4 marzo 2015 ore: 14:48
Non profit

Cooperazione, entro la fine del 2015 la legge sarà attuata

Saranno istituite sia l'agenzia che il Consiglio nazionale della cooperazione. Lo spiega il viceministro Lapo Pistelli alla Cattolica di Milano. La Cassa depositi e prestiti diventerà il canale con cui finanziare la cooperazione

MILANO - Entro la fine del 2015 la nuova legge sulla cooperazione italiana (125 del 2014, approvata nello scorso agosto) sarà pienamente operativa. Sia nella sua parte di "hardware", ossia la nuova veste delle istituzioni, sia nel "software", nel modo di partecipare di ong, istituzioni e terzo settore. Lo afferma il viceministro con delega alla Cooperazione internazionale Lapo Pistelli, all'apertura del convegno "Cooperare per crescere, la nuova legge sulla cooperazione per lo sviluppo", all'università Cattolica.

Il traguardo più vicino è quello della costituzione del Consiglio nazionale della cooperazione. Il viceministro Pistelli lo definisce "un parlamentino a cui siederanno circa una quarantina di attori della cooperazione". Sarà uno degli organismi a cui sarà affidato il compito di dare una direzione coerente agli sforzi nell'aiuto umanitario dell'Italia. Accanto al Consiglio, la figura, resa obbligatoria dalla legge 125, mentre fino ad oggi è stata opzionale, del viceministro con delega alla Cooperazione. A lui il compito di dire no, quando una politica del ministero degli Esteri è in contrasto con la cooperazione internazionale. Un cambiamento che impone un'aggiunta al nome del "vecchio" Mae, che diventerà Maeci, Ministero affari esteri e cooperazione internazionale. Pistelli rivendica poi la scelta di costituire un'agenzia per la cooperazione: un corpo costituito da esperti che procede per un suo cammino, senza dipendere dal mandato politico. L'agenzia è l'unico modo per pesare a livello internazionale: oggi su 128 Programmi Paese di cooperazione internazionale che ci sono in Europa, 60 vedono la Germania come capofila. "Perché sono più bravi? - si chiede Pistelli – No, perché hanno uno strumento adeguato. Ora l'abbiamo anche noi".

Resta aperta la questione finanziamenti. Il piatto continua a piangere. Lo standard internazionale è mettere lo 0,7% del Pil per la cooperazione. L'Italia oggi è allo 0,17 e il record positivo nella sua storia è lo 0,41%. Troppo poco. Obiettivo della legge è invece creare un canale di finanziamento costante e sicuro, che lega la cooperazione alla Cassa depositi e prestiti, che nell'ottica di Pistelli deve diventare "la banca della cooperazione", seguendo l'esempio di altri istituti di credito pubblici europei. Con la nascita dell'agenzia (in particolare con la scrittura del suo statuto) l'Italia dovrà ridefinire anche le proprie priorità: ad oggi i Paesi destinatari di aiuti in cima all'agenda sono 20, contro una media europea di 9-10. Prima della nuova legge erano 34. Si dovranno anche limitare gli interventi a tre aree, "altrimenti si rischia di non incidere", afferma Pistelli.

"Il 2015 sarà un anno chiave per la cooperazione, visto che ci sono tre appuntamenti che cambieranno il panorama", afferma Pistelli. Il riferimento è ai vertici internazionali di New York, Addis Abeba e Parigi, a cui si aggiunge anche l'Expo di Milano. A settembre 2015 al Palazzo di vetro dell'Onu a New York "si scriverà la nuova grammatica della cooperazione internazionale. Attenzione a non farla diventare un'enciclopedia", avverte Pistelli. A New York, infatti, i principali attori internazionali disegneranno un nuovo orizzonte da porre a tutta la comunità dopo gli obiettivi del Millennio. Rispetto a questi, dice il viceministro, ci sarà un'ambizione anche maggiore: quella di sradicare del tutto la povertà.

"Un'agenda così universale – ammette Pistelli – è al limite del velleitario. Ma è importante porre una stella di riferimento così in alto e che sia comune a tutti". Prima di New York, a luglio, ci sarà il vertice di Addis Abeba, in cui si discuterà della "finanza per lo sviluppo", cioè, afferma Pistelli, "con quali mezzi finanziari vogliamo raggiungere gli obiettivi che saranno poi stabiliti a New York. L'appuntamento di Parigi invece sarà dedicato al cambiamento climatico, letto come una delle cause dei conflitti mondiali in corso. (lb)

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