia e nella società".

Per Sergio Lo Giudice senatore Pd, primo firmatario del disegno di legge e' necessario affrontare "il dramma di una sessualità estirpata, di atti rubati di autoerotismo illegale - poiché in carcere sono atti osceni in luogo pubblico", "di un'omosessualità oltraggiata dall'essere oggetto di costrizione, di un alto tasso di contagi da HIV perché i preservativi in carcere sono illegali", "di un'astinenza che produce rotture di rapporti e di chi finisce una pena trovandosi completamente solo".

- "Mettere in cattività, negare una sfera che è parte integrante dell'essere umano e' una lesione dei diritti umani inalienabili" ha affermato Rita Bernardini Segretaria di Radicali Italiani. Per Bernardini la negazione della sessualità costituisce "un trattamento inumano e degradante punito da nostra costituzione e della corte europea diritti dell'uomo". La segretaria dei Radicali ha evidenziato come non si tratti solo dei diritti del detenuto ma anche di quelli del coniuge o convivente e dei figli minori.

Il dramma dei detenuti che si trovano a dover scegliere quale familiare chiamare durante l'unica telefonata di 10 minuti che gli viene concessa ogni settimana e' stato affrontato da Ornella Favero, giornalista direttrice della Rivista Ristretti Orizzonti che al tema dell'affettività e della sessualità in carcere ha dedicato l'intero ultimo numero del periodico, titolato "Condannati a non amare". Favero ha raccontato che in un recente seminario per giornalisti in carcere, le testimonianze drammatiche dei figli dei detenuti avevano sconvolto non solo gli operatori dei media, ma anche gli stessi operatori della struttura penitenziaria, sottolineando quanto poco la questione - e le sue conseguenze - venga trattata dal dipartimento per l'amministrazione penitenziaria.

Desi Bruno, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale dell'Emilia Romagna, ha affermato come i luoghi per l'affettività in carcere siano "necessari proprio per coloro, come gli ergastolani, sono lontani da possibilità di permessi per uscire", "mentre attualmente e' esattamente il contrario". "Per umanizzare la pena non basta essere sopra i 3mq, ha detto Bruno, superato il sovraffollamento serve sollevare la necessità di attività altre, come il lavoro, l'affetto". "Gli spazi ci sono e la tecnologia può aiutare". (Ludovica Jona)

© Copyright Redattore Sociale