16 gennaio 2015 ore: 14:58
Non profit

Cooperazione, Cesvi: "Risk analysis per valutare i pericoli e in alcuni casi non si parte"

Nelle missioni in Paesi più delicati (la Somalia su tutti, ma anche Afghanistan e Pakistan) l'ong è arrivata a blindare il quartier generale dove risiedono i cooperanti o a servirsi della scorta di uomini armati. Milesi: "Il tema della sicurezza è da porsi prima di qualunque altro"
Cooperazione, ombra di persone in cerchio

MILANO – Partecipazione e imparzialità non sono più sufficienti. Ora per le missioni in Paesi più delicati (la Somalia su tutti, ma anche Afghanistan e Pakistan) il Cesvi deve inserire altri elementi per garantire la sicurezza dei propri cooperanti. I nomi dei protocolli sono "protection" e "deterrenza": in pratica si tratta di blindare il quartier generale dove risiedono i cooperanti o di girare scortati da uomini armati. Il tutto tenendo presente che nella mission del Cesvi uno degli elementi cardine è la partecipazione dei beneficiari al progetto umanitario. Le prime avvisaglie dell'aumento della pericolosità del lavoro dei cooperanti sono cominciate con le guerre dei Balcani, poi intensificatesi dopo l'11 settembre. Ora c'è stato il salto di qualità.

"Il tema della sicurezza è da porsi prima di qualunque altro. Non è gravoso tanto dal punto di vista economico, quanto da quello mentale: richiede molta attenzione", spiega il presidente di Cesvi Giangi Milesi. Per questo al Cesvi indicano con un semaforo la situazione che c'è in un Paese: verde si passa, al rosso è sconsigliato. In alcuni casi, si va oltre, pianificando nel dettaglio le exit strategy dalle situazioni più rischiose. In altri casi si valuta che l'operazione non si può fare. E la Siria rientra in questa casistica. "Siamo rispettosi delle linee guida delle altre ong, nessuno ha una soluzione: non c'è una verità assoluta – precisa Milesi -. Per le nostre forze abbiamo pensato di poter essere più utili in quest'emergenza operando in Libano, il Paese dove arrivano la maggior parte dei profughi".

La questione sicurezza è in continuo divenire: le risk analysis sui Paesi coinvolti nei progetti di Cesvi è costante. "Anche perché non ci sono solo le guerre: ci sono anche i rischi ambientali", dice Milesi. Una minaccia ha poi una consistenza diversa a seconda che il cooperante sia un locale o uno straniero. È il caso del pericolo sequestri. All'interno della questione sicurezza c'è poi il tema prevenzione sanitaria: vaccinazioni, profilassi e comportamenti da tenere. Il Cesvi per studiare i rischi si appoggia a gruppi delle Nazioni Unite o della Commissione europea, tra i più accreditati. Per quanto in Italia sia una delle ong medio-grandi, il Cesvi nel panorama internazionale risulta tra quelle piccole. E, in Somalia, è tra le realtà più attive in assoluto, anche dove delle grandi ong, che hanno a disposizione più risorse per questo settore, hanno dovuto gettare la spugna. È capitato anche a Medici senza frontiere, dopo che negli attentati di Al Shabaab hanno perso otto dei loro operatori sul posto. "Non ci sono protocolli che permettono di arrivare ad un rischio zero", conclude Milesi. (lb) 

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