1 marzo 2019 ore: 16:27
Società

Confessioni religiose escluse dall'esenzione sulla Tari. Asgi: “Incostituzionale”

Il Comune di Udine nega i benefici fiscali alle confessioni religiose prive d'intesa con lo Stato italiano. Critiche di Asgi: “Le intese non esistono per giustificare discriminazioni. Per la Corte costituzionale va garantita l'uguaglianza a tutte le fedi”
Religioni: dialogo interreligioso simboli disegnati

MILANO – Il consiglio comunale di Udine ha approvato il 25 febbraio una modifica del Regolamento per l’applicazione dell'imposta unica comunale (comprensiva di aliquote e tariffe Tasi, Imu e Tari) per escludere dai benefici fiscali le confessioni religiose prive d'Intesa con lo Stato italiano. Il nuovo regolamento esclude dall’esenzione alla tassa sui rifiuti le confessioni religiose che non hanno ad oggi un’intesa con lo Stato. Lo fa sapere l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) con una nota. Il 28 febbraio Asgi ha inviato una lettera al Comune di Udine, al Garante regionale per i Diritti alla persona del Friuli Venezia Giulia e all’ Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar) per segnalare come la modifica sia in contrasto con la Costituzione italiana “che difende il principio di laicità e di uguaglianza tra le confessioni religiose dinanzi alla legge e l'esercizio della libertà religiosa”. “La Corte Costituzionale – scrive Asgi – ha più volte affermato che eventuali interventi promozionali della libertà religiosa da parte dello Stato e delle istituzioni regionali e locali, quali contributi pubblici o interventi o benefici finanziari o fiscali collegati all'esercizio del culto, non possono essere limitati alla sola confessione cattolica e a quelle che avessero stipulato un'intesa con lo Stato”. “Le Intese tra le confessioni religiose e lo Stato italiano – prosegue il comunicato – servono ad adattare l'ordinamento italiano alle specificità di ciascuna fede religiosa, non certo a giustificare discriminazioni nei confronti delle altre confessioni religiose che ne sono prive”.

L'associazione di giuristi cita la sentenza 195 del 1993 con cui la Corte ha affermato che “il rispetto dei principi di libertà e di uguaglianza va garantito in riferimento al medesimo diritto di tutti gli appartenenti alle diverse fedi o confessioni religiose” e che “qualsiasi discriminazione in danno dell'una o dell'altra fede religiosa è costituzionalmente inammissibile in quanto contrasta con il diritto di libertà e con il principio di uguaglianza”. Per questa ragione Asgi invita la seconda città friulana a cancellare “le modifiche discriminatorie immotivatamente approvate”. “La decisione di escludere dall’esenzione da una tassa in maniera illegittima gli edifici di culto delle confessioni prive d’Intesa lede il diritto dei suoi cittadini e appare inammissibile in uno Stato laico in cui vige il rispetto dell’uguaglianza e della libertà di religione”. (Francesco Floris)

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