22 dicembre 2016 ore: 14:10
Economia

Coperte, sacchi a pelo e cibo per i senza dimora: i numeri della solidarietà a Roma

Durante la presentazione della guida per i senza dimora, il presidente della Comunità di Sant’Egidio Impagliazzo ha presentato i numeri su chi aiuta i poveri. Ogni settimana vengono distribuite cinque tonnellate di cibo a chi ne ha bisogno. "Non ci sono scorciatoie per uscire dalla crisi. Si supera solo insieme”
Senza dimora dorme sullo stipite di una porta

ROMA - “Non ci sono scorciatoie per uscire dalla crisi. Si supera solo insieme”. Il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo ha presentato questa mattina a Roma la guida per i senza dimora che raccoglie tutti gli indirizzi utili. Un’occasione per riflettere sulla crisi economica che ha colpito soprattutto le famiglie numerose. “Tutti i giorni siamo in strada e vediamo che la povertà colpisce soprattutto le persone con tanti figli, dai tre in su. Il Piano contro la povertà del governo Renzi ha riguardato solo chi aveva dei redditi molto bassi. Noi vogliamo che questo sostegno sia allargato anche a chi è in povertà relativa”.

Nel 2016 a Roma sono stati distribuite cinque tonnellate di generi alimentari e tre tonnellate di abiti a settimana. Durante tutto l’anno le coperte e i sacchi a pelo donati sono stati 21.000, 11.500 i prodotti per l’igiene personali e 40.000 i pacchi alimentari portati nei centri. Le cene servite per strada in 21 quartieri di Roma e in cinque comuni della provincia (Civitvecchia, Fiumicino, Nettuno, Santa Marinella, Tivoli) in anno sono state 112.000. Nella mensa della Comunità di Sant’Egidio in via Dandolo 5.100 volontari hanno offerto 92.000 pasti.

Un altro punto critico per la città di Roma sono i campi rom. “È una realtà che ancora non è stata superata: in questi luoghi si vive in una condizione di estrema povertà. Nell’ultimo periodo, però, abbiamo registrato la volontà di alcune famiglie rom di trovare una soluzione fuori dai campi”.

Ma la vera emergenza nella Capitale è la difficoltà di trovare una casa. “Ci sono 26.000 domande per avere la casa popolare ma gli alloggi che il Comune può mettere a disposizione sono inferiori. Pagare un affitto di 700-800 euro per molte persone è impossibile. Così finiscono in strada o vivono in appartamenti sovraffollati con minori e in situazioni di promiscuità”, ha continuato Impagliazzo.

Dalla povertà non si esce senza un lavoro. “La proposta del reddito di cittadinanza è accettabile solo se la persona segue un programma di inserimento al lavoro altrimenti è umiliante. Chiediamo contributi maggiori per i minori e misure universali per tutelare le categorie più deboli e i poveri cronici”. 

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