25 marzo 2013 ore: 14:19
Economia

Con “Rreuse” i rifiuti producono lavoro

BELLE IMPRESE. Sviluppo sostenibile e vendita di rifiuti ancora utilizzabili. È l’obiettivo di Rreuse, network che riunisce 22 associazioni europee. Per l’Italia c’è Orius di Bologna che punta a creare centi di recupero rifiuti. E dà lavoro a persone svan
Economia: mani che tengono piantina e soldi

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BOLOGNA – Produrre inclusione sociale e lavorare con i rifiuti in un’ottica di riuso e salvaguardia dell’ambiente; sono queste le principali direttrici sulle quali si muove l’associazione Orius di Bologna, organizzazione no-profit che riunisce in sé cooperative sociali di inserimento lavorativo ed enti per la formazione. Costituita nell’ottobre del 2011, l’associazione è quasi subito entrata a far parte di Rreuse, network di organizzazioni europee che operano nello sviluppo sostenibile e nella vendita di rifiuti ancora utilizzabili, sovvenzionata dall’Unione europea. “Orius aiuta le singole cooperative che ne fanno parte a creare posti di lavoro e a realizzare i loro progetti – specifica il presidente Giorgio Rosso – soprattutto tramite l’inclusione di persone svantaggiate, disagiati psichici ed ex detenuti. A questo si aggiungono diversi progetti di tirocinio; lavorando come cooperativa sociale con molti enti pubblici riusciamo a essere presenti fra Bologna, Ferrara e Forlì/Cesena, oltre a introdurre nel mondo del lavoro chi proviene dagli enti di formazione”.
 
“La collaborazione e la condivisione di conoscenze all’interno del network, permette alle 22 associazioni di Rreuse di avere grandi opportunità e di creare ricchezza salvaguardando l’ambiente”, continua Rosso. Infatti Rreuse promuove un modello di sviluppo sostenibile che fra i suoi capisaldi, oltre alla protezione ambientale e all’uguaglianza sociale, ha anche la creazione di posti di lavoro. Orius è l’unica associazione italiana a fare parte del network, che conta in totale 40 mila dipendenti a tempo pieno e oltre 100 mila volontari, e la sua azione si inserisce in un quadro di adeguamento europeo nei confronti delle politiche di riciclo imposte dall’Unione europea. È stato stimato che in Italia la media pro-capite di rifiuti tecnologici riciclati è di 4,2 kg, ma secondo la direttiva 2012/19 dell’Ue l’obiettivo è arrivare a 7,5 kg entro il 2016 e 10 entro il 2019.
 
È nella creazione di una rete di economia sociale che Orius si muove, tramite progettazione europea: “Il progetto che attualmente abbiamo più a cuore è quello del Valorizzatore, ovvero una figura professionale che possa essere presente in centri appositamente creati per selezionare, pulire e rendere ri-vendibili prodotti altrimenti destinati alla discarica – spiega Rosso – In Italia questo tipo di attività è molto indietro e solitamente affidata all’associazionismo, ma diversi Paesi europei operano in tal senso risparmiando moltissimo, e creando posti di lavoro. Noi stiamo puntando standardizzare in Italia i centri dedicati (previsti da direttive Ue) e a creare professionisti del settore”.
 
Per quanto riguarda il futuro, Orius sta puntano particolarmente all’acquisizione di competenze specifiche sul recupero dei rifiuti. In alcuni campi, come i Raee (gli elettrodomestici) o il tessile, “dobbiamo ancora migliorare; ampliare le filiere in cui operiamo è un primo passo per aumentare il bacino di lavoro da noi gestito”, conclude Rosso. (simonluca renda)
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