18 aprile 2024 ore: 11:09
Giustizia

Confisca dei beni mafiosi, migliora la trasparenza: più di 6 comuni su 10 pubblicano le informazioni online

Libera presenta “RimanDATI”, il terzo Report nazionale sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali. Su 1100 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati sono 724 quelli che pubblicano l’elenco e informazioni sul loro sito internet +78% rispetto al 2022. Primato negativo ai comuni del Sud Italia. A livello regionale tra le più “virtuose” Liguria, Emilia Romagna, Puglia
Beni confiscati, mafie, chiusura, lucchetto

Libera presenta “RimanDATI”, il terzo Report nazionale sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali, in collaborazione con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e con il contributo di Istat.
Passo avanti sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni comunali. Su 1100 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati, dopo la domanda di accesso civico, ben 724 pubblicano l’elenco sul loro sito internet, con una percentuale che arriva al 65%. Un importante balzo in avanti rispetto al 2022, quando la percentuale era pari 36,5% (392 comuni su 1073).
Buona anche la fotografia rispetto agli enti sovracomunali: su 11 province e città metropolitane destinatarie di beni confiscati, solo 3 non pubblicano gli elenchi mentre delle 6 regioni italiane destinatarie di beni confiscati, la Regione Lazio e la Regione Calabria inadempienti sul livello di trasparenza.

Il report di Libera ha visto due fasi di monitoraggio sui 1100 comuni: una prima ricognizione, all’esito della quale erano 504 i comuni che pubblicavano l’elenco; successivamente, ai comuni è stata inviata la domanda di accesso civico, con la quale, dopo la prima ricognizione, è stata richiesto di pubblicare o aggiornare gli elenchi; infine, una seconda ricognizione condotta sui siti dei comuni che hanno risposto alla domanda di accesso civico semplice. Il balzo in avanti nella direzione di una maggiore quantità di enti che pubblicano l’elenco è stato notevole: si è passati infatti dai 504 enti rilevati con la prima ricognizione ai 724 rilevati con la seconda, con un incremento della percentuale di circa 20 punti, dal 45,5% al 65,2%.

“I dati presentati - commenta Tatiana Giannone, responsabile nazionale Beni Confiscati di Libera - dimostrano la forza della comunità monitorante di Libera, che trova corrispondenza nei risultati raggiunti. Riteniamo fondamentale che accanto ai percorsi mirati a garantire il riutilizzo sociale, anche la conoscibilità e la piena fruibilità dei dati e delle informazioni sui patrimoni confiscati siano elementi di primaria importanza. In questo contesto, la trasparenza deve essere considerata anch’essa un bene comune, confortati dalle previsioni normative del Codice Antimafia, che impongono agli enti locali di mettere a disposizione di tutte e tutti i dati sui beni confiscati trasferiti al loro patrimonio, pubblicandoli in un apposito e specifico elenco”.

“RimanDATI - prosegue Tatiana Giannone - è uno strumento per attivare rapporti con il mondo degli enti territoriali di prossimità, che sono ingranaggio fondamentale dell’intera filiera della confisca e del riutilizzo, e per far crescere in modo esponenziale le storie di rigenerazione intorno ai beni confiscati, preservando lo strumento della confisca nel suo senso risarcitorio più profondo. Stiamo attraversando un periodo in cui dal governo arrivano segnali contrastanti sul sostegno agli enti locali: basti pensare a tutte le misure definanziate all’interno del Pnrr, fino ad arrivare al disegno di legge sull’autonomia differenziata, che bloccherebbe lo sviluppo di intere aree del nostro Paese. Inoltre, sempre di più prende piede un approccio privatistico al tema del riutilizzo dei beni confiscati: nel dibattito pubblico si parla del tema della vendita e della rimodulazione delle misure di prevenzione, si banalizzano le criticità che affliggono la materia e si rafforza la brutta abitudine a piegare i numeri ai propri fini. Messaggi che convergono su una lettura superficiale e ingiusta, a partire dalla quale si getta un discredito generalizzato su uno strumento che, invece, ha consentito una vera e propria rivoluzione. Lo ribadiamo con forza e convinzione: combattere le mafie e la corruzione vuol dire attivare percorsi di giustizia sociale e farsi gambe per i diritti dei cittadini e delle comunità”.

La base di partenza del lavoro di monitoraggio - spiega Libera - coincide con il totale dei comuni italiani al cui patrimonio indisponibile sono stati “destinati” i beni immobili confiscati alle mafie per finalità istituzionali o per scopi sociali. Su 1.100 comuni monitorati, sono 724 i comuni italiani destinatari di beni immobili confiscati che pubblicano l’elenco sul loro sito internet, così come previsto dalla legge, pari al 65,2% del totale. Il primato negativo in termini assoluti spetta ai comuni del Sud Italia compreso le isole con ben 248 comuni che non pubblicano elenco, segue il Nord Italia con 87 comuni e il Centro con 51 comuni che non pubblicano dati. A livello di singole Regioni, tra le più “virtuose” - quelle cioè che raggiungono o superano il 70% dei comuni che pubblicano l’elenco - registriamo la Liguria (87,5%), Emilia Romagna (84,4%), Puglia (79,8%) e Piemonte (78,2%). Rimandati con percentuale al di sotto del 50% troviamo Basilicata, Calabria, Lazio e MoliseNello specifico delle singole regioni, val la pena rilevare come anche le 4 regioni ferme a 0 comuni adempienti nel 2022 (Basilicata, Molise, Trentino e Valle d’Aosta), nel 2023 facciano registrare un balzo in avanti.

Più in generale, i dati migliorano in tutte le regioni, con punte significative, considerato il peso regionale, per Campania, Piemonte e Liguria. Dopo la discesa del 2022, risale lentamente la Calabria, dove si passa dal 18,8% dello scorso anno al 49,8%. Lo stesso dicasi per la Sicilia, dove, a fronte del 29,9% del 2022, nel 2023 si arriva al 56,5%. È bene in ogni caso ricordare che tali considerazioni vanno lette con la massima cautela, dato il significativo peso relativo degli immobili confiscati che gli enti locali in queste regioni sono chiamati a gestire. Sono tre le Province assegnatarie di Beni confiscati che non pubblica elenco: Crotone, Matera e Messina mentre la Regione Calabria e Lazio, tra quelle monitorate, risultano inadempiente nella pubblicazione e trasparenza sui beni confiscati a loro destinati.

Un approfondimento è stato fatto sulla modalità di pubblicazione dell'elenco, da cui dipende in maniera sostanziale la qualità dei dati messi a disposizione. “Ai fini della nostra ricerca – afferma Libera -, che mira a stimolare la pubblicazione di dati pienamente e compiutamente fruibili e dunque in formato aperto, abbiamo considerato, nella percentuale dei comuni che pubblicano, esclusivamente quelli che lo fanno in formato tabellare. Tutte le altre tipologie di pubblicazione, nella valutazione complessiva, vengono associate alla categoria ‘elenco non presente’. Rispetto alle precedenti edizioni, si azzera il numero dei comuni che utilizzano formati totalmente chiusi mentre aumenta nettamente il numero dei comuni che pubblicano in formato aperto (passando dagli 82 del 2022 ai 238 del 2023) e in formato PDF ricercabile (da 260 del 2022 a 321 del 2023). Di contro, resta alto il numero dei comuni che proseguono nell’utilizzo di un PDF scansionatoIl monitoraggio ha riguardato anche altre informazioni fondamentali sulla vita del bene confiscato: il 6,4% dei comuni non specificano i dati catastali, sono il 4% gli enti che non specificano tipologia, il 6% l'ubicazione e ben il 30% non specificano la consistenza (informazioni sulla metratura o sugli ettari del bene confiscato)”.

La ricerca analizza nello specifico le modalità di pubblicazione degli elenchi anche su scala regionale. “Sui 724 comuni che hanno pubblicato l'elenco, abbiamo costruito un ranking mediato nazionale: su una scala da 0 a 100 la media è pari a 71,6 punti. Sono 9 le regioni che sono al di sotto della media: Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Puglia, Sardegna, Toscana e Veneto. Tra i comuni capoluoghi di provincia, ben 67 comuni - pari al 60% dei capoluoghi di provincia italiani - risultano destinatari di beni confiscati, per un totale di 926 immobili. Di questi 67 comuni destinatari di beni confiscati, 57, pari all'85%, risultano virtuosi sul fronte della trasparenza. Tra i capoluoghi meno trasparenti dove sono presenti il maggior numero di beni confiscati troviamo Messina (64 beni confiscati), Barletta (47 beni confiscati), Reggio Calabria (32 beni assegnati: il comune utilizza un portale web dedicato ma non pubblica alcun dato nella sezione Amministrazione Trasparente, motivo per cui è considerato inadempiente) e Brescia (13 beni confiscati)”.
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