20 marzo 2020 ore: 17:57
Immigrazione

Coronavirus,“Agire subito per tutelare la salute dei migranti nei ghetti”

Le associazioni, insieme ai sindacati hanno scritto una lettere appello alle istituzioni chiedendo un intervento immediato: "Covid19 è una spada di Damocle sulla testa di persone che vivono in condizioni insalubri"
Caporalato, sfruttamento agricoltura, bracciante curvo su campo
ROMA - Le condizioni dei braccianti che oggi raccolgono i prodotti destinati alle nostre tavole sono spesso inaccettabili. Lo hanno dimostrato diverse inchieste giornalistiche e giudiziarie. Le baraccopoli in cui sono costretti a vivere sono luoghi insalubri e indecenti. Il rischio che il Covid-19 arrivi in quegli aggregati, tramutandoli in focolai della pandemia, è motivo di fondata apprensione. Per questo le associaizoni, insieme ai sindacati hanno scritto una lettere appello alle istituzioni chiedendo maggiori tutele. Tra i primi firmatari ci sono l’associazione Terra!, insieme alla Flai Cgil, Oxfam, Da Sud, A Buon diritto, Magistratura democratica e Libera.

“Nella miseria dei ghetti, la cui ubicazione si incardina sempre nei distretti a forte vocazione agricola, il quotidiano degli immigrati è scandito da immutata cadenza nonostante la spada di Damocle rappresentata dal Covid-19. Molti di loro sono impiegati nel settore agricolo, più che mai indispensabile per la sicurezza alimentare della cittadinanza e la tenuta collettiva - si legge nella lettera -. L'Italia è alle prese con una grave emergenza sanitaria. La pandemia di Covid- 19 mette a dura prova la nazione il Paese, l’Europa e il pianeta nel suo complesso. Una drammatica situazione che richiede un impegno straordinario ad ogni livello della società, dalle istituzioni ai singoli. Oggi abbiamo più che mai bisogno tutti di fare riferimento ai principi di giustizia sociale e solidarietà insiti nella Costituzione per fare fronte a una minaccia inedita”.

I rappresentanti dei sindacati, le organizzazioni del terzo settore impegnate nel campo dell'ecologia, della tutela dei diritti umani, sociali e civili, esprimono quindi profonda inquietudine e sentimenti di estrema preoccupazione per le migliaia di lavoratori stranieri che abitano nei tanti ghetti e accampamenti di fortuna sorti nel nostro Paese. “Le richieste di restare a casa o lavarsi le mani, rivolte alla comunità nazionale da tutti gli organi istituzionali e d'informazione, per loro sembrano chimere - continua l’appello -. Sopravvivono in immense distese di catapecchie senza acqua né servizi igienici. I ragguardevoli provvedimenti assunti dal Governo per l’emergenza coronavirus non prendono in considerazione queste realtà. A fronte dell'impegno delle organizzazioni che continuano ad operare sul campo, non ci risulta da parte degli organi istituzionali alcun intervento specifico di prevenzione in questi contesti altamente a rischio. Una allarmante discrasia che richiede correttivi istituzionali immediati in una cornice di monitoraggio preventivo nonché di presa in carico degli eventuali casi di Covid-19, in ossequio al principio costituzionale della tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”.

Per i promotori della lettera, i Prefetti, alla luce degli ulteriori poteri loro conferiti dal Dpcm del 09 marzo, potrebbero assumere autonomamente iniziative o adottare disposizioni volte alla messa in sicurezza dei migranti e richiedenti asilo presenti sul territorio, mediante l’allestimento e/o la requisizione di immobili a fini di sistemazione alloggiativa. “Le risorse necessarie per gli eventuali interventi di rifacimento e adeguamento degli immobili requisiti potrebbero essere attinte dalla dotazione del Piano Triennale contro lo sfruttamento e il caporalato - dicono -. Infine, non si può dimenticare il settore agricolo già morso dalla crisi, che oggi in più patisce la carenza di lavoratori agricoli in alcune aree del Paese in ragione dell’interruzione dei flussi di manodopera dai Paesi dell’Est Europa. A causa del Covid-19 si è verificato infatti un rientro massivo da parte di lavoratori agricoli immigrati da Romania e Bulgaria mentre gli arrivi previsti dalla Polonia si sono azzerati”. In questo caso i lavoratori extracomunitari che si trovano in condizione di irregolarità potrebbero tamponare questo vuoto, ma occorre garantire loro i diritti fondamentali. “Molti stranieri si trovano oggi in condizioni di irregolarità acuite dai decreti sicurezza e non vanno in cerca di lavoro per timore di essere fermate ai posti di blocco - sottolinea la lettera -. Diventa quindi fondamentale una regolarizzazione per far emergere chi è costretto a vivere e lavorare in condizioni di irregolarità. Sarebbe una misura di equità e di salvaguardia dell’interesse nazionale, in questa difficile fase in cui un eventuale pregiudizio all’agricoltura, nella sua funzione tutelare della sicurezza alimentare della comunità nazionale, sarebbe drammaticamente deleterio. Questo però non dev'essere uno strumento per rifornire il settore primario di lavoro a buon mercato in un momento di shock economico. È necessario inoltre rafforzare le misure di contrasto al lavoro nero e favorire l'assunzione di chi sta lavorando in maniera irregolare. Servono soluzioni strutturali che, soprattutto in condizioni di eccezionalità, non possono attendere”.


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